L’abbraccio di Modena a Francesca Albanese
L'abbraccio di Modena a Francesca Albanese. Lunghe file fuori dal teatro, e tutto esaurito dentro, per ascoltare Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi che era ospite a Modena del Festival Dig, rassegna di giornalismo investigativo.
Per lei, lunghi applausi e tanto calore per accoglierla.
Albanese da Modena ha lanciato un appello deciso alla mobilitazione. Bisogna andare oltre ha sottolineato, ai semplici gesti simbolici o dichiarazioni di solidarietà, e organizzare azioni concrete: sostegno alle campagne di boicottaggio e pratiche di disobbedienza civile sia in Italia che in Europa. Secondo Albanese, limitarsi ad esprimere vicinanza equivale a un fallimento; serve un impegno reale e tangibile.
L’incontro, sostenuto da Comune, Regione e Fondazione Emilia-Romagna con un finanziamento di 150.000 euro, si è trasformato in una tribuna politica e militante, in cui la diplomatica ha abbandonato il linguaggio tradizionale delle istituzioni internazionali per rivolgersi direttamente ai presenti come “compagni” chiamati ad agire. Ha criticato apertamente anche alcune ONG, accusandole di mantenere un approccio di tipo “assistenzialista”, simile a quello degli anni ’60, e ha invitato a smettere con la retorica dei “pozzi in Africa”: ciò che serve, ha dichiarato, non è carità ma giustizia. Ha poi elogiato quelle organizzazioni che scelgono la via giudiziaria per contestare gli Stati, citando esempi in Inghilterra, Norvegia e Olanda, e menzionando il recente coordinamento italiano di “Giuristi e Avvocati per la Palestina”, definito una delle esperienze più significative dell’avvocatura nazionale.
Un altro punto forte del suo discorso ha riguardato la Flotilla, che secondo Albanese non rappresenta un semplice sforzo logistico per portare aiuti, ma un atto politico: “una parte di umanità che rifiuta di accettare il genocidio in corso”. La missione, ha aggiunto, non mira solo a consegnare aiuti umanitari, ma a sfidare il blocco e l’impunità internazionale, denunciando persino attacchi con droni israeliani nelle tratte tra Tunisia e Creta. Per la relatrice, i governi avrebbero l’obbligo, in base al diritto internazionale, di inviare navi militari cariche di aiuti, ma scelgono l’inerzia.
Infine, Albanese ha condannato la narrativa dominante su Palestina e Hamas, parlando di “demonizzazione sistematica” utile a manipolare la memoria storica, come già accaduto in America Latina. Ha ricordato che i palestinesi non sono “mostri”, ma un popolo che cerca semplicemente di sopravvivere.
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