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30 Luglio 2021- Aggiornato alle 13:01

Don Severino Fabriani dichiarato venerabile: il Papa ha riconosciuto le sue virtù eroiche

NONANTOLA- Con grande gioia l’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, insieme alla Congregazione delle Figlie della Provvidenza per le Sordomute, ha accolto la comunicazione che il Santo Padre Francesco, ricevendo in Udienza il 19 giugno 2021 monsignor Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha autorizzato la promulgazione del Decreto riguardante le virtù eroiche del Servo di Dio Severino Fabriani, sacerdote diocesano, nato il 7 gennaio 1792 a Spilamberto e morto a Modena il 27 agosto 1857.

La fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione fu aperta da monsignor Benito Cocchi il 4 ottobre 2008 e si chiuse il 24 ottobre 2009, nella chiesa di San Domenico. Ora il Servo di Dio Severino Fabriani è dichiarato venerabile.

Don Severino Fabriani entrò in Seminario a Modena nel 1806, fu ordinato sacerdote il 17 dicembre 1814 e venne nominato insegnante di Fisica e Storia Naturale nel Seminario. Continuò a studiare e ad approfondire diversi campi del sapere, tanto da diventare, nel 1821, socio dell’Accademia delle Scienze, Lettere e Arti, distinguendosi come letterato, storico, filosofo, teologo, apologista, fisico e naturalista. Il 1° gennaio 1822, a 30 anni, improvvisamente venne colpito da afasia, con conseguente perdita della voce. Questo avvenimento lo toccò profondamente poiché lo costrinse a rinunciare all’insegnamento, ad esprimersi a cenni con i pochi amici in grado di capirlo, ma soprattutto lo privò della possibilità di esercitare il ministero sacerdotale. In questo periodo gli fu di conforto il sostare in meditazione davanti al Crocifisso. Lo scritto diviene la sua unica possibilità di comunicare e ai suoi corrispondenti diceva di vedere questa sua malattia nella luce della Provvidenza, come un preciso invito di Dio a purificarsi maggiormente nel proprio spirito e a diventare più sensibile verso le realtà eterne.

Nel 1823, un amico sacerdote gli chiese di prendersi cura di una ragazza undicenne sordomuta e, l’anno successivo, fu chiamato a dirigere la scuola per sordomute, alcune delle quali erano state accolte nelle “Scuole di Carità”, insieme ad altre bambine udenti.

In quel periodo, si recò a Milano e Genova, con lo scopo di visitare scuole per sordi, per apprendere i metodi da loro utilizzati. Nel 1828, chiuse le “Scuole di Carità”, rimase attiva sola quella diretta dal Servo di Dio, occupandosi solamente delle bambine sordomute. Egli, coadiuvato da tre maestre, diede inizio alle “Figlie della Provvidenza per le Sordomute”, con lo scopo precipuo di occuparsi dell’educazione delle sordomute. A questa opera dedicò tutto se stesso. Resosi conto che occorreva garantirne la continuità, cercò di ottenere il riconoscimento da parte dell’autorità ecclesiastica al nuovo Istituto Religioso, che venne approvato dal Sommo Pontefice Gregorio XVI, il 9 gennaio 1845. Con tale approvazione vennero ammesse, per la prima volta e a pieno titolo in un Istituto Religioso, con il nome di Oblate, le fanciulle sordomute desiderose di consacrarsi al Signore e al bene dei propri fratelli. Il Servo di Dio, negli ultimi anni della sua vita, si impegnò a rendere la scuola sempre più rispondente alle nuove esigenze e ad assicurare serenità economica all’Opera. Nel 1849 diede alle stampe le “Lettere logiche sopra la grammatica italiana pe’ sordomuti”.

Il 26 agosto dello stesso anno, fu colpito da ictus cerebrale. Morì il 27 agosto 1849 a Modena, all’età di 57 anni.

L’Istituto Figlie della Provvidenza per le Sordomute venne fondato nel 1828 a Modena e, dal 1952, è presente anche nella Diocesi di Carpi con la scuola dell’infanzia e primaria “Don Severino Fabriani”.

L’opera di don Fabriani è inoltre presente a Casola di Montefiorino, con una casa di preghiera, a Roma, con una scuola secondaria, e ha varcato anche i confini nazionali, raggiungendo Brasile, Sri Lanka e Nigeria.

“L’esercizio eroico della fede – si legge nel Decreto promulgato dalla Congregazione delle Cause dei Santi – portò il Servo di Dio ad accettare l’infermità che lo rese afono per sempre e gli impedì l’esercizio del ministero sacerdotale. Si dedicò all’adorazione eucaristica e alla meditazione della Passione di Gesù. La virtù della speranza, illuminata dalla fede, fu vivissima e forte nella consapevolezza della bontà di Dio, in cui trovò conforto nelle tribolazioni sostenute. Anche nelle difficoltà fondazionali dell’Istituto si abbandonò fiducioso e con animo forte alla Provvidenza, infondendo alle Suore coraggio, letizia e confidenza in Gesù. Visse la carità verso Dio, nella continua ricerca della maggior gloria di Dio. Espressione del profondo amore per Dio fu la sua intensa e fervorosa vita di preghiera e di adorazione, nonché di filiale devozione alla Vergine Maria. Aspetto fattivo e concreto dell’amore verso Dio fu la carità verso il prossimo, in particolare verso le ragazze mute, per le quali fondò l’Istituto di donne consacrate alla loro istruzione cristiana e civile. Insieme all’amore paterno verso le piccole mute, il Servo di Dio si prodigò generosamente verso i più bisognosi con elemosine e sussidi e, per l’edificazione dei fedeli, con opere di carattere ascetico e apologetico”.

Nel 1992, anche Giovanni Paolo II ricordò la figura di don Severino Fabriani nel discorso alle “Figlie della Provvidenza per le Sordomute” nel II centenario della nascita del Fondatore: Quale nobile figura è quella del vostro Fondatore! Uomo colto e sensibile, apologeta intelligente e acuto nella difesa della verità e della fede. Don Severino Fabriani fu soprattutto un grande educatore e benefattore dei piccoli e dei sofferenti. Frutto delle sue concrete esperienze è il volume assai apprezzato “Lettere logiche sopra la grammatica italiana”, che propone un metodo semplice e pratico di insegnamento della lingua italiana ai sordomuti. Insieme alla sua opera umanitaria ed evangelica, ciò che in lui colpisce e affascina è la profonda spiritualità. Scrivendo alle Suore Maestre del suo Istituto, egli insisteva sulla necessità di avere “carità, zelo, pazienza, quanto una madre per il più amato suo figlio, quanto un apostolo per un nuovo popolo di credenti…”. Insegnava e praticava così la via dell’amore, dedicandosi interamente alla cura delle piccole emarginate dalla società. Additava, però, sempre la meta suprema del Paradiso, raccomandando insistentemente “pace, carità, unione”, perché “dove è la pace ivi è Dio”. E soggiungeva, richiamandosi al Vangelo: “Tutti conosceranno che siamo discepoli di Gesù, se avremo tra noi carità e dilezione scambievole”.

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