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02 Ottobre 2022

Il paradosso energetico. E non solo

di Andrea Lodi

Donato Coppi è un imprenditore pugliese. La sua azienda di Turi produce un vino di alta qualità, il “Primitivo” DOC e consuma molta energia elettrica. Anche di notte, a causa degli impianti di refrigerazione. Dieci anni fa, per cercare di raggiungere l’autonomia energetica e risparmiare sul costo dell’energia elettrica, investe una somma considerevole, pare 3,5 milioni di euro, in un “doppio” impianto fotovoltaico.

Furto di Stato

Perché doppio? Perché un impianto gli sarebbe servito per il fabbisogno energetico diurno, mentre il secondo per quello notturno. Ma come funziona il secondo impianto? Semplice: l’energia prodotta durante il giorno dal secondo impianto viene immessa in rete, o meglio venduta al “Gestore”, e quindi riacquistata per l’utilizzo notturno. Semplice no? No. Complesso. Anzi molto complesso. Perché? Perché l’energia venduta al “Gestore” e riutilizzata durante la notte viene venduta ad un prezzo bloccato, predeterminato a norma di legge, e riacquistata ad un valore dieci volte superiore, ovvero ai prezzi di mercato. Un paradosso. Un enorme, ingiustificato, assurdo, paradosso.

“Furto di Stato”, lo definisce Donato Coppi. Che non è il titolo di un film presentato all’ultimo Festival del Cinema di Venezia, ma una storia vera. Una delle tante assurde vicende che riguardano il nostro amato Paese.

Il mercato

Ogniqualvolta accade qualche situazione che mette in difficoltà imprese e famiglie, si scarica la colpa sul famigerato “mercato”. Da giorni assistiamo ad un vero e proprio assalto mediatico sull’ingiustificato ed indiscriminato aumento del costo dei beni energetici, che metterà in ginocchio imprese e famiglie. Colpa del mercato dei beni energetici, colpa delle operazioni dei maghi della finanza speculativa, urlano le masse nel grande fluido mediatico/internettiano, quando non sono impegnate a seguire le vicende domestiche dei coniugi Ferragnez.

La finanza speculativa

Già, la finanza speculativa. Da quando sono stati inventati i titoli derivati, i titoli futures, soprattutto quest’ultimi, abbiamo scoperto che ogni singola azione che compiano ogni giorno, dal gas che utilizziamo per prepararci una qualche prelibatezza della grande arte culinaria italiana, all’acqua che usiamo per lavarci, ebbene, dietro ad ogni singola azione c’è l’ombra della finanza speculativa. Bambocci travestiti da pseudo manager che scommettono su di noi, sulle nostre teste. E pare che nessun Governo del pianeta possa intervenire per fermare questo delirio, che sta di fatto sempre più impoverendo la società.

Pare che la crisi finanziaria del 2008, con conseguenze negative sull’economia reale e sulla società civile, non ci abbia insegnato nulla. Il Prof. Luigi Campiglio, allora pro-rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, diceva che “l’epoca dei prodotti finanziari e assicurativi ibridi e complessi è finita; nel futuro saranno la chiarezza, la trasparenza e la semplicità a guidare il mondo della finanza”. Purtroppo le cose non sono andate esattamente così. Anzi.

Ma di chi è la colpa? Più che di colpe, occorre scomodare l’incapacità dei nostri amministratori, che abbiano il blasone di qualche autorevole università o la quinta elementare non fa differenza, i quali ormai da troppo tempo evidenziano una “discreta” mancanza di lungimiranza, intesa come la capacità di “guardare avanti”, di avere una visione proiettata verso il futuro delle strategie da adottare per tutelare gli interessi dei cittadini. Interessi non in termini economici, ma di vivibilità, di benessere primario. Oltretutto, in un periodo difficile come quello che stiamo attraversando, cari avvoltoi della politica, c’era proprio bisogno di causare una crisi di governo?

Diritti non beni

I beni energetici non possono essere dati in gestione ai privati, che devono trarne profitto, ma devono essere un bene comune, di proprietà dei cittadini. Anzi non devono nemmeno essere considerati dei beni, ma dei “diritti”, non attaccabili dalla finanza speculativa.

Anni fa, un collega, ha perso la giovane moglie a causa di un male incurabile. Una forma molto rara di tumore. Il medico che per anni l’ha seguita, egregiamente dice il collega, gli avrebbe fatto presente che la giovane moglie ha avuto le stesse identiche cure che ha avuto un importante uomo politico americano, all’interno di uno dei tanti prestigiosi hospital americani, accessibili a pochi eletti. Con un’unica differenza: la moglie del collega non ha dovuto sborsare un euro, perché le spese sono state supportate dal servizio sanitario nazionale, ovvero dalla comunità. Il politico americano ha dovuto sborsare svariate centinaia di migliaia, se non milioni, di dollari. Se non è speculazione questa. Oltretutto sulla salute delle persone. Un vero e proprio obbrobrio. Quando parliamo di salute, energia elettrica, gas, acqua, alimenti, case, parliamo di diritti. Il diritto di ogni singolo cittadino, povero o ricco che sia, di poter avere accesso a questi beni, senza dover rischiare di fallire per dover pagare la bolletta del gas.

L’Europa unita esiste?

Alla luce di quanto sta accadendo in questo “annus horribilis”, giunge spontanea una domanda: ma l’Europa unita esiste? Francia e Germania hanno siglato un accordo tra di loro per affrontare la crisi energetica. E gli altri Paesi dell’Unione? La Commissione europea in questi anni pare abbia trascurato i segnali di guerra che da diversi anni provenivano dal fronte russo. Non è mai stata presa in considerazione l’ipotesi di un progetto comunitario per rendere l’Europa il più possibile autonoma dal punto di vista energetico.

O meglio, qualcuno ci ha provato. Nel lontano 2014, Ana Aguado Cornago, ex Segretario Generale di EDSO (European Distribution System Operators for Smart Grids), scomparsa purtroppo prematuramente all’età di 49 anni nell’ottobre del 2016, promosse un ambizioso, ma sensato, progetto europeo di produzione e distribuzione di energia attingendo in particolare alle fonti rinnovabili. Ogni Paese avrebbe messo a disposizione le proprie risorse, condividendole con gli altri Paesi europei. Ana Aguado Cornago parlava di un investimento attorno ai 700 miliardi da realizzare in 30 anni. Considerando che allora l’Europa spendeva ogni anno 450 miliardi di euro per l’acquisto di gas e petrolio, il calcolo di convenienza si fa da sé. Purtroppo però la lungimiranza della Commissione europea non è arrivata a comprendere l’importanza di tale progetto. Pazienza.

Le associazioni dei consumatori

Di fronte alla situazione drammatica che stiamo vivendo si registra un grande assente: le associazioni dei consumatori. Sappiamo benissimo che in Italia non hanno mai avuto un peso significativo. Adesso sarebbe il momento di fare sentire la propria voce. Magari organizzando un grande movimento di protesta dei consumatori. Come? Rifiutandosi di pagare le bollette di luce e gas. Tutti insieme. E pretendendo di stabilire un prezzo massimo. Forse gli speculatori frenerebbero le proprie bramosie di arricchimento. Magari. Ma è meglio restare con i piedi per terra e organizzarsi per un inverno vocato al risparmio. Auguri Italia.

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