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21 Marzo 2025
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Marta scienziata globetrotter a Milano: “Ragazze, inseguite i vostri sogni Stem”

(Adnkronos) - "Ho 9 anni e frequento la quarta elementare, il mio colore preferito è il verde e amo gli animali. Da grande voglio diventare una ricercatrice scientifica". Un ricordo di bambina, il primo legato alla scienza. A raccontarlo è Marta Kovatcheva, che oggi ha davvero realizzato il suo sogno confessato compilando a scuola lo spazio autobiografico 'About the Author' per l'unità di scrittura di libri. Quella bimba, nata a Sofia in Bulgaria e cresciuta a Toronto in Canada, adesso ha 35 anni, una laurea in Biologia molecolare conseguita all'Università di Toronto e un dottorato alla Gerstner Sloan Kettering Graduate School of Biomedical Sciences di New York, che le ha permesso di specializzarsi in Biologia del cancro. Nel suo percorso c'è una parentesi a Barcellona (Irb Barcelona) per il postdoc. Poi nel 2024 Marta si unisce all'Istituto di oncologia molecolare Ifom di Milano per avviare il suo gruppo di ricerca, il Laboratory of Cell Plasticity & Aging. Il suo messaggio alle ragazze è di "seguire le passioni" che hanno, spiega oggi in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. "Se non riesci a trovare il supporto e le opportunità nella tua città o nel tuo Paese - suggerisce dunque a un'aspirante 'camice rosa' - dovresti cercarle altrove. La scienza valorizza la mobilità, i visti accademici sono tra i più facili da ottenere e c'è letteralmente un mondo di opportunità là fuori". Secondo Marta, "questa Giornata è importante per ricordare alle donne e soprattutto alle ragazze che hanno un posto nella scienza, che il loro contributo è prezioso, che le Stem sono arricchite e avanzano con la loro presenza. Anche se la mia passione per la scienza era chiara fin da giovane, ho avuto delle difficoltà nel percorso per diventare scienziata. So anche che sono cresciuta in un Paese che valorizza il femminismo e offre molte opportunità alle donne, il che purtroppo non è ancora il caso in molte parti del mondo". Oggi che Marta è riuscita a diventare una donna Stem parla del valore della rappresentanza: "Vedere qualcuno che ti somiglia nei posti in cui vuoi arrivare è incredibilmente potente. Quando ero all'università, ricordo di aver avuto solo una docente donna. Quando ho iniziato il mio dottorato, il mio istituto aveva meno del 15% di docenti donne. Quando ho iniziato il post-dottorato, credo che ci fossero solo due gruppi guidati da donne in tutto l'istituto. Ovviamente queste statistiche non sono molto incoraggianti, soprattutto quando sappiamo che nelle scienze biologiche le donne sono più numerose degli uomini ai livelli di laurea e dottorato. La buona notizia è che sto già vedendo il cambiamento. Ho visto la proporzione di docenti donne crescere costantemente in tutte queste istituzioni. Per raggiungere una rappresentanza equa, credo che gli istituti e i dipartimenti debbano essere vigili nel garantire che siano guidati da persone che rispettano e valorizzano le donne nelle Stem e dobbiamo continuare a fare progressi nel supporto, inclusi asili nido in loco e un congedo parentale sufficiente e equivalente per padri e madri". A volte il punto è come ci si sente e Marta lo racconta nel suo messaggio alle ragazze: "Quando ero al primo anno di ingegneria all'università, ero una delle 5 ragazze in una classe di 350 studenti. Quando mi accorsi che la mia passione per la biologia non veniva soddisfatta in quel corso, decisi di lasciare e di seguire una laurea nelle scienze della vita. Ero imbarazzata dall'aver soddisfatto l'aspettativa che le poche ragazze non ce l'avrebbero fatta. Mi iscrissi al Minor in matematica e astrofisica oltre alla mia laurea in Genetica molecolare, caricandomi di un carico di lavoro del 120%; sentivo di dover provare che non stavo lasciando l'ingegneria perché non riuscivo a farcela. Dovevo 'disimparare' che seguire un percorso diverso significa fallire", perché non è così.  Come donna nelle Stem ha incontrato diverse sfide, ammette: vanno "dalla 'sottorappresentanza' al dubbio su me stessa e su come mi vedevano gli altri", e ancora "molestie sessuali, aggressioni fisiche quando lasciavo il laboratorio tardi la notte, e la necessità di educare i colleghi uomini sul perché i corsi di formazione o le borse di studio specifiche per le donne non sono discriminatori nei loro confronti. Non posso dire di aver superato completamente tutte queste sfide, ma i progressi che ho fatto sono arrivati dall'affrontare attivamente la mia autostima, cercando forza e supporto nelle colleghe donne, e grazie alla solidarietà di colleghi e superiori uomini che credono veramente che le donne nelle Stem siano una risorsa".  In Italia la sua integrazione "non è stata troppo difficile", "gli italiani sono super solidali con chi fa uno sforzo per imparare l'italiano, e questo è davvero incoraggiante". La sfida più grande? "Adattarmi alla pioggia più frequente e al minor numero di giornate di sole qui a Milano rispetto a Barcellona". Quello che invece continua a 'stressarla' è "attraversare la strada sulle strisce pedonali quando il semaforo è verde (e questo da una che ha vissuto a New York per 7 anni)". Ma Marta è, spiega, "felice di dire che sono riuscita a trovare spazi per tutte le mie passioni qui", dal pattinaggio allo yoga, che può praticare vicino al laboratorio, fino alle escursioni. Questo nel tempo libero, perché dentro l'Ifom la sua missione è una sola: "Capire meglio come si comportano i nostri tessuti quando sono danneggiati, in malattie come il cancro e durante l'invecchiamento. Crediamo che cogliere questi processi possa aiutarci a sviluppare terapie o interventi per migliorarli". "So che può sembrare banale, ma mi sento così orgogliosa quando ripenso a quel libro scritto a 9 anni e mi rendo conto di aver realizzato i sogni di quella bambina", conclude. (di Lucia Scopelliti) [email protected] (Web Info)
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