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15 Settembre 2026
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Mirandola, il futuro sempre più incerto dell’ospedale: Muzzarelli, “Dopo il Covid, capiremo cosa farne”

MIRANDOLA - Quale futuro per il Santa Maria Bianca? La domanda vale un "milione di dollari" e tocca nel vivo una comunità intera. L'ospedale di Mirandola, unico nosocomio della Bassa sopravvissuto alla riorganizzazione sanitaria degli anni Novanta, è oggi oggetto di forte dispute fra chi vorrebbe riqualificarlo e coloro che invece vi vedono un'ulteriore tappa di un più generale riassesto della medicina locale. Fatto sta, che lo scontro fra le due parti, la prima animata da tanti cittadini e comitati, la seconda incarnata dai decisori politici, si fa sempre più acceso e il futuro dell'ospedale resta drammaticamente incerto. A tentare di fare chiarezza, è intervenuta la Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria, riunitasi negli scorsi giorni: presenti i rappresentanti di diverse associazioni locali: Mirandola a quattro mani, Salviamo Ospedale della Bassa, La Nostra Mirandola ONLUS, AVO, AMO nove comuni, ANT, ASDAM e AUSER. A interloquire con le associazioni presenti, l'assessore provinciale alla Sanità, nonché sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli e Antonio Brambilla, direttore generale dell'Azienda USL.

Chiara la posizione degli esponenti del volontariato locale, che hanno incalzato i responsabili provinciali circa i temi bollenti del momento: dal ripristino dei reparti di chirurgia, cardiologia e ortopedia (oggi messi in stand-by a causa dell'emergenza Covid), fino alla nomina dei primari mancanti, passando naturalmente per la costruzione delle super discusse "case della salute". Nella propria relazione introduttiva, ra cui Ubaldo Chiarotti del comitato "Salviamo l'ospedale della Bassa" ha speso parole al vetriolo nei confronti della governance locale, rea di aver trascurato l'Area Nord, a vantaggio del Sassolese e del Carpigiano:

Vogliamo parlare del PAL 2011, con il declassamento dell'ospedale di Mirandola, a tutto favore di Sassuolo e Carpi? Vogliamo discutere del depotenziamento, successivo al terremoto, del Santa Maria Bianca e al tentativo di trasformare il nostro ospedale in un poliambulatorio? Qual è un altro angolo del mondo dove si è agito tanto duramente contro una popolazione già pesantemente colpita dal terremoto? Dispiace doverlo dire, ma questo è quello che noi cittadini sentiamo sulla pelle. E' stata promessa una sostanziale pari dignità fra gli ospedali di Mirandola e Carpi, ma al Ramazzini ci sono ben dieci sale operatorie, mentre da noi solo due. La Bassa ha dato, ma, in cambio, non ha ricevuto nulla, le è stato solamente tolto.

Netta anche la posizione di Sergio Penitenti, storico medico condotto della città pichense che ha rinfacciato a Muzzarelli la mancata ottemperanza delle promesse elettorali:

Secondo la politica, è dal 2012 che l'ospedale di Mirandola viene potenziato e rinforzato: se fosse davvero così, saremmo sulla luna. Dal terremoto ad oggi, sono state fatte molte promesse, ma in soldoni si è fatto molto poco: il problema vero che dobbiamo porci, è circa il destino del nostro ospedale una volta superata l'emergenza Covid. Nella campagna elettorale, ci hanno assicurato un ospedale di pari livello, articolato su due sedi. Ma questo non è fattibile: occorre invece realizzare una struttura unica, capace di ospitare quasi quattrocento letti. Fra dieci anni, sarà impensabile avere una cardiologia a Carpi e una a Mirandola, distanziate di soli venti chilometri. E' una follia nei costi. Dateci un ponte a due arcate che ci consenta di attraversare il Secchia in tempo di piene, migliorate la viabilità. Ripensiamo tutti insieme al futuro della sanità locale.

Poi è intervenuta Anna Draghetti per l’associazione ASDAM chiedendo se possibile avere per le persone con disturbi cognitivi un ingresso al P.S. dove il famigliare non debba tenere stretto l’anziano o non sapere come gestirlo perché non hanno le condizioni per poter stare lì. C’è stato l’intervenuto anche di Paolo Baraldi dell’associazione Mirandola a quattro mani che ha evidenziato che la riunione andava fatta in un momento più tranquillo considerando l’emergenza Covid, mette a conoscenza dei presenti all’incontro pubblico di aver ricevuto una risposta da parte della regione Emilia-Romagna dopo accesso civico generalizzato datato 18 giugno 2020 in risposta al quesito se l’spedale di Mirandola una volta terminata la situazione covid 19 veniva trasformato in Os.Co oppure in ospedale di primo livello, uguale quindi all’ospedale di Carpi, la Regione ha comunicato unicamente per quanto riguarda l’Os.Co mentre la decantata trasformazione in ospedale di primo livello non ha risposto. Non contento di questa risposta perché incompleta, ha inviato la stessa identica domanda se l’ospedale di Mirandola una volta terminata la situazione Covid 19 sarebbe stato trasformato in OS.CO oppure in ospedale di primo livello, quindi ha rivolto tre domande al presidente CTSS Muzzarelli: 1. se gli poteva spiegare l'ordine del giorno della CTSS del 22 Luglio che il Presidente ha presentato dove a pag. 4 c'è scritto "l'organizzazione ospedaliera deve tener conto delle decisioni assunte dalla Regione per costituzione azienda universitaria ospedaliera e della delibera giunta regionale 10 dicembre 2015 (riorganizzazione della rete ospedaliera), in particolare nell'area nord con due strutture di pari livello". Incuriosito, Baraldi racconta di essere andato a cercare e a controllare la legge di cui deve tener conto questo punto, e a pag. 9 in un riquadro in grassetto c'è scritto che "la classificazione delle strutture non rappresenta pertanto uno degli obiettivi della riorganizzazione della rete ospedaliera della regione Emilia Romagna". Questa è una cosa molto importante, ha osservato il mirandolese, perchè i due documenti sono in conflitto, e di conseguenza il punto dell'ordine del giorno della CTSS, viene annullato dalla legge regionale. 2. Come seconda cosa ha chiesto informazioni nella delibera della CTSS n°8 del 28 Ottobre, dove vengono richiamati gli atti della CTSS n°15 e n°16 del 24/09/2019, non è presente nessun intervento per la realizzazione dell'ospedale di primo livello a Mirandola, anzi, per l'area nord parla solo della costruzione del nuovo ospedale di Carpi. 3. Terza ed ultima domanda, riguarda il punto nascita e precisamente la deroga che è scaduta a Gennaio di quest'anno, Baraldi ha fatto la richiesta alla regione per poterla visionare e di conseguenza avere la garanzia della deroga, la regione gli ha risposto che non c'è nessuna deroga, quindi il nostro punto nascita da un momento all'altro potrebbe chiudere. Baraldi ha fornito un ulteriore dato al 15 novembre 2020 i parti registrati nell’ospedale di Mirandola sono stati 360. I toni decisi dei comitati hanno suscitato la brusca reazione di Muzzarelli. I toni decisi dei comitati hanno suscitato la brusca reazione di Muzzarelli. Il primo cittadino di Modena ha rivendicato la coerenza della propria azione politica, specificando come, al momento, il Santa Maria Bianca costituisca un presidio fondamentale nella lotta al Covid.

Ho ascoltato con la dovuta attenzione questi interventi, che però giudico molto offensivi. Abbiamo confermato questo incontro per valutare le ragioni delle associazioni: debbo dire che, se le ragioni sono queste, io sono molto preoccupato. In questi mesi, stiamo lavorando alacremente per garantire a tutti i cittadini una sanità efficiente, quanto più possibile vicina alle persone. L'ospedale di Mirandola c'è e ci sarà. Tuttavia, finito il Covid, abbiamo chiesto al Dottor Brambilla di fare il giro nei distretti, per aggiornare il piano di prospettiva concordato con la Regione: in effetti, il direttore generale ci ha testimoniato di una sanità le cui esigenze stanno mutando, in termini organizzativi e tecnologici. L'aumento dell'aspettativa di vita, il calo della popolazione, ci pongono dinnanzi a sfide nuove: in questo senso, abbiamo pianificato e programmato una strategia, che andrà a rafforzarsi con la fine della pandemia. Noi vogliamo dare risposte chiare alle esigenze di un territorio, integrandolo con un sistema: ci sono complessità che dobbiamo tenere insieme, non è facile.

Il Presidente della CTSS Giancarlo Muzzarelli e il direttore generale dell’AUSL dott. Antonio Brambilla, hanno dichiarato testualmente che due ospedali fotocopia non ci saranno mai. La registrazione dell'incontro: https://youtu.be/lxo84kvzSoo il testo introduttivo letto da Ubaldo Chiarotti
CI SONO ISTITUZIONI NATE ESPRESSAMENTE PER GARANTIRE EQUITÀ DI TRATTAMENTO AI CITTADINI, come il parlamento, la magistratura, le regioni, le provincie e i comuni, inoltre dopo le riforme sanitarie a partire dagli anni novanta, anche le AUSL sono tra queste La provincia deve garantire eque possibilità (viabilità-infrastrutture) dal primo all’ultimo comune del suo territorio e quindi a tutti i cittadini
  • La Provincia di MO ha saputo realizzare giustamente una ottima viabilità per la montagna; per Sassuolo fino all’inverosimile! Altrettanto per Carpi con la deviazione dell’A22 che doveva passare da Mirandola. NULLA ha fatto per noi mirandolesi, né la Cispadana, nemmeno ha richiesto all’ANAS le tangenziali di S.Prospero, Sorbara e Bastiglia e tantomeno il raddrizzamento delle curve della SS12, almeno nei tratti di aperta campagna.
L’AUSL provinciale deve garantire parità di servizi sanitari a tutti i cittadini della provincia, parità di accessibilità a questi servizi sanitari, equa distribuzione dei sacrifici nel momento in cui si è costretti a tagliare sugli investimenti. Pubblica Sanità dovrebbe far rima con accessibilità, quindi con viabilità verso Modena, invece per noi della Bassa da quando nel 1995 è nata l’AUSL provinciale, ha significato solamente falsità: in questo territorio essa non ha MAI RISPETTATO NESSUN IMPEGNO PRESO; anzi prendeva a noi della Bassa per portare a Carpi Baggiovara e Sassuolo.
  • Cominciamo a parlare dell’ospedale Unico della Bassa che nel 1994 prevedeva 7 piani, parliamo del 5° piano, ho letto tutto ciò che ha promesso l’AUSL, a cominciare dal ‘95 quando pochi mesi dopo che era subentrata alla USL 15 che aveva chiesto e ottenuto 5 miliardi di lire per il quinto piano (Nefrologia e Dialisi), li pretese in “prestito” dal comune di Mirandola, per portarli a Baggiovara e Sassuolo; ma si era impegnata a restituirli dopo due o tre anni, giusto il tempo di terminare il progetto esecutivo del quinto piano......!
  • Parliamo dei letti ter. Int. comprati da Pinelli USL 15 e anche delle donazioni dei cittadini Mirandolesi, portati a Carpi, ciò ha costretto IN SEGUITO i donatori a specificare che le donazioni sono destinate al S.M. Bianca, altrimenti l’AUSL le delocalizza, come di recente era accaduto all’EBUS!
  • Vogliamo parlare di ASPO? prima attivata nel 2004 grazie alle donazioni della F.C.R., chiusa dopo meno di due anni e attivata la terapia semintensiva nel 2006 su progetto della dott.ssa Guidi, a sua volta chiusa nel 2012 approfittando del terremoto.
  • Parliamo del PAL 2011? col relativo declassamento del S.M.Bianca e del distretto di Mirandola e Finale, a tutto favore di Sassuolo e Carpi (tanto si doveva costruire l’ospedale unico con Mirandola…), senza nemmeno rispettare MAI gli impegni già riduttivi dei posti letto che erano 221 di Mir. + 46 di Fin. =273 tot., ridotti ai 198 sottoscritti in esso…. E MAI MESSI IN ESSERE
  • Vogliamo affrontare il discorso del bieco tentativo di approfittare del terremoto per depotenziare il S.M. Bianca come ospedale e trasformarlo nei fatti in poliambulatorio? vedi i 130 posti letto mantenuti quando la L. Monti-2011, prevedeva che a meno di 140 P.L. un ospedale non poteva più essere considerato tale, vedi il colpo di mano della riduzione a 122 P.L. del luglio 2017, quando la L.Lorenzin prevedeva lo stesso obiettivo a 120 P.L. ! Qual’è un altro paese al mondo dove si è agito tanto vigliaccamente contro una popolazione già duramente colpita dal terremoto?
  • Dopo tutto questo va ribadito con forza che la Bassa ed il Frignano devono pretendere la REVISIONE DEL PAL mantenendo due soli punti fermi; Policlinico e Baggiovara, rimettendo in discussione tutte le mission degli altri ospedali, perché non è concepibile che esista l’ospedale di AREA a Sassuolo sul confine con Reggio a soli 8-10km da Baggiovara! Non è possibile avere ancora un ospedale di AREA a Carpi a soli 15 km dal Policlinico e sempre sul confine con Reggio, quel ruolo va dato a Mirandola cuore della Bassa o Area Nord anche in deroga alla L. Lorenzin 2015, riferendosi alle aree vaste e alla scarsa accessibilità ai servizi sanitari dei cittadini della Bassa e altrettanto dicasi del Frignano.
Alla luce degli investimenti sanitari di provincia e AUSL una domanda sorge spontanea, ma questi amministratori a cominciare anche dalla R.E.R. hanno mai guardato la cartina geografica di Modena, lunghissima 132 km, dalla Lombardia alla Toscana e strettissima, soli 30 km sulla via Emilia; la logica avrebbe dovuto portare a considerare Carpi Sassuolo e Vignola, come prima periferia modenese ed avrebbe dovuto portare ad investire a Pavullo, cuore del Frignano e a Mirandola cuore della Bassa, dove addirittura si erano già chiusi tre ospedali sui quattro esistenti per avere il Policlinico della Bassa (COSI’ CI ERA STATO PROMESSO). Sembra invece che nessuno si sia accorto che il vecchio Ducato MO-RE è morto nel 1850 e questi poco informati amministratori hanno concentrato gli investimenti sanitari modenesi, proprio sulla linea di confine con Reggio che da parte sua non è certamente sguarnita, impoverendo sempre più la Bassa ed il Frignano. Sorge un dubbio, ma l’Associazione La Nostra Mirandola che da quasi vent’anni sta prodigandosi con continue donazioni al S.M.Bianca viene vista dall’AUSL come un valore aggiunto o viene mal sopportata, poiché queste donazioni la costringono a mantenere attivi ambulatori e reparti sul territorio? Le associazioni di volontariato che operano nell’ambito ospedaliero – assistenziale non vengono sfruttate dall’AUSL per NON ASSUMERE personale sanitario (SIA SUL TERRITORIO CHE OSPEDALIERO)? Questo almeno era stato denunciato anche dalle organizzazioni sindacali di categoria. Fino a quando pensate di illuderci dopo 8 anni in cui parlate di potenziamenti del nostro ospedale tagliando continuamente su personale e reparti? State lavorando dopo 8 anni sulle case della salute di Finale e Mirandola(MIRANDOLA GIA’ PROMESSA DAL DOTT. VENTURI NEL 2015 E FORSE TERMINATA NEL SETTEMBRE 2022) e avete detto che l’OSCO di Mirandola non lo farete più all’interno dell’ospedale così da lasciare possibilità di potenziamento dei reparti dell’ospedale: ma non avete detto quando lo farete E SOPRATTUTTO DOVE LO FARETE. Da due anni oramai sentiamo parlare di Ospedale Unico Carpi-Mirandola su due sedi di pari dignità e pari livello, ma ancora nessuno sa quali contenuti riporterete a Mirandola, per es. la cardiologia tornerà o ci darete una riabilitazione cardiologica, che non è proprio la stessa cosa…; quante sale operatorie manterrete a Carpi e quante ne avrà Mirandola? Con 10 sale a Carpi e 2 a Mirandola non si vede la pari dignità! Se parliamo di pari dignità bisogna tornare al PAL 2010, con gli Ospedali di Zona di Carpi e Mirandola. Se parliamo di pari dignità, perché non cominciare appena finita l’emergenza covid a dotare Mirandola di quei reparti che qui mancano, riportando i posti letto SPARITI, durante il terremoto? La paura che ci assale è che la pari dignità sia una frase scritta sulla carta per tenerci buoni o sia funzionale alle esigenze AUSL, giusto il tempo di portare a termine il nuovo Ramazzini e poi rinnegare ogni impegno verso Mirandola, come dalla sua nascita nel 1995 l’AUSL ha saputo fare verso questo territorio. Se questa è l’intenzione, allora meglio, molto meglio riparlare di Ospedale Unico Carpi Mirandola, corredato da un serio studio di accessibilità sia per le TDA che  per l’UCMAN individuando una locazione logica, (NON COSTRUIAMO IN UNA BUCA CHE AD OGNI TEMPORALE POI SI ALLAGA), magari con un buon ponte ad arcata unica sul Secchia, come quelli autostradali, che garantisca un accesso sicuro per tutti ANCHE QUANDO PIOVE. FACCIAMO PRESENTE CHE QUANDO PIOVE SI ALLAGA IL PS DI MIRANDOLA INSIEME ALLA RADIOLOGIA. Alla luce di tutto quanto soprascritto L’AUSL e la Provincia di Modena pensano di potersi riconoscere come enti istituzionali capaci di garantire pari accessibilità ai servizi sanitari e pari sacrifici ai cittadini del loro territorio? ASSOCIAZIONE LA NOSTRA MIRANDOLA e COMITATO SALVIAMO L’OSPEDALE DELLA BASSA  
 

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