MIRANDOLA – Ha fatto discutere, nei giorni scorsi, la presa di posizione del capogruppo del Pd in Consiglio comunale a Mirandola, Roberto Ganzerli, che, in merito alla questione Aimag, aveva definito “inaccettabile” il documento per il rinnovo a breve termine del patto di sindacato.

Ganzerli, il suo intervento su AIMAG è stato considerato in ambienti del suo partito un intervento a gamba tesa…

“Il PD non è una organizzazione militare, le opinioni diverse sono legittime, e io ho sentito il dovere di esprimere il dissenso, non solo mio, rispetto a orientamenti, votati non solo dal PD, ma dalla Lega e dai civici di centrodestra, che potrebbero danneggiare il territorio e i cittadini”.

Da dove nasce la sua avversione verso HERA?

“Io non ho nessun pregiudizio verso HERA, ma mi pare che si stesse andando verso la cessione del controllo di AIMAG praticamente a gratis, senza capire quali sarebbero i vantaggi per i cittadini e il territorio”.

I sindaci che hanno votato per cedere il controllo di AIMAG avranno sicuramente fatto le valutazioni del caso…

“Non lo so, a me non le ha illustrate nessuno, ma se i sindaci hanno il compito di dirigere AIMAG, i proprietari sono i cittadini, ed è a loro che si devono spiegare vantaggi e svantaggi delle scelte sul futuro dell’azienda. Quando si tratta di questioni strategiche di questa portata, trasparenza e partecipazione sono un problema di sostanza, non solo di metodo. E ricordo che nessun sindaco ha ricevuto il mandato elettorale di cedere il controllo di AIMAG”.

Però si dice che AIMAG abbia seri problemi di bilancio, non crede che ciò sarebbe sufficiente a giustificare un cambio di gestione?

“Con i “si dice” non si fanno strategie. In ogni caso non è che HERA viene con una borsa di soldi per coprire buchi, non prendiamoci in giro. Se ci sono conti da sistemare dobbiamo sistemarli da soli”.

Ma il problema della gestione resta, non crede?

“Vediamo di capirci: se qualcuno pensa che non siamo capaci di dirigere AIMAG senza la tutela di HERA, allora lo dica chiaro e tondo. Sarebbe autolesionista e offensivo verso il sistema politico di questo territorio, ma almeno sarebbe tutto più chiaro. Ma il progetto di sviluppo di queste aree è un’altra cosa: lo dobbiamo disegnare noi, le istituzioni democratiche. Dopo di che vedremo quali potranno essere i protagonisti: AIMAG, HERA, le imprese private, magari con intese e collaborazioni vantaggiose per tutti”.

A questo punto, come se ne esce, secondo lei?

“Si rinnova il patto di sindacato fino a fine 2024, così com’è, senza fughe in avanti. Dopo di che c’è un anno di tempo per approfondire e ridiscutere le ipotesi in campo, in modo trasparente e partecipato. E chi ritiene di avere già la soluzione in tasca la può presentare agli elettori. Stiamo parlando di democrazia”.

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