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09 Dicembre 2022

Aperte le votazioni sul sito Fai per sostenere il Casino di caccia del duca a San Felice

Aperte le votazioni sul sito Fai per sostenere il Casino di caccia del duca a San Felice, oggi conosciuto come Villa Ferri. E’ bandita la nuova edizione de “I luoghi del cuore del Fai”. Si può quindi tornare a votare il Casino di caccia del Duca che l‘anno scorso vide il l’edificio sanfeliciano arrivare primo tra i modenesi.

Le votazioni sono aperte fino al 15 dicembre: vai il sito dove si può votare

LA STORIA DELL’EDIFICIO

Trattasi dell’ex casino di caccia dei duchi Francesco IV e Francesco V d’Austria Este. La facciata del Casino di caccia che fu proprietà degli ultimi duchi di Modena, si impone con il suo aspetto austero a chi imbocchi via Risorgimento in pieno centro storico a San Felice sul Panaro.Pochi immaginano tuttavia che proprio questa facciata, progettata in rigoroso stile neoclassico e di colorito rossastro ormai sbiadito, un poco nascosta dietro la vegetazione lussureggiante del giardino abbandonato, sia in realtà la facciata retrostante dell’edificio. Infatti il prospetto che volge a sud e che è possibile ammirare per mezzo di un passaggio pedonale aperto dietro la villa costituiva il reale punto di accesso del Casino a cui si giungeva da un viale scenografico di ben 800 metri; un’idea ancien regime, quella del Duca di Modena Francesco IV, che negli intenti non voleva avere alcun tipo di contatto, neanche visivo, col paese, tanto da far “voltare le spalle” alla sua residenza di caccia rispetto alle case degli abitanti.

Ma perché un Casino di caccia a San Felice?

Nei pressi dell’abitato esisteva, fin dal medioevo, un bosco, detto della Saliceta, che dal XV secolo era proprietà esclusiva della casata estense; Francesco IV, penultimo Duca di Modena, per controllare questo bosco, un bene da sfruttare per il legname e la selvaggina oltre che intrattenimento per le battute di caccia, e l’ampia tenuta agricola annessa voleva trovare un edificio non troppo inserito nel centro abitato e che permettesse un accesso diretto alla sua proprietà privata. La scelta cadde su di una villa con torre colombaia che venne acquistata nel 1822, mentre per il progetto di sistemazione il Duca incaricò l’ingegnere ducale Giacomo Parisi. I lavori iniziarono solo nel 1838 portando ad una rivoluzione completa dell’edificio originario, alla creazione del nuovo in stile rigorosamente neoclassico e all’erezione delle due ali di servizio che fiancheggiano la facciata principale a sud, concludendosi nel 1847, un anno dopo la morte del Duca: l’utilizzo del Casino venne quindi goduto dal figlio e successore Francesco V.

Il Casino non può essere paragonato ad altre ville di proprietà dei duchi di Modena, e questo aspetto ne fa un esemplare unico: non era infatti destinato alle vacanze della reale famiglia o ad accogliere personaggi illustri, non era assolutamente un posto per dame o bambini, ma solo per il Duca e per i suoi accompagnatori e per divertimenti maschili quali la caccia e il cavalcare.

Il Duca arrivava da Modena navigando il fiume Panaro fino a Camposanto e si fermava quanto bastava per una battuta di caccia e per informarsi dal suo fattore su come procedeva l’amministrazione della tenuta: lo stesso piano nobile del Casino non era arredato se non nei giorni di permanenza dello stesso signore. Questo spiega anche la necessità di non avere ambienti interni particolarmente lussuosi, tuttavia alcune stanze del piano nobile, che si dispongono intorno al salone centrale di forma ellissoidale, conservano ancora la decorazione originaria sobria e aggraziata, in cui si susseguono temi mitologici, celebrativi e legati al lavoro nei campi opera di due decoratori locali; era presente anche una cappelletta in marmo rosso dedicata a Sant’Antonio ( di Padova?) ora demolita.

Il 1859 segna la fine della reggenza di Francesco V sul Ducato di Modena annesso al Regno d’Italia e l’inizio di un lento e progressivo declino per il Casino di caccia e le sue tenute protrattosi fino ad oggi. Attualmente l’edificio è di proprietà privata.

 

Foto di Giorgio Bocchi

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