Mirandola, Daniele Tavoni era stato in cura per la salute mentale: le preoccupazioni della madre e le tensioni familiari
MIRANDOLA – «Sua mamma Vincenza lo amava molto e lui amava la Vincenza, vivevano in simbiosi». È una delle dichiarazioni più significative di Nadia Ganzerli, amica di Vincenza Giannini, la donna di 74 anni uccisa insieme al marito Pietro Ferdinando Casari nella loro abitazione di via Imperiale a Mirandola.
Un rapporto strettissimo, quello tra madre e figlio, nel quale convivevano l'affetto e le preoccupazioni per il futuro di Daniele Tavoni, 55 anni, ora sottoposto a fermo perché gravemente indiziato del duplice omicidio.
Nadia conosceva Vincenza da molti anni. Avevano lavorato insieme alla Haemotronic di Medolla, condividendo anche la drammatica esperienza del terremoto del 2012. La loro amicizia era continuata nel tempo e Vincenza le confidava anche le proprie preoccupazioni familiari.
Secondo quanto emerge dalle testimonianze, Daniele non aveva raggiunto una stabilità lavorativa. Avrebbe svolto occupazioni saltuarie e la sua situazione era motivo di apprensione per la madre. Anche i rapporti con il patrigno, Pietro Casari, sarebbero stati segnati da discussioni. Le tensioni economiche vengono citate nelle ricostruzioni pubblicate da diversi organi di informazione.
Secondo quanto riportato dall'ANSA, in passato tra il 55enne e i due coniugi ci sarebbero state liti per motivi di denaro. Ma il quadro raccontato da Nadia è più complesso di quello di una famiglia attraversata soltanto dai conflitti. Vincenza, spiega l'amica, era molto legata al figlio e il sentimento era ricambiato. Un rapporto che lei stessa definisce simbiotico, pur riconoscendo che in famiglia non mancavano le discussioni.
La conversazione sulla pensione e sulla liquidità
Nadia Ganzerli ha raccontato a SulPanaro anche una conversazione avuta con Vincenza a proposito del denaro. Le due donne avevano parlato delle diverse possibilità per ottenere liquidità e, tra queste, era stata presa in considerazione anche la cessione del quinto della pensione. Questo particolare non significa che Vincenza si trovasse in difficoltà economiche o avesse debiti. Il discorso riguardava anche la possibilità, comune a molte persone che hanno accumulato risparmi nel tempo, di avere denaro investito e non immediatamente disponibile, valutando quindi strumenti alternativi al disinvestimento. Non sappiamo se Vincenza avesse effettivamente necessità di ottenere liquidità, per quale ragione o se avesse poi deciso di ricorrere a un finanziamento. Né ci sono elementi per collegare direttamente questa conversazione alle tensioni familiari o al duplice omicidio.
Una fragilità di provenienza lontana
Nel racconto delle persone che conoscevano la famiglia emergono anche alcuni aspetti delicati del passato di Daniele Tavoni. Nadia Ganzerli ha fatto riferimento a precedenti momenti di fragilità personale, per i quali, secondo la sua testimonianza, si sarebbe reso necessario anche un intervento sanitario. Sullo sfondo c'è inoltre la figura del padre biologico, oggi deceduto, che secondo alcune testimonianze avrebbe avuto una storia giudiziaria complessa.
Un altro elemento emerge ora sul passato di Daniele Tavoni. Secondo quanto appreso dall'ANSA, il 55enne aveva avuto contatti con i servizi di salute mentale nell'ambito di un percorso di cura risalente a oltre dieci anni fa. L'ultima visita risulterebbe effettuata nel 2019, mentre attualmente l'uomo non risulta in carico ai servizi di salute mentale di Modena.
La notizia si aggiunge alle testimonianze raccolte da SulPanaro. Nadia Ganzerli, amica di Vincenza Giannini, aveva infatti raccontato di precedenti momenti di fragilità personale di Daniele, facendo riferimento anche a un presunto trattamento sanitario obbligatorio. Quest'ultima circostanza non trova però conferma nelle informazioni diffuse finora.
Anche la sindaca di Mirandola, Letizia Budri, aveva precisato che Tavoni non risultava in carico ai servizi sociali comunali e che erano in corso verifiche con l'Ausl.
Resta importante distinguere l'esistenza di un precedente percorso di assistenza sanitaria dalle cause del delitto: non sono emersi elementi che consentano di stabilire un collegamento tra le due circostanze.
Due figli, due percorsi diversi
La famiglia di Vincenza e Pietro si era formata diversi decenni fa .Quando si erano conosciuti erano giovani, entrambi provenivano da precedenti matrimoni ed entrambi avevano già un figlio. Avevano costruito una nuova vita insieme, crescendo i due ragazzi senza avere figli in comune. I dure ragazzi avevano seguito percorsi differenti. Il figlio di Pietro era stato un ragazzo studioso e diligente, aveva conseguito la laurea e raggiunto da tempo una propria autonomia economica. Daniele, invece, continuava a incontrare difficoltà nel trovare una stabilità professionale. Un contrasto tra percorsi di vita che emerge dai racconti raccolti sul territorio, ma sul quale non è possibile costruire spiegazioni del delitto. Anche Pietro, ormai anziano, aveva attraversato alcuni problemi di salute, dai quali si era progressivamente ripreso.
Una tragedia che nessuno immaginava
Nadia racconta dunque una famiglia nella quale esistevano preoccupazioni e discussioni, ma anche un legame affettivo molto forte tra Vincenza e il figlio. È proprio questa compresenza di amore e tensioni a rendere ancora più difficile comprendere quanto sia accaduto.
Giovedì 15 ottobre Vincenza Giannini e Pietro Ferdinando Casari sono stati trovati uccisi e decapitati nella loro abitazione. Daniele Tavoni viveva in una casa adiacente, dove gli investigatori hanno rinvenuto strumenti con tracce di sangue. Spetterà alle indagini stabilire il movente e ricostruire le responsabilità del delitto. Lui lo si vedeva andare in giro a parlare da solo, alzava anche la voce ogni tanto. Segnali di disagio colti da tanti, ma che mai avrebbero fatto presagire l'orrore.
Le difficoltà economiche e le discussioni familiari, pur presenti nelle testimonianze, non sono sufficienti da sole a spiegare una violenza tanto estrema. Restano le parole di Nadia, che raccontano un rapporto tra madre e figlio profondamente stretto, all'interno di una storia familiare molto più articolata di quanto possa apparire dalle prime cronache.
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