Mirandola, una vita insieme tra figli, lavoro e terremoto: la storia di Vincenza e Pietro spezzata dall’orrore
MIRANDOLA – Avevano già conosciuto le difficoltà della vita quando avevano deciso di ricominciare insieme. Vincenza Giannini e Pietro Ferdinando Casari arrivavano entrambi da un precedente matrimonio, avevano un figlio ciascuno e avevano scelto di costruire una nuova famiglia. Si erano sposati, avevano cresciuto i due ragazzi, lavorato nel distretto biomedicale e attraversato il terremoto del 2012, uno degli eventi più drammatici della storia recente della Bassa modenese. Avevano condiviso gli anni del lavoro e quelli della pensione, gli affetti e le preoccupazioni che accompagnano ogni famiglia.
Poi, giovedì 15 ottobre, quella vita costruita insieme è finita nel modo più terribile. Vincenza, 74 anni, e Pietro, oltre ottant'anni, sono stati trovati uccisi e decapitati nella loro abitazione di via Imperiale, a Mirandola. Per il duplice omicidio è stato fermato Daniele Tavoni, figlio di Vincenza, gravemente indiziato di aver ucciso la madre e il patrigno.
Due vite ricominciate insieme
La loro era la storia di una famiglia ricostituita. Due persone che avevano alle spalle matrimoni finiti e che avevano deciso di condividere il futuro, portando ciascuna un figlio nella nuova unione. Vincenza e Pietro si erano sposati e avevano cresciuto i ragazzi insieme, senza avere altri figli in comune.
Entrambi avevano lavorato nel mondo del biomedicale. Vincenza era stata per molti anni alla Haemotronic di Medolla, dove aveva stretto amicizie profonde, tra cui quella con Nadia Ganzerli. Anche Pietro, secondo le informazioni raccolte, aveva lavorato alla Haemotronic.
Il terremoto del 2012 aveva rappresentato un'altra prova. Il 29 maggio, nello stabilimento della Haemotronic, morirono quattro lavoratori sotto le macerie. Vincenza e Pietro erano sopravvissuti a quella tragedia che aveva sconvolto il territorio e il mondo del lavoro nel quale avevano trascorso una parte importante della loro vita.
Le rose, la cucina e le amicizie di Vincenza
Vincenza era una donna attiva. Amava coltivare rose e piante, cucinare e preparare dolci. Sul suo profilo Facebook ci sono fotografie di torte e altre preparazioni fatte in casa, piccoli frammenti di una quotidianità fatta di passioni e attenzioni.
Aveva tre gatti ai quali era affezionata e una rete di amicizie che aveva conservato negli anni, anche dopo la fine dell'attività lavorativa.
Nadia Ganzerli, sua amica ed ex collega, ha raccontato a SulPanaro il loro rapporto, i ricordi della Haemotronic e le preoccupazioni che Vincenza le confidava.
Anche Pietro aveva attraversato alcuni problemi di salute, dai quali, secondo le testimonianze raccolte, si era gradualmente ripreso. Era ormai un uomo anziano, che aveva alle spalle una lunga vita di lavoro e di famiglia.
Erano arrivati insieme a una fase della vita nella quale il lavoro e la crescita dei figli erano ormai alle spalle. Restavano la casa, le abitudini e gli affetti costruiti nel tempo.
Una storia finita dentro la famiglia
Le indagini sul duplice omicidio sono ancora nelle fasi iniziali. Gli investigatori dovranno chiarire la dinamica del delitto, il movente e le responsabilità.
Ma c'è un contrasto che rende questa storia particolarmente dolorosa: Vincenza e Pietro avevano costruito una nuova famiglia dopo la fine dei precedenti matrimoni, avevano affrontato insieme anche il terremoto e attraversato tanti cambiamenti. Poi sono morti violentemente nella casa in cui avevano scelto di vivere, in un delitto del quale è gravemente indiziato proprio uno dei figli che avevano cresciuto.
Una storia fatta di ricominciamenti, di difficoltà superate e di anni condivisi, spezzata quando avrebbero dovuto poter vivere serenamente l'ultima parte della loro vita.


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