Fra la via Emilia e il rock – Certe notti Liga ritorna a “casa” – di Pietro D’Ottavio
Fra la via Emilia e il rock è la rubrica musicale di SulPanaro.net firmata da Pietro D’Ottavio, giornalista che per anni ha raccontato la musica sulle pagine di Repubblica, seguendo concerti, artisti, festival e i protagonisti della scena italiana e internazionale. Con la sua esperienza e la sua conoscenza della storia della musica, D’Ottavio accompagna i lettori in un viaggio tra rock, canzone d’autore, memoria e nuove tendenze, allargando gli orizzonti di SulPanaro ben oltre i confini della Bassa modenese.
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Di Pietro D'Ottavio
Nessuno più di Luciano Ligabue è tra la via Emilia e il rock. Il cantautore nato a Correggio il 13 marzo 1960 incarna quella passione per il suono elettrico (e la parola) caratteristica di questa terra che schiera così tanti artisti della musica. E ogni volta che un tour di Liga torna a far tappa in Emilia scocca la magia dell’homecoming.
Proprio come successe a Bruce Springsteen a partire dal leggendario quel concerto dell’11 ottobre 1975 a Red Bank, nel New Jersey, celebre live registrato in più di un bootleg. Un riferimento, quello al “boss”, non casuale vista la cifra sonora di Ligabue che fin dall’inizio ha declinato quel rock americano e quello inglese (sempre con elettricità e chitarre in primo piano) con le storie e i personaggi della Bassa.
Gente che percorre le lunghe e diritte superstrade del territorio con uno spirito non così lontano da quello di Jack Kerouac quando ebbe l’illuminazione per scrivere il suo capolavoro letterario, “On the road”.
Ed è sicuramente per questo che Ligabue piaceva così tanto a Fernanda Pivano, storica traduttrice (il termine è quantomeno riduttivo) oltre che ambasciatrice della beat generation. Per tutti questi motivi (e molti altri ancora), ogni volta che Luciano Ligabue imbraccia la sua chitarra e canta su un palco in Emilia, l’occasione è speciale.
Proprio come sabato scorso all’Unipol Arena di Casalecchio sul Reno, a pochi chilometri da Bologna.
Insomma una di quelle “Certe notti” che “la macchina è calda, e dove ti porta lo decide lei. Certe notti la strada non conta e quello che conta è sentire che vai. Certe notti la radio che passa Neil Young, sembra avere capito chi sei…”. Un inno, “Certe notti”, che questo neverending tour in più tranche celebra dall’anno scorso, quando quella canzone ha compiuto trent’anni. Canzone incisa in un album altrettanto iconico come “Buon compleanno Elvis”, che in pratica consacrò definitivamente Liga nella hall of fame della musica italiana.
E sicuramente in molti tra gli spettatori, giovani e meno giovani, sono arrivati all’Unipol Arena (e poi tornati a casa) percorrendo proprio quelle strade in cui si incontrano “nebbia e locali a cui dai del tu” e magari “coi bar che son chiusi, al primo autogrill c'è chi festeggerà”. Più homecoming di così bisogna andare a pranzo a casa Ligabue.
Concetti - casa e pranzo – che hanno avuto un ruolo all’inizio della vita artistica di Luciano. Che infatti per gran parte degli anni ’80 fu rifiutato da tutte le case discografiche, finché una di queste aprì un'etichetta delegando la scelta degli artisti a dei giovani. I ragazzi volevano inaugurare la nuova impresa con un disco di Ligabue: si sparse la voce e nel frattempo cambiò il direttore artistico della Warner, che sentì la registrazione e chiamò il produttore di corsa a casa sua, finendo per firmare un accordo su un tovagliolo. Insomma una vita artistica che stava per non decollare, ma poi partita a razzo e snodatasi lungo molteplici stazioni.
E con tante perle nel repertorio, da alternare nei vari concerti del tour. Canzoni che hanno lasciato un segno come “Piccola stella senza cielo”, “Un colpo all’anima”, “L’amore conta”, "Il meglio deve ancora venire”, “I ragazzi sono in giro”, “Tra palco e realtà”, “Happy Hour”, “Libera nos a malo”. E tante altre andando avanti e indietro nella propria antologia, dagli esordi di “Bar Mario”, fino alle canzoni del più recente album “Dedicato a Noi”. Oltre all’inedito “Nessuno è di qualcuno” e il nuovo singolo “Qualcosa per te”. Tante tappe di una lunga carriera, con una poetica che ha toccato varie corde: prima puntando principalmente sulla carrellata di personaggi che hanno animato gli album (e i film) di Liga, poi iniziando sempre più a raccontare il proprio sentire personale. A volte sull’onda del ritmo rock, altre volte con affreschi dai colori tenui e delicati che arrivano nel profondo.
La storia musicale raccontata da Pietro D'Ottavio e le voci dei fan raccolte da Sofia Guicciardi fuori dall'Unipol Arena.
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