Proprietari che non stanno ricostruendo, la Regione ricorda ai Comuni: “Avete potere sostitutivo”
A dieci anni dal terremoto tantissimo è stato fatto, la ricostruzione è quasi completata: "Siamo al 95%, manca l'ultimo miglio", ha tirato una linea il presidente della Regione Stefano Bonaccini presentando i dati, giovedì mattina, alla conferenza stampa per il decennale. E quell'ultimo miglio è composto dai casi complessi, 494 progetti pubblici per le grandi opere pubbliche come i teatri, i municipi o le rocche, ma anche dalla chiese, che sono rimaste talmente indietro che la Curia ha dovuto mandare a casa i vecchi tecnici e trovarne, a marzo di quest'anno, di nuovi per iniziare finalmente la ricostruzione di quanto manca ad esempio Gavello, Mortizzuolo, San Giacomo Roncole, San Marino Spino e San Martino Carano.
Ma soprattutto, tra quei 1.100 cantieri privati da terminare ci sono anche i casi di abitazioni privati in cui i proprietari non vogliono procedere alla ristrutturazione: non hanno proprio iniziato.
A lanciare l'allarme sono i sindaci, che una volta al mese da dieci anni a questa parte, si incontrano con la Regione per condividere, suggerire e correggere insieme la rotta della ricostruzione: ci sono cittadini che la loro proprietà terremotata non la vogliono rimettere a nuovo.
Non che manchino i soldi: a loro come a tante altre famiglie viene riconosciuto fino all'80% delle spese di ristrutturazione. I problemi possono essere vari: si può trattare di case e palazzine con molti proprietari che non si mettono d'accordo su cosa fare e come farlo, ci può essere un erede irraggiungibile all'estero, chi ritiene che l'indennizzo sia troppo basso e non ha intenzione - pur avendone la possibilità - di tirare fuori un centesimo di tasca propria e se ne frega perché tanto vive altrove.
Il problema diventa un grosso problema se questi immobili si trovano nelle piazze pubbliche o nei centri dei paesi che si stanno rimettendo a nuovo. Quelle case diroccate, abbandonante alle intemperie, sono un pugno nell'occhio per gli altri e diventano covo di topi, piccioni e ogni sorta di animali. Per non parlare dei rischi legati a strutture messe in sicurezza ben dieci anni fa.
E cosa si può fare? La Regione ha le idee chiare in proposito. Il 31 dicembre 2022 scadrà lo stato di emergenza e con esso tutta una serie di misure, come l'assegnazione di nuovi fondi per la ricostruzione. Se lo stato di emergenza verrà prorogato in forma diversa, sarà per agevolare i percorsi burocratici per portare a termine quanto iniziato, non per aprire pratiche nuove. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. E chi non ha voluto ricostruire, resterà al palo.
Possono anche intervenire i Comuni. Le leggi - hanno ricordato dalla Regione - sono chiare: quando un privato ha un bene e non vuole o non può recuperalo se l'immobile arreca danno ad altri esiste il tribunale civile, e se i sindaci valutano che ne sussistono le condizioni, si possono prevedere interventi come la confisca o l'esproprio.
Da dieci anni le amministrazioni sono in prima linea sui casi come questi, i sindaci con fatica provano a ricomporre le situazioni problematiche e provarci per dieci anni è ora considerato sufficiente. Bisogna prendere in mano la situazione per restituire decoro e bellezza alla nostra Bassa.
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