L’orrore di Mirandola, Nadia ricorda l’amica Vincenza: insieme erano sopravvissute al terremoto della Haemotronic
MIRANDOLA – Erano sopravvissute al terremoto, quello terribile del maggio 2012 che aveva devastato la Bassa modenese e colpito duramente il distretto biomedicale. Avevano lavorato insieme alla Haemotronic di Medolla, attraversando una delle tragedie più dolorose della storia recente del territorio. Quattordici anni dopo, Nadia Ganzerli si trova a raccontare un altro dramma, questa volta ancora più vicino: la morte dell'amica Vincenza Giannini, uccisa insieme al marito Pietro Ferdinando Casari nella loro abitazione di via Imperiale, a Mirandola.
È una storia che per chi vive nella Bassa modenese ha un significato particolare. Perché il nome della Haemotronic riporta immediatamente alla memoria il 29 maggio 2012, quando una nuova violentissima scossa di terremoto fece crollare il capannone dell'azienda biomedicale di Medolla. Sotto le macerie morirono quattro lavoratori: Paolo Siclari, Giordano Visconti, Matteo Serra e Biagio Santucci.
Erano passati appena nove giorni dalla prima grande scossa, quella del 20 maggio. La popolazione era ancora impaurita, le aziende cercavano di riprendere l'attività e migliaia di persone tentavano faticosamente di tornare a una vita normale. Poi arrivò il secondo terremoto, quello che trasformò anche numerosi luoghi di lavoro in luoghi di morte.
Nadia e Vincenza avevano attraversato quel periodo, condividendo non soltanto l'esperienza professionale ma anche la paura e il dolore che avevano investito l'intera comunità.
Oggi è Nadia a raccontare davanti alla videocamera di SulPanaro gli anni trascorsi insieme, il lavoro alla Haemotronic e il ricordo dell'amica. Una testimonianza che restituisce a Vincenza una storia molto più lunga di quella, terribile, che l'ha portata sulle pagine della cronaca nazionale.
Vincenza aveva 74 anni. Aveva lavorato per circa trent'anni nell'azienda biomedicale, costruendosi nel tempo rapporti di amicizia che erano continuati anche al di fuori della fabbrica. Era una donna attiva, amava coltivare piante e rose, cucinare e preparare dolci. Nella sua vita c'erano anche tre gatti ai quali era profondamente affezionata.
Con Pietro Ferdinando Casari, originario di San Felice sul Panaro, aveva condiviso quasi cinquant'anni di vita. Si erano conosciuti quando lei aveva 25 anni e lui 34. Entrambi provenivano da precedenti matrimoni ed entrambi avevano già un figlio. Insieme avevano costruito una nuova famiglia.
Poi, giovedì 15 ottobre, la scoperta dei loro corpi nell'abitazione di via Imperiale. Per il duplice omicidio è stato fermato Daniele Tavoni, figlio di Vincenza, gravemente indiziato dell'uccisione della madre e del patrigno. La sua responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi giudiziarie.
Il contrasto tra le due tragedie è impressionante. Nel 2012 c'era stata una calamità naturale, un terremoto che aveva devastato case e fabbriche e spezzato tante vite. Nel 2026, per Vincenza, la violenza è arrivata dentro la propria abitazione, il luogo in cui avrebbe dovuto essere al sicuro.
Sono due tragedie profondamente diverse, accomunate soltanto dal dolore che hanno lasciato dietro di sé.
Per Nadia Ganzerli, però, Vincenza non è soltanto una delle vittime del delitto che ha sconvolto Mirandola. È l'amica con la quale aveva condiviso anni di lavoro e un pezzo importante della propria vita.
Ed è proprio attraverso i suoi ricordi che possiamo conoscere un'altra Vincenza: non soltanto la donna uccisa nella casa di via Imperiale, ma la collega, l'amica, la persona che aveva attraversato insieme a tanti altri una delle pagine più difficili della storia della Bassa modenese.
Nel video realizzato da SulPanaro, Nadia Ganzerli racconta il suo legame con Vincenza e torna con la memoria agli anni della Haemotronic e al terremoto del 2012.
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