La proposta: i bar nella rete dei rifugi climatici
MODENA - I bar entrino nella rete dei rifugi climatici.
A fare l'appello è l'ex consigliere 5 Stelle Vittorio Ballestrazzi.
"Modena ha pubblicato una mappa con 97 fontanelle pubbliche, 5 casette dell'acqua e i parchi, annunciando l'integrazione con gli spazi pubblici climatizzati; altri Comuni si stanno muovendo nella stessa direzione - spiega Ballestrazzi -.
Vorrei però segnalare un attore che in queste mappe non compare mai, eppure svolge da sempre – silenziosamente – la funzione di rifugio climatico più capillare del Paese: il bar. Per anziani, studenti e persone che vivono in abitazioni senza climatizzazione, il bar sotto casa è oggi il luogo più accessibile dove trovare fresco, acqua, servizi igienici e compagnia, al costo di una consumazione.
Del resto, il principio per cui un esercizio commerciale può erogare servizi di interesse collettivo con il sostegno pubblico è già nel nostro ordinamento: la legge sui piccoli comuni (L. 158/2017, art. 2, comma 2) consente ai comuni sotto i 5.000 abitanti di istituire "centri multifunzionali per la prestazione di una pluralità di servizi in materia ambientale, sociale, energetica, scolastica, postale, artigianale, turistica, commerciale, di comunicazione e di sicurezza", prevedendo che regioni e province possano concorrere alle spese dei locali. Perché non estendere questa logica alle città, aggiornandola all'emergenza climatica?
Vorrei però segnalare un attore che in queste mappe non compare mai, eppure svolge da sempre – silenziosamente – la funzione di rifugio climatico più capillare del Paese: il bar. Per anziani, studenti e persone che vivono in abitazioni senza climatizzazione, il bar sotto casa è oggi il luogo più accessibile dove trovare fresco, acqua, servizi igienici e compagnia, al costo di una consumazione.
Del resto, il principio per cui un esercizio commerciale può erogare servizi di interesse collettivo con il sostegno pubblico è già nel nostro ordinamento: la legge sui piccoli comuni (L. 158/2017, art. 2, comma 2) consente ai comuni sotto i 5.000 abitanti di istituire "centri multifunzionali per la prestazione di una pluralità di servizi in materia ambientale, sociale, energetica, scolastica, postale, artigianale, turistica, commerciale, di comunicazione e di sicurezza", prevedendo che regioni e province possano concorrere alle spese dei locali. Perché non estendere questa logica alle città, aggiornandola all'emergenza climatica?
Il paradosso attuale è che il beneficio collettivo del fresco ha un costo privato: le bollette energetiche estive dei baristi. Propongo quindi che i Comuni, a partire da Modena che sta istituendo una cabina di regia sul clima, riconoscano ufficialmente questo ruolo, inserendo i bar aderenti nella mappa dei rifugi climatici e prevedendo in cambio agevolazioni mirate, come riduzioni della TCP (tariffa corrispettiva puntuale sui rifiuti) o del canone unico per l'occupazione di suolo pubblico, o contributi sui costi energetici. Impegni e modalità saranno naturalmente da definire in convenzioni volontarie tra Comune e associazioni di categoria degli esercenti.
Sarebbe una misura a costo contenuto, immediatamente attuabile e capace di trasformare una rete già esistente in infrastruttura di adattamento climatico. Le città che si preparano al caldo estremo non partono da zero: hanno già migliaia di rifugi climatici. Basta riconoscerli".
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