Marino Golinelli per San Felice, un ricordo mai sbiadito. “Vengo da una famiglia contadina di San Felice sul Panaro, i miei raccoglievano il latte e le uova, vivevo in mezzo alle mucche. Chi ha avuto fortuna come me – ho avuto anche un po’ di merito, così come i miei collaboratori – desidera ridare alla società una parte di quella fortuna“. Ragionava così Marino Golinelli, l’imprenditore milionario e filantropo di San Felice sul Panaro scomparso sabato a Bologna.

Marino Golinelli per San Felice ha fatto tanto

Pur con l’avanzare dell’età e ormai da sempre di stanza a Bologna, mai ha dimenticatole sue origini. Qui nella Bassa ci tornava privatamente, per portare dei fiori al cimitero dove riposano i genitori o per venire a trovare una delle sue nipoti, la signora Mariangela (figlia del fratello veterinario Giuseppe) che ancora vive qui con la sua famiglia e altri parenti rimasti in zona, ma anche in veste ufficiale.

A San Felice

A Mortizzuolo, ad esempio, ha finanziato la ricostruzione post sisma dell’asilo locale. Ma l’ultima volta che è stato visto qui è stata per l’inaugurazione del Centro Diurno socio-riabilitativo per persone con disabilità di via Garibaldi, proprio a San Felice sul Panaro. Golinelli vi aveva contribuito in duplice veste, sia con la fondazione sia con la sua azienda. Era l’ottobre 2015. Nell’occasione, in macchina, fece un giro del paese con visita alle scuole appena ricostruite.
Poi non venne più, se non per la breve cerimonia per il conferimento della cittadinanza onoraria che era stata proposta dal Consiglio Comunale a dicembre 2015, avvenuta durante il concerto di Spira Mirabilis al pala Round.

A Mortizzuolo

Ma anche se non veniva più qui di persona, l’attenzione per la sua terra non è mai venuta meno.
In piena pandemia, ad esempio, si è premurato di donare 100 mila euro all’Ausl di Mdena- Golinelli, insieme alla moglie Paola, ha voluto sostenere – nell’anno del proprio centenario – le strutture sanitarie e le relative strumentazioni, i medici e il personale infermieristico che ogni giorno assistevano i contagiati da COVID-19.
E ancora: donò al Comune di San Felice sul Panaro 20 mila euro destinati ad acquistare mascherine da distribuire gratuitamente ai cittadini.
Queste le opere note. Tanti altri aiuti sono aiuti sono arrivati con la Fondazione Golinelli, sorta nel 1988 per offrire a studenti e insegnanti progetti educativi e formativi che, integrando l’istruzione scolastica con la sperimentazione sul campo, l’introduzione al mondo del lavoro e l’educazione all’imprenditorialità, hanno l’obiettivo di aiutare i giovani a far emergere i propri talenti, rendendoli protagonisti attivi dello sviluppo culturale e scientifico del Paese.
https://youtu.be/eW5qsax1N-g

I ricordi nella Bassa

Nei suoi ricordi la Bassa è “un paese allora animato da figure di contadini e artigiani, i tempi difficili della mia infanzia, della scuola, del duro lavoro dei miei genitori».
La sua era una famiglia contadina come tante, in un contesto rurale che definiva “modesto ma ricco di valori: grande
importanza ha sempre ricoperto il valore dell’istruzione, da cui l’impegno dei miei genitori a garantire un percorso educativo e di formazione completo a me e ai miei tre fratelli, negli anni della ricostruzione che seguirono il primo grande conflitto
mondiale“.
Della Bassa Golinelli ricorda l’infanzia a San Biagio in Padule, l’umile e dignitosa casa su via Imperiale, l’amico di Camposanto che divenne farmacista, il ponte sul Panaro, la parrocchia di Mortizzuolo, i compagni del liceo di Mirandola. Di quegli anni rammenta «le corse in bici e che non ero molto bravo negli studi». Più che al latino è interessato alle scienze, e lo capisce quando incappa in una citazione del fisico atomico Niels Bohr. Comprende cosa vuole fare nella vita: curare i malati. E farlo con le medicine.

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