Deborah Domaschio, la fisioterapista di Nonantola che riabilita i corpi delle persone… e i loro sogni
Di Francesca Monari
Deborah Domaschio, la fisioterapista che ha scelto di riabilitare i corpi delle persone
ma ancora prima i loro sogni
La 37enne nonantolana è fisioterapista dal 2008, è stata clown in corsia in Oncoematologia
Pediatrica e la prima ad aprire in zona una scuola di danza ‘inclusiva’ dedicata proprio ai più
piccoli, dove ha insegnato per molti anni.
Ed è lei che ha dato vita a ‘Tu vai che puoi’. Un progetto nato per dare risposte adeguate al
bisogno umano e civile di un viaggio, di una visita, di svago o di meritato riposo alle persone
con una disabilità. “Con le giuste strategie si può andare ovunque. Il mondo può essere
davvero alla portata di tutti” - spiega con convinzione.
Un’esigenza talmente urgente la sua che l’ha spinta a lasciare il ruolo di fisioterapista prima
e di coordinatrice poi, che ricopriva ormai da diversi anni in Ospedale per dedicarsi anima e
cuore alla sua realizzazione. Progetto in cui è presente anche Matteo, compagno di vita
nonché collega e padre dei suoi due bimbi…anzi tre perché in casa Fraggieri ce n’è un terzo
il cui arrivo è atteso per la prossima primavera!
Un’impresa la loro che nelle scorse settimane si è classificata al terzo posto del contest
“Cambiamenti”, un’iniziativa di CNA nata per supportare delle neonate e virtuose realtà nella
crescita.
Un team multidisciplinare, quello coordinato da Deborah, composto da dodici persone che si
occupano di inclusione a tutto tondo. Fisioterapisti, dietisti e psicologi in grado di offrire tutta
la consulenza necessaria non solo ai privati ma anche ad alberghi e ad altre strutture
ricettive, per garantire un turismo inclusivo a chi ha una minorazione fisica.
“Ho scelto la fisioterapia perché mi piace abilitare le persone ad una nuova situazione: da
qui ri-abilitare. Amo offrire nuove strategie e nuove visioni perché la vita anche se ci
stravolge vale sempre la pena di essere vissuta. E ora con il mio progetto mi piace pensare
di riabilitare il futuro attraverso accessibilità ed inclusione” - conclude.


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