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25 Gennaio 2022

Ecco le rotonde della Bassa che finiscono nella classifica delle più brutte del modenese

MIRANDOLA, MEDOLLA, CAVEZZO, FINALE EMILIA, SAN FELICE, CONCORDIA, NONANTOLA E DINTORNI – Croce e delizia del traffico nostrano, la rotonda, da trent’anni a questa parte, si è imposta come uno degli elementi più iconici del paesaggio emiliano. Poste negli incroci più trafficati, le solerti rotatorie dovrebbero (teoricamente) favorire una maggiore scorrevolezza della viabilità automobilistica: sennonché, spesse volte, l’articolato gioco di precedenze porta malcapitati guidatori a ricevere sonori “vaffa”, proprio per aver distrattamente ignorato il sopraggiungere di un’altra vettura alla propria sinistra. Il tutto viene reso ancora più complesso dall’inconsapevolezza degli autisti che spesso ignorano come la svolta alla rotonda vada segnalata attraverso le frecce.

Insomma, la rotonda è uno degli snodi in cui maggiormente si concentra il nervosismo automobilistico. Forse, proprio per rendere più graziosi questi punti nodali del traffico urbano, da alcuni anni a questa parte architetti e tecnici si sono impegnati ad ingentilire le ampie aiuole centrali che caratterizzano le rotatorie: fiori, arbusti, alberi, ma anche sculture e “monumenti”, campeggiano ormai al centro di tanti incroci della nostra provincia. La resa estetica non è però sempre stata ottimale, tanto che l’artista modenese Tommaso Mori si è dilettato a stilare la classifica delle “quaranta rotonde più brutte della provincia”.  L’improbabile lista è rimbalzata sui social, ottenendo un successo notevole. Per capirne qualcosa in più, abbiamo contatto Mori, che ci ha spiegato i motivi della sua iniziativa.

Mori, com’è nata l’intenzione di classificare le quaranta rotonde più brutte della provincia? 

Domenica 15 novembre ero a Modena, a casa. Le autorità avevano diramato la notizia che l’Emilia Romagna sarebbe diventata zona arancione: come tutti sappiamo, questo significa l’impossibilità di spostarsi dal proprio comune. Annoiato, navigavo al pc cercando dati riguardo il perimetro territoriale di Modena, fino a che non ho aperto Google Maps e mi è caduto l’occhio sulla celebre “rotonda dell’uva”. All’improvviso, mi è tornata in mente una conversazione che avevo avuto tempo prima con la mia compagna: lei è americana, e una volta mi aveva fatto notare come le nostre rotonde fossero caratterizzate da monumenti “insoliti”, al limite del kitsch. Mi sono detto: perché non catalogare le più brutte? Incuriosito, ho cominciato a esplorare digitalmente il territorio, e nel giro di un pomeriggio sono riuscito a individuare le famose quaranta rotatorie della lista.

Rotonda dell’uva (Modena)

Anche la Bassa rientra nella tua classifica. Quali sono le rotatorie nostrane che hai individuato?

Premetto che spostandosi agli estremi margini della provincia, la quantità di rotonde presenti sul territorio diminuisce. In effetti, si tratta di un fenomeno urbanistico recente, che testimonia di uno sviluppo economico rapido e continuo. E’ un po’ come se le imprese che hanno fatto la fortuna economica di un’area volessero accaparrarsi uno spazio simbolico: sennonché, tante volte, queste sculture sconfinano nel naif  più spinto. Celebrare il distretto del Lambrusco con un grappolo d’uva… beh, è quantomeno ridondante. Detto questo, la Bassa presenta un numero di rotatorie inferiore rispetto alla zona periferica di Modena. Ne ho comunque individuate tre degne di nota: una nei pressi di Nonantola, dove campeggia il celebre “omino della pesa” (che nel 2014 fu addirittura trafugato e poi restituito alla comunità, infuriata per il furto); la seconda vicino a San Felice, che ho ribattezzato “Tutto fumo, niente arrosto”; infine, la terza, adiacente al polo scolastico di Concordia, da me identificata con l’appellativo di “Il pompiere paura non ne ha”.

Prendiamo invece in esame l’intera area provinciale. Riusciresti a stilare la top five delle rotatorie più brutte del Modenese? 

[Ride]. Bella sfida. Da artista, un po’ mi dispiace tacciare le cinque opere più brutte. Forse, se queste installazioni fossero alla Biennale, le guarderemmo con occhi diversi…  Sai, certe volte è più il contesto a definire l’artisticità, che l’opera stessa. Comunque, se proprio devo, al quinto posto colloco la rotatoria dei Tre Olmi, a Modena: al centro, è situata una piccola colonnina con la Madonna. Medaglia di legno invece per quella mastodontica cartolina in cemento a Pavullo, con la dedica incisa in basso: “saluti da Pavullo nel Frignano”. Sul gradino più basso del podio va indubbiamente una rotonda di Casinalbo: non è nemmeno una rotonda, la definirei piuttosto una “metarotonda”. Al secondo posto, colloco la predetta rotatoria dell’uva. Infine, credo che la medaglia d’oro vada assegnata a “Lambrutalismo”, una rotonda di Maranello situata in un vicolo cieco: un vero pugno nell’occhio!

Se desiderate visionare una mappa completa delle quaranta rotatorie più brutte della provincia, cliccate QUI

 

 

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