Da Gorghetto ad Alice Neri, i delitti che hanno sconvolto la Bassa prima dell’orrore di Mirandola
MIRANDOLA – Due coniugi uccisi e decapitati nella propria abitazione, una famiglia distrutta, una città sconvolta. Il duplice omicidio di Vincenza Giannini e Pietro Ferdinando Casari, scoperto giovedì 15 ottobre nella casa di via Imperiale a Mirandola, è destinato a lasciare una traccia profonda nella memoria della Bassa modenese. Una violenza tanto estrema da apparire quasi inconcepibile, consumata non in un luogo isolato dal mondo, ma in un piccolo nucleo di abitazioni alle porte della città.
Non è la prima volta, però, che il territorio si trova a fare i conti con delitti capaci di sconvolgere un'intera comunità. Ci sono storie che, anche a distanza di molti anni, continuano a essere ricordate attraverso il nome delle vittime, il luogo del ritrovamento dei corpi, una casa, una strada, un'automobile incendiata.
Sono vicende profondamente diverse, senza collegamenti investigativi tra loro, ma che hanno segnato la cronaca della Bassa modenese e, in alcuni casi, dell'intero Paese.
Gorghetto di Bomporto, madre e figlia uccise nella loro casa
Il 18 maggio 2015, a Gorghetto di Bomporto, vengono trovati i corpi di Francesca Marchi, 52 anni, insegnante di scuola materna a Carpi, e dell'anziana madre Irene Tabarroni, 92 anni.
A ucciderle è Francesco Grieco, marito di Francesca e genero di Irene. Dopo un lungo interrogatorio l'uomo confessa il duplice omicidio.
Le indagini ricostruiscono una sequenza particolarmente drammatica. Grieco aveva soffocato la moglie e, diverse ore dopo, aveva ucciso a martellate anche la suocera, costretta a letto, che continuava a chiedere dove fosse finita la figlia.
Due delitti consumati nello stesso ambiente domestico, a distanza di ore, all'interno di una famiglia.
Nel 2016 Grieco viene condannato a vent'anni di reclusione con rito abbreviato. La condanna viene confermata dalla Corte d'Appello di Bologna nel maggio 2017.
La vicenda sconvolge Bomporto e l'intera provincia, anche per la difficoltà di comprendere una violenza maturata all'interno di rapporti familiari apparentemente ordinari.
San Felice sul Panaro, il fuoco per costringere la vicina a uscire di casa
Il 1° giugno 2016 è San Felice sul Panaro a vivere una delle pagine più drammatiche della propria cronaca.
In una palazzina di via Perossaro, nei pressi della stazione ferroviaria, viene uccisa Kamaljit Kaur, una donna di origine indiana di circa sessant'anni, che viveva nell'edificio insieme ai familiari.
A provocarne la morte è Enrico Guerzoni, un vicino di casa con il quale, secondo le ricostruzioni investigative, esistevano da tempo contrasti condominiali.
L'uomo appicca un incendio nella palazzina, costringendo gli abitanti a uscire. La donna viene aggredita e uccisa nel cortile dell'edificio, mentre le fiamme danneggiano gravemente la struttura.
Nella tragedia rischiano di essere coinvolte anche altre persone, tra cui un bambino molto piccolo, soccorso dopo aver respirato il fumo dell'incendio.
Dopo l'aggressione Guerzoni si spara alla testa. Ricoverato in condizioni gravissime, muore circa un mese dopo.
Il delitto sconvolge San Felice, anche perché avviene in un contesto nel quale le tensioni tra vicini erano conosciute, ma nessuno poteva immaginare un epilogo di quella violenza.
Alice Neri, l'auto incendiata nelle campagne di Concordia
Il 18 novembre 2022 il corpo di Alice Neri, 32 anni, residente a Ravarino e madre di una bambina, viene trovato nel bagagliaio della sua automobile incendiata nelle campagne di Fossa di Concordia.
La giovane donna era stata uccisa con diverse coltellate. L'incendio dell'automobile aveva poi reso ancora più drammatica la scoperta.
Il caso assume rapidamente una dimensione nazionale. Le indagini si concentrano sugli ultimi spostamenti di Alice, sulle persone incontrate nelle ore precedenti e sugli elementi raccolti dagli investigatori.
Per il femminicidio viene processato Mohamed Gaaloul, condannato in primo grado a trent'anni di carcere nel luglio 2025.
La difesa ha presentato appello e la prima udienza del giudizio di secondo grado è fissata per il 12 novembre 2026 davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Bologna.
La morte di Alice Neri è diventata una delle vicende più dolorose della storia recente della Bassa modenese. Una storia che continua a essere seguita con attenzione anche per i suoi sviluppi giudiziari.
Anna Sviridenko, la dottoressa uccisa durante una difficile separazione
Nel giugno 2024 un altro femminicidio sconvolge il territorio modenese, con un legame diretto anche con San Felice sul Panaro.
Anna Sviridenko, medico di 40 anni e madre di due bambini, viene uccisa dall'ex marito Andrea Paltrinieri, mentre tra i due è in corso una controversia giudiziaria sull'affidamento dei figli.
È lo stesso uomo a presentarsi al comando provinciale dei carabinieri di Modena con il corpo della donna nel proprio furgone.
Anna, che aveva lavorato tra l'Italia e l'Austria, era una professionista e una madre impegnata a costruire il futuro dei propri figli.
Il femminicidio suscita dolore e indignazione, riportando al centro dell'attenzione il tema della violenza contro le donne nelle relazioni familiari e nelle separazioni conflittuali.
Mirandola, un'altra tragedia dentro una famiglia
Ora a questi nomi si aggiungono quelli di Vincenza Giannini e Pietro Ferdinando Casari.
Lei aveva 74 anni, era originaria di Bovino, in provincia di Foggia, e aveva lavorato per molti anni alla Haemotronic di Medolla. Lui era originario di San Felice sul Panaro e aveva trascorso la propria vita lavorativa nel settore biomedicale.
Entrambi provenivano da precedenti matrimoni. Avevano costruito una nuova famiglia insieme, cresciuto i figli, attraversato il terremoto del 2012 e condiviso gli anni della maturità e della pensione.
Giovedì 15 ottobre sono stati trovati uccisi e decapitati nella loro abitazione di via Imperiale. Per il duplice omicidio è stato fermato Daniele Tavoni, 55 anni, figlio di Vincenza, gravemente indiziato dell'uccisione della madre e del patrigno. La sua responsabilità penale dovrà essere accertata dalla magistratura.
Le indagini stanno cercando di ricostruire la dinamica di una violenza estrema, i rapporti familiari e il possibile movente.
La memoria dei luoghi e delle persone
Ogni delitto ha una storia diversa. Differenti sono i contesti, le responsabilità, i moventi, le vicende giudiziarie. Sarebbe sbagliato cercare una spiegazione comune a tragedie che non hanno legami tra loro.
Eppure, nella memoria delle comunità, queste storie finiscono per essere associate ai luoghi in cui sono accadute.
Gorghetto di Bomporto, via Perossaro a San Felice, le campagne di Fossa di Concordia, la casa di via Imperiale a Mirandola.
Luoghi normali, attraversati ogni giorno da persone che lavorano, accompagnano i figli a scuola, fanno la spesa, coltivano il proprio giardino, vivono gli affetti familiari.
È forse questo l'aspetto più difficile da accettare: la violenza che irrompe nella quotidianità, trasformando una casa o una strada familiare in un luogo che per anni continuerà a essere associato a una tragedia.
E dietro ogni luogo rimane un nome. Quello delle persone uccise, delle vite interrotte, delle famiglie che non saranno più le stesse.
Anche per Mirandola, da giovedì 15 ottobre, sarà così.
- Daniele Tavoni era stato in cura per la salute mentale: le preoccupazioni della madre e le tensioni familiari
- Nadia Ganzerli ricorda Vincenza: insieme erano sopravvissute al terremoto della Haemotronic
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- Sono Pietro Casari e Vincenza Giannini le due vittime
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