Respira da solo, sta resistendo: c’è cauto ottimismo sulle condizioni del piccolo di 13 mesi gettato dalla sua bambinaia da una finestra al secondo piano di casa sua, martedì scorso. Dall’ospedale i parenti hanno fatto sapere agli amici in apprensione a Soliera che c’è cauto ottimismo sulla ripresa del piccolo, che da sei giorni è in ospedale al Maggiore di Bologna e questa resistenza pare essere un buon segnale, anche se i medici ancora non sciolgono la prognosi.

Intanto la donna che ha confessato il tentato omicidio, la 32enne carpigiana Monica Santi, resta in carcere dove il Gip ha disposto che venga tenuta. Qui è arrivata subito dopo la scoperta del povero corpicino adagiato sull’asfalto, i Carabinieri l’hanno arrestata sulle base di evidenze e testimonianze (“Ora Tommaso è in un posto migliore“, ha detto la bambinaia al due testimoni, una vicina e la donna di pulizie, interdette perchè nella frenesia delle chiamate ai soccorsi la donna non faceva nulla) e poi la donna ha confessato davanti al magistrato dicendo “Non so perché l’ho fatto”.

Sui giornali si tenta una ricostruzione psichiatrica delle condizioni della Santi, che si vede ora depressa ora in crisi psicotica, ora in black out ora in preda a delirio. Si racconta del suo stato di malessere dovuto a un rapporto di lavoro finito male, ma nessuno ha mai notato segni di depressione evidente o di psicosi evidente, che comunque non necessariamente possono essere o mai esistere.

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