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22 Luglio 2026
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Lo studio, ‘funziona’ cura cicatrici di guerra con metodologia Biodermogenesi

(Adnkronos) - A poco più di un anno dalla presentazione del progetto 'Mission to Kiev', nato per offrire un percorso terapeutico ai feriti di guerra ucraini, al congresso della Società italiana di Medicina estetica (Sime 2025) a Roma il dottor Yehor Kolodchenko di Kiev, ha illustrato i primi risultati nella cura di pazienti straziati da cicatrici devastanti con la metodologia Biodermogenesi di RigeneraDerma. Lo studio preliminare - pubblicato su 'PubMed' - ha preso in considerazione 67 pazienti (15 bambini, 26 donne e 26 uomini) e ha riscontrato dopo il trattamento con "esito positivo, estetico e funzionale". Secondo la Un Human Rights Office, tra febbraio 2022 e il 31 dicembre 2024, sono rimasti feriti almeno 28.382 civili, tra cui 1.833 bambini, ma si teme che i dati reali siano molto più alti. Dai pochi studi esistenti, le principali ferite sono da ustione, conseguenza del fatto che l'aria intorno alle esplosioni diventa rovente per un raggio di decine di metri e tutti coloro che vengono coinvolti da tali onde d'urto termiche sono esposti a lesioni a mani, volto e collo, ovvero le parti generalmente non coperte dall’abbigliamento. Da RigeneraDerma è nato Mission to Kiev. Il progetto RigeneraDerma, nato per curare gratuitamente le cicatrici delle donne vittime di violenza, è stato esteso, sempre pro bono, anche a militari e civili feriti nel corso della guerra d'Ucraina, confermando l'attenzione da sempre dimostrata verso pazienti particolarmente deboli, verso i quali la medicina non è riuscita ad offrire cure significative. Troppo spesso i feriti di guerra sono stati abbandonati a loro stessi, con problemi di relazione causati proprio dalle cicatrici, talvolta deturpanti, e molte volte impossibilitati a rientrare nel mondo del lavoro, perdendo di conseguenza la propria indipendenza economica. Mission to Kiev è nato da un’idea di Maurizio Busoni, professore presso il Master di Medicina Estetica delle Università di Barcellona e Camerino. Il progetto si avvale del Patrocinio dell’Università di Verona con la collaborazione del professor Andrea Sbarbati e dell’ingegner Sheila Veronese, del professor Francesco D'Andrea dell'Università Federico II di Napoli, del dottor Yehor Kolodchenko, president of Association of Laser Medicine and Cosmetology di Kyiv, Ucraina. RigeneraDerma "ha accumulato esperienze estremamente positive nella terapia delle ustioni e delle cicatrici in genere, grazie all’utilizzo della metodologia Biodermogenesi, e questo ha permesso di sviluppare dei protocolli terapeutici per le cicatrici di guerra, generalmente più complesse rispetto a lesioni simili maturate in ambiente civile - riporta la nota dell'azienda - Questo a causa dei composti chimici abbinati ai proiettili e agli esplosivi destinati ad aggredire la pelle in un secondo tempo, causando ulteriori lesioni di estrema gravità. Per capire la portata di tali danni progressivi è sufficiente sapere che molto spesso gli amputati di guerra devono subire una seconda amputazione sul tessuto che si riteneva sano nel corso del primo intervento chirurgico. "Nonostante la storia dell'umanità sia scandita dalle guerre, sino ad oggi nessuno si è preoccupato di curare le cicatrici dei feriti sopravvissuti, - sottolinea Maurizio Busoni -. Attualmente non esiste un protocollo terapeutico convalidato, né una scala di valutazione del danno determinato da tali cicatrici. Pertanto siamo partiti dallo studio delle cicatrici di guerra e delle loro conseguenze, quali ad esempio dermatiti gravi e talvolta croniche o devastanti forme di tumore cutaneo, come le ulcere di Marjolin, che si possono manifestare anche 30 anni dopo la ferita. Questo ha permesso di sviluppare una scala di valutazione delle cicatrici di guerra che abbiamo denominato Powasas (Patient and Observer WAr Scar Assessment Scale), che è stata adottata per Mission to Kiev e ha permesso di determinare la gravità delle lesioni e successivamente di valutare i miglioramenti apportati». La scala Powasas è stata sviluppata da Maurizio Busoni e d Yehor Kolodchenko, che ne ha validato i contenuti sulla base delle proprie esperienze maturate nella cura delle cicatrici di guerra nel corso degli ultimi 14 mesi. Tale scala di valutazione offre, quindi, una chiave di lettura effettiva dei livelli di complicazione delle cicatrici di guerra e sarà destinata ad una pubblicazione su una rivista scientifica ad elevato impact factor. "I risultati ottenuti, che saranno oggetto di una specifica pubblicazione, che permetterà di condividere il protocollo terapeutico a favore di feriti coinvolti in conflitti locali che continuano a causare vittime. In base al rapporto della ong Armed Conflict Location and Event Data (Acled), che mappa i conflitti in tutte le regioni del mondo, vi sono guerre in corso in: Ucraina, Israele, Gaza, Cisgiordania, Libano, Sudan e Yemen e conflitti locali di diversa intensità che coinvolgono l’intero Sahel africano, la Siria e Haiti, mentre sta salendo la tensione tra India e Pakistan ed in Messico e Colombia la guerriglia per il contrasto ed il controllo della produzione e la distribuzione di cocaina sta assumendo i connotati di scontro armato vero e proprio tra bande organizzate e gli eserciti nazionali. Purtroppo, nell’ottica di tutti i conflitti esistenti, l’esperienza di Yehor Kolodchenko è destinata ad assumere un rilievo sempre più importante, rappresentando la prima terapia la cui efficacia è stata documentata e validata", prosegue la nota.  "Come medico, apprezzo molto il trattamento delle cicatrici con Biodermogenesi nei nostri pazienti che hanno subito ustioni e lesioni da esplosione e da combattimento, poiché è completamente indolore, non traumatico e non invasivo, - afferma il dottor Kolodchenko -. È privo di tempi morti e migliora davvero la condizione della pelle, riduce le contratture senza effetti collaterali o restrizioni dei pazienti, a differenza delle diffuse tecniche di ablazione laser. Inoltre, al momento, mancano pubblicazioni sul trattamento delle cicatrici di guerra con Energy Based Device".  "Sono molto soddisfatto dei dati raccolti in Ucraina dal Dottor Kolodchenko e dai suoi colleghi che hanno aderito con entusiasmo al progetto Mission to Kiev - afferma Busoni -. Realizzare per primi un protocollo terapeutico per le cicatrici di guerra era una sfida che mi ha reso difficile dormire, sia per la difficoltà di tali cicatrici, sia perché non volevo illudere i pazienti, già provati dalla vita, di poter ottenere dei miglioramenti che non si sarebbero poi realizzati. Oggi sappiamo che anche le componenti chimiche che rendono così complesse queste cicatrici possono essere gestite con successo e che possiamo veramente contribuire a migliorare la qualità della vita di tante persone, al momento in Ucraina ma in futuro anche negli altri teatri di guerra purtroppo presenti in tanti Paesi del mondo. Il rapporto di Ohchr del 31 dicembre 2024 parlava di 1.833 bambini rimasti feriti in Ucraina. Sapere che oggi possiamo aiutarli a ritrovare il sorriso è la più grande soddisfazione per coloro che lavorano nell’ambito della medicina". [email protected] (Web Info)

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