MIRANDOLA – Un imprenditore mirandolese è stato rinviato a giudizio con le accuse di indebite compensazioni, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, omesso versamento Iva, autoriciclaggio, falso in bilancio e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. L’imprenditore era stato arrestato lo scorso agosto mentre si trovava in un hotel di lusso di Milano Marittima, dove soggiornava da oltre un anno.

Le indagini che hanno portato all’arresto di agosto e ora al rinvio a giudizio avevano avuto origine dalla segnalazione di alcune operazioni sospette da parte della Banca d’Italia. Secondo l’accusa, l’imprenditore mirandolese avrebbe creato buoni-lavoro (i cosiddetti voucher) per circa 10 miliardi di euro, per generare un fittizio credito di imposta di 24 milioni di euro, che sarebbe poi stato utilizzato soprattutto per abbattere il debito tributario verso l’erario delle società riconducibili all’imprenditore. La Guardia di Finanza avrebbe poi indagato anche su due operazioni di autoriciclaggio per oltre 2 milioni e mezzo di euro, organizzate dall’imprenditore attraverso il trasferimento di parte del credito d’imposta fittizio a due società di fatto gestite da lui per la capitalizzazione delle stesse.

Se l’imprenditore finirà a processo, altre due persone, considerate dall’accusa “prestanome” dell’imprenditore mirandolese, hanno, invece, scelto di patteggiare, rispettivamente, un anno e otto mesi e nove mesi di carcere con la condizionale.

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