Premio De André, 25 anni di canzone d’autore: da Renato Zero ai nuovi talenti – L’INTERVISTA DI PIETRO D’OTTAVIO
Da oggi SulPanaro.net ha una firma in più. E che firma.
Comincia la collaborazione con noi di Pietro D’Ottavio, giornalista di lungo corso che per anni ha raccontato la musica sulle pagine di Repubblica: concerti, artisti, festival, canzone d’autore, seguendo da vicino alcuni dei protagonisti più importanti della scena italiana e internazionale.
E non poteva esserci esordio più naturale.
Il suo primo articolo per SulPanaro.net arriva da Roma e dal Premio Fabrizio De André, una manifestazione che Pietro conosce bene e che ha raccontato molte volte nel corso della sua carriera.
Siamo molto contenti di accoglierlo nella nostra squadra. Da oggi, attraverso i suoi articoli, allarghiamo un po’ i nostri confini: dalla Bassa a Roma, passando naturalmente per la musica.
Benvenuto Pietro. E buona lettura a tutti.
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Di Pietro D'Ottavio
Venticinque anni di Premio De André sono un traguardo importante: la manifestazione che contribuisce a tenere viva la memoria del padre della canzone d’autore italiana ha festeggiato l’anniversario con una due-giorni conclusiva sul grande palco all’aperto di Villa Bonelli a Roma.
Oltre al super ospite d’eccezione Renato Zero, tra i premiati con la targa Faber, hanno lasciato il segno le riletture di “Fiume Sand Creek” e altre perle targate Faber ad opera di Setak (tra gli ospiti).
Oltre alle performance di Gian Aldo Sangalli, vincitore tra gli emergenti, e dei suoi giovani colleghi che continuano a frequentare la canzone d’autore, spesso declinata a musiche di ogni tipo.
Anche perché, come ha detto Dori Ghezzi – moglie di Fabrizio oltre che presidente della giuria del Premio – “in un momento così delicato per il mondo, la musica è sempre più importante perché unisce anziché dividere”.
Un’idea forte che può fare da spunto per un bilancio della manifestazione, che traccia la direttrice artistica Luisa Melis. “In effetti la nuova musica d’autore potrà essere una leva per scardinare l’attuale torpore di troppe persone”, concorda l’operatrice culturale, figlia del direttore della Rca degli anni d’oro, Ennio Melis.
A 27 anni dalla scomparsa di Fabrizio De André, ad agosto se ne è andato Francesco Guccini, ricordato sul palco da Andrea Rivera (tra gli ospiti) e da Paolo Rossi (anche lui premiato con la Targa Faber).
“Va da sé che Guccini - che ha scritto capolavori assoluti come “Il vecchio e il bambino” - sia stato ricordato sul nostro palco. Il “Maestrone” e De André erano i due padri della canzone d’autore italiana, gli artisti che hanno tracciato il percorso di questa storia culturale. Oltre a Lucio Dalla che a mio parere è stato il cantautore storico più musicista e più eclettico di tutti”.
Prima di arrivare alle finali, il Premio De André ha fatto un articolato viaggio in Italia, con una tappa anche a Reggio Emilia (il 27 giugno). In quella occasione si impose Amarti, nome d’arte di Martina Alberi.
“Una bravissima cantautrice con una spiccata impronta elettropop che purtroppo si è poi fermata alle seminifinali. Ma che ha tutte le carte in regola per crescere e continuare il suo percorso artistico e conquistare il pubblico più attento”.
In base a quale ragionamento avete deciso di assegnare una delle Targa Faber di quest’anno a Renato Zero?
“Parto da un ricordo personale. Avevo 13 anni, Renato incideva i suoi dischi di enorme successo con la Rca e mio padre lo invitò alla mia festa di compleanno. Lui si presentò con una enorme torta. Lo amavo già moltissimo all’epoca per la libertà che aveva nell’esprimersi. E quest’anno abbiamo pensato che quella libertà e quel mettere l’accento sulle differenze, caratteristiche che Renato Zero ha sempre avuto, siano in qualche modo accostabili alla poetica di Fabrizio che ha sempre messo in primo piano gli ultimi”.
Secondo lei perché il premio per i giovani cantautori è stato conquistato da Gian Aldo Sangalli?
“Lui e la sua band hanno vinto perché hanno portato in gara un brano (“Piove governo ladro”), che punta al sociale, lontano dal mordi e fuggi che spesso viene imposto oggi dai discografici. Uno stile che ha convinto la giuria quasi all’unanimità”.
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