Non una mannaia, ma coltelli: trovate le armi utilizzate per il duplice omicidio a Mirandola
MIRANDOLA - Per uccidere e decapitare i due coniugi trovati senza vita in un'abitazione di Mirandola, Vincenza Giannini e Pietro Ferdinando Casari, non sarebbe stata utilizzata una mannaia, come inizialmente si sospettava, bensì una serie di "strumenti" (così sono stati definiti dalla Procura nella nota che ha fatto seguito al fermo del figlio della donna, principale indiziato per il duplice omicidio), presumibilmente armi bianche e quindi coltelli, che sono stati rinvenuti dagli inquirenti proprio nell'abitazione del figlio di Vincenza Giannini, Daniele Tavoni, interrogato già nelle ore successive al ritrovamento dei due cadaveri e ora sottoposto a fermo.
Gli "strumenti" utilizzati per il duplice omicidio sono stati ritrovati sporchi di sangue nell'abitazione del figlio della donna, mentre i cadaveri decapitati e le teste dei due coniugi sono stati rinvenuti nel loro appartamento. Nelle prossime la Procura provvederà a richiedere al GIP la convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare ritenuta idonea nei confronti di Daniele Tavoni.
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