Minacce e insulti sul web a don Mattia Ferrari, al via il processo: “Dietro al profilo c’è la mafia libica”
MODENA - Ha preso il via il processo, in cui don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea Savig Humans, si è costituito parte civile e che riguarda gli insulti e le minacce via social nei confronti del sacerdote modenese partiti da un profilo dietro cui ci sarebbe il 56enne Robert Brytan, nato in Polonia, residente in Germania, ma con cittadinanza canadese, che non si è presentato all'udienza di ieri, mercoledì 5 novembre.
Il processo assume particolare importanza, spiega don Ferrari, in quanto "il profilo che abbiamo denunciato è considerato dagli esperti il portavoce della mafia libica. Tutti i giorni, dal 2017, pubblica materiale sulle milizie libiche ed espone foto umilianti delle persone migranti catturate.
Gli attacchi rivolti a me vanno inseriti nel fatto che noi abbiamo provato a contrastare l'azione della mafia libica. Siamo stati colpiti perchè abbiamo aiutato i veri protagonisti di questa vicenda, che sono i nostri fratelli e le nostre sorelle migranti, che conducono la lotta per la vita e per la fraternità".
Il processo per diffamazione aggravate si celebrerà comunque, nonostante il 56enne non si sia presentato.
- Modena, domenica ingresso libero al Museo della Figurina e alle mostre di Ago
- Carpi, il Distretto della moda guarda al futuro: open day su innovazione e tecnologie digitali
- Cavezzo, un incontro gratuito per le coppie in attesa: esercizi e consigli per vivere meglio la gravidanza
- Protezione civile, torna il campo scuola per ragazzi tra i 15 e i 17 anni
- Vacanze, il last minute perde terreno: crescono le prenotazioni con mesi di anticipo, si risparmia di più
- Carpi, mercoledì 24 giugno aperitivo solidale a 6 zampe "Veg&Bau"
- "12 minuti. Brema, 1966: la tragedia dimenticata della Nazionale italiana di nuoto", a Carpi presentazione del libro di Francesco Zarzana













































































