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24 Luglio 2026
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Chiusura inceneritore di via Cavazza a Modena, il Wwf chiede alla giunta cosa è stato fatto

MODENA - Pubblichiamo la nota di WWF Emilia Centrale sull'inceneritore di via Cavazza a Modena.

In occasione del 5 giugno 2026, Giornata Mondiale dell’Ambiente, il WWF Emilia Centrale – Gruppo di Modena, ricorda che sono trascorsi quasi dodici mesi dall’approvazione della mozione che impegnava la Giunta Comunale a chiedere formalmente alla Regione e ad ATERSIR la dismissione dell’impianto entro e non oltre il 2034. I dati 2025 di Arpae mostrano un inceneritore che brucia più rifiuti che
mai, e per lo più rifiuti altrui. È tempo di sapere se quegli impegni si sono tradotti in atti concreti.

Il conto alla rovescia è partito. Ma il Comune si è mosso?

Il 14 luglio 2025, con 14 voti favorevoli e 5 contrari, il Consiglio Comunale di Modena approvò la Mozione n. 2414/2025 che impegnava la Giunta Comunale a richiedere formalmente alla Regione Emilia-Romagna e ad ATERSIR che l’impianto di via Cavazza entri in dismissione il prima possibile, e comunque entro e non oltre il 2034.
Sul gruppo Facebook del WWF Emilia Centrale Gruppo di Modena è attivo un contatore alla rovescia che segna i giorni che mancano alla data limite. Al 5 giugno 2026 ne restano poco più di 3.100.

Quest’anno il Consiglio Comunale di Modena compie 80 anni. Sarebbe grave – e incompatibile con la sua storia istituzionale – che proprio in occasione del suo ottantesimo anniversario una mozione di così grande rilevanza per la salute dei cittadini, la tutela dell’ambiente e l’attuazione dell’economia circolare risultasse disattesa in tutto o in parte.

Cosa ha fatto concretamente il Comune di Modena in questi quasi dodici mesi?

La mozione, approvata con l’emendamento che rafforzava il punto 3 aggiungendo le parole “il prima possibile e comunque”, conteneva cinque impegni precisi. La Giunta Comunale avrebbe dovuto:
- promuovere ogni forma di iniziativa volta alla riduzione di rifiuti urbani e speciali prodotti nel Comune di Modena;
- coinvolgere tutti i Comuni della Provincia al fine di ampliare a tutto il territorio provinciale l’obiettivo e la richiesta di dismissione dell’impianto di via Cavazza attraverso la riduzione dei rifiuti di tutta la Provincia;
- richiedere formalmente alla Regione e ad ATERSIR che l’impianto modenese entri in dismissione il prima possibile e comunque entro e non oltre il 2034;
- predisporre un progetto informativo e didattico che documenti la storia dell’area impiantistica di via Cavazza (inceneritore) e Via Caruso (ex discarica);
- predisporre un percorso pubblico collegato alla chiusura dell’impianto di incenerimento che valorizzi i risultati raggiunti nella gestione del ciclo dei rifiuti e coinvolga cittadini e imprese che operano sul territorio per ridurre il proprio impatto ambientale e migliorare le performance di economia circolare.

Ad oggi il WWF non ha notizia di alcuna comunicazione formale inviata alla Regione né ad ATERSIR. Non risulta avviato alcun tavolo negoziale con Herambiente sul modello degli accordi già esistenti per Parma e Forlì. Non risulta istituito il Forum per l’Economia Circolare più volte evocato nel dibattito consiliare.


I dati 2025: l’impianto brucia di più, e sempre meno per i modenesi

I dati ufficiali Arpae 2025 non lasciano spazio a letture rassicuranti. Nel 2025 l’inceneritore di via Cavazza ha bruciato 196.179 tonnellate di rifiuti, in aumento rispetto alle 187.487 del 2024. Di queste, 110.902 tonnellate — il 57% del totale — sono rifiuti speciali provenienti da attività produttive spesso localizzate fuori provincia e fuori regione. I rifiuti urbani prodotti dalla provincia di Modena conferiti all’impianto ammontano a 59.112 tonnellate: meno di un terzo di quanto bruciato.

I cittadini modenesi si sono impegnati nella raccolta differenziata. L’inceneritore risponde bruciando più rifiuti degli altri. È un paradosso che non può essere ignorato.
Chi guadagna, chi paga, chi respira La normativa regionale vigente consente al gestore di applicare il prezzo di libero mercato per i rifiuti speciali, senza alcun tetto. Questo crea un incentivo strutturale
ad aumentare i conferimenti da fuori bacino: più rifiuti speciali si bruciano, più ricavi si generano. Nel frattempo, i cittadini finanziano attraverso la propria bolletta — oggi la Tariffa Corrispettiva Puntuale — l’indennizzo per disagio ambientale riconosciuto ai Comuni confinanti con l’impianto. Tra il 2020 e il 2024 tale indennizzo ha superato i 7,4 milioni di euro complessivi, di cui circa 2,6 milioni generati dalla combustione di rifiuti speciali provenienti da fuori bacino.

I modenesi pagano. I modenesi respirano. Herambiente incassa.

L’alternativa esiste: Parma, Forlì e Ravenna lo dimostrano.

Ravenna ha spento il suo inceneritore il 31 dicembre 2019, grazie alla volontà politica condivisa tra Regione, Comune ed Hera. Parma ha un accordo formale che fissa un tetto massimo alle tonnellate incenerite e vieta l’importazione di rifiuti da fuori regione. Forlì ha ridotto del 72% il rifiuto secco non riciclabile con il porta a porta integrale e opera in base a un accordo regionale vigente che limita
l'incenerimento a 120.000 tonnellate all'anno, con esclusività di accesso ai soli rifiuti urbani provenienti dalla regione e divieto di trattare rifiuti speciali.

Il confronto sui dati è impietoso. Secondo il report “Sotto il muro dei 100 kg: comuni verso rifiuti zero” della Rete Rifiuti Zero Emilia-Romagna (11ª edizione, dati 2023), il Comune di Modena si collocava al 194° posto su 330 comuni della regione con 261 kg/abitante di rifiuti non riciclati, contro i 136 kg di Forlì e i 165 kg di Parma — entrambe con raccolta porta a porta integrale e tariffa puntuale. Un divario reale, che
però i cittadini modenesi stanno rapidamente colmando: nei primi mesi del 2025 la produzione pro capite di indifferenziato nel Comune di Modena è già scesa a 44 kg/abitante su base annua, rispetto ai 70 kg del 2023. I cittadini stanno facendo la loro parte.

Il WWF esprime tuttavia una preoccupazione concreta per il futuro. Il miglioramento registrato era strettamente legato all’introduzione del sistema misto con raccolta stradale a sacco, che aveva prodotto risultati evidenti in termini di crescita della raccolta differenziata. Il recente ritorno ai cassonetti con apertura a tessera rischia di invertire questa tendenza positiva: un sistema che riduce il controllo individuale sui conferimenti tende storicamente a far risalire la quota di indifferenziato. Se questo scenario si verificasse, non solo verrebbero vanificati i progressi faticosamente raggiunti dai cittadini, ma si fornirebbe all’impianto di via Cavazza — e a chi ne difende la continuità operativa — un argomento in più per giustificarne il mantenimento in funzione. Sarebbe un passo indietro che il WWF non è disposto ad
accettare.

Le richieste del WWF

In questa Giornata Mondiale dell’Ambiente, il WWF Emilia Centrale chiede risposte concrete. 
Al Comune di Modena: ha trasmesso la richiesta formale alla Regione Emilia-Romagna e ad ATERSIR prevista dalla mozione approvata il 14 luglio 2025 per chiedere che l’impianto modenese entri in dismissione il prima possibile e comunque entro e non oltre il 2034? Se sì, con quali esiti? Se no, quando intende farlo?

Quali sono le iniziative promosse dal 14 luglio 2025 ad oggi volte alla riduzione di rifiuti urbani e speciali prodotti nel Comune di Modena?
Dal 14 luglio 2025 ad oggi il Comune di Modena ha iniziato a coinvolgere tutti i comuni della provincia al fine di ampliare a tutto il territorio provinciale l’obiettivo e la richiesta di dismissione dell’impianto di incenerimento di via Cavazza attraverso la riduzione dei rifiuti di tutta la provincia?

Dal 14 luglio 2025 ad oggi non risulta che sia stato predisposto un percorso pubblico collegato alla chiusura dell’impianto di incenerimento che avrebbe dovuto valorizzare i risultati raggiunti nella gestione del ciclo dei rifiuti. Questo percorso avrebbe altresì dovuto coinvolgere cittadini ed imprese che operano sul territorio per ridurre il proprio impatto ambientale e migliorare le performance di economia circolare.

Quando si intende iniziare con questo percorso partecipato di grande rilievo? Come WWF Gruppo di Modena daremo ampia e piena collaborazione.

Al Comune di Modena e alla Regione Emilia-Romagna: quando verrà avviata la negoziazione con Herambiente per un accordo di autolimitazione dell’impianto, con un tetto esplicito ai rifiuti speciali da fuori bacino e un percorso vincolante di riduzione progressiva?

Alla Regione Emilia-Romagna, in vista del Piano Regionale post-2027: il nuovo piano conterrà obiettivi vincolanti e calendarizzati di chiusura degli inceneritori della Regione, a partire da quello di Modena?

Il 2034 non è lontano e costruire le condizioni per arrivare a quella data con l’impianto effettivamente spento richiede decisioni e interventi urgenti.

“Nessuno si merita un inceneritore.” Il WWF Emilia Centrale lo dice da anni. Il Consiglio Comunale di Modena lo ha votato. Ora è il momento che la Giunta Comunale lo faccia.

 

 

Leggi anche: Inceneritore di Modena, l'assessore all'Ambiente: La chiusura entro il 2034 possibile con il contributo di tutti

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