Clamoroso al Cibali – L’impegno dei genitori per far praticare “il Calcio” al proprio figlio, la riflessione di mister Daniele Denti
Di Daniele Denti
Nuovo appuntamento con la nostra rubrica, “Clamoroso al Cibali”, uno spazio di condivisione, una finestra aperta continua sul calcio giovanile locale.
Oggi parliamo dell’impegno dei genitori per far praticare “il Calcio” al proprio figlio
Genitori presenti, volenti o nolenti??
E’ IL CALCIO DEI GENITORI O E’ IL CALCIO DEI RAGAZZI????
Da anni sono in questo mondo, anche quest’anno respiro i campi sin dalla fine di agosto essendo Responsabile Tecnico dell’Agonistica di una società locale e collaboratore Scouting di società Pro.
E ho la percezione che ogni nuovo inizio di stagione sia più complicato del precedente. Diciamo che in questo periodo storico la condivisione è totale perché i mezzi a disposizione sono veramente efficienti e immediati; quindi, nascono come funghi gruppi di what’s app di ragazzi, di genitori, di staff tecnici, di staff tecnici con i genitori, di ragazzi con gli staff tecnici e chi più ne ha più ne metta.
E così decine e decine sono le notifiche quotidiane, orari di allenamento, iscrizioni, pagamento retta, variazione dei programmi, convocazioni, programmi partite, segnalazioni, lamentele, auguri di compleanno e altre mille motivazioni.
Notifiche che gli addetti ai lavori e i genitori devono leggere tutte, perché non si ha l’idea di quali siano d’interesse comune, specifico o di parte del gruppo.
Ed è di questo che vorrei parlare oggi. Dell’impegno dei genitori dedicato a questa attività.
Prima di tutto l’impegno economico, che varia da società a società, che comprende allenamenti e kit sportivi, solitamente disciplinato in un paio di rate. Credo che si passi a seconda della pre-agonistica o agonistica dai 400,00 € ai 700,00 € di quota + kit (per esperienza e conoscenza personale).
Però quello più significante è l’impegno personale, accompagnare i figli al campo, tornare a prenderli, spesso tre volte a settimana più la partita del weekend. Leggere appunto tutte le notifiche, calendarizzare impegni, variazioni programmi e gestioni affini.
E’ più o meno un secondo lavoro per il genitore ovviamente presente.
Come potrebbero migliorare il servizio le società? Come dovrebbe cambiare l’offerta generale per aiutare i genitori?
E Inoltre, possibile che si necessiti di tutto questo? Io sono un 1977, quando ero un ragazzino non esisteva il cellulare, quindi niente what’s app, niente gruppi, niente reperibilità immediata.
Si faceva allenamento tre volte a settimana, sempre a quell’ora, se c’era un problema te ne accorgevi al campo, prendevi su la tua borsa e tornavi a casa. I genitori non erano mai informati nell’immediato però non succedeva nulla.
E soprattutto, si faceva allenamento anche se pioveva !!!!!!!!!!! nessun messaggio, piove? Ma si allenano? Vengo a prenderlo? Ha smesso? Nulla!!!!
Allora mi chiedo, ma il problema siamo noi adulti? Stiamo crescendo dei ragazzi con una eccessiva e morbosa presenza viziandoli all’eccesso?
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