El Koudri, nuovi dubbi sui controlli prima dell’attentato: Mezzetti e Pd incalzano Piantedosi
MODENA – Che cosa sapevano gli apparati dello Stato su Salim El Koudri prima del 16 maggio? E perché, se è vero quanto raccontato domenica sera da Fuori dal Coro, l’attività di osservazione nei suoi confronti sarebbe stata interrotta? Sono le domande che il sindaco di Modena Massimo Mezzetti e i parlamentari del Partito democratico Stefano Vaccari, Maria Cecilia Guerra, Enza Rando e Matteo Mauri rivolgono ora al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dopo le nuove rivelazioni trasmesse il 27 settembre da Rete 4.
Il punto più rilevante del servizio riguarda la testimonianza, resa in forma anonima, di un uomo presentato dalla trasmissione come un operativo dell’intelligence. Secondo il suo racconto, El Koudri sarebbe stato seguito tra il 2021 e il 2023 e il successivo “epilogo negativo” sarebbe riconducibile a una errata interpretazione delle informazioni raccolte. Si tratta, allo stato, di affermazioni giornalistiche basate su una fonte anonima e non di circostanze confermate ufficialmente dagli apparati di sicurezza.
Proprio su questo Mezzetti chiede che sia Piantedosi a chiarire. Il sindaco domanda se il ministro fosse a conoscenza delle eventuali attività di intelligence svolte su El Koudri, perché fossero state interrotte e come tutto ciò possa conciliarsi con le dichiarazioni rese subito dopo l’attentato.
Il riferimento è alle parole pronunciate da Piantedosi il 17 maggio, quando il ministro disse che il fatto appariva in quel momento soprattutto riconducibile a una situazione di disagio psichiatrico e aggiunse che, sul piano della prevenzione antiterrorismo, non risultava essere “sfuggito nulla”. Precisò comunque che gli accertamenti degli inquirenti sarebbero proseguiti.
«Oggi, alla luce delle informazioni rese pubbliche, quella rassicurazione richiede una spiegazione», sostiene Mezzetti. Il sindaco sottolinea che non spetta alla politica stabilire la qualificazione giuridica dell’azione del 16 maggio, ma ritiene necessario sapere che cosa conoscessero gli apparati prima dell’attacco e perché quelle conoscenze, se confermate, non fossero entrate nella ricostruzione fornita immediatamente dopo.
Sulla stessa linea i parlamentari Pd Vaccari, Guerra, Rando e Mauri, che hanno presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno. Chiedono di sapere se El Koudri sia stato effettivamente oggetto di attenzione da parte dell’intelligence o dell’antiterrorismo, per quali circostanze e se, alla luce degli elementi emersi successivamente, Piantedosi confermi quanto affermato nei giorni immediatamente successivi ai fatti.
Le nuove rivelazioni televisive arrivano dopo settimane nelle quali sono emersi altri elementi sulla figura di El Koudri. Fuori dal Coro ha mostrato anche nuovi video registrati prima dell’attentato, tra cui un filmato girato alle 0.56 del 16 maggio che la trasmissione interpreta come legato a una sorta di “purificazione” precedente all’azione. Il programma ha inoltre proposto la tesi secondo cui alcuni comportamenti apparentemente deliranti potrebbero essere simulati da soggetti radicalizzati per apparire affetti da disturbi psichiatrici. Quest’ultima resta però un’interpretazione avanzata nel servizio televisivo e non una conclusione accertata in sede investigativa o giudiziaria.
Nel frattempo, dagli accertamenti svolti nei mesi successivi all’attentato sono emersi anche elementi relativi alle ricerche online compiute da El Koudri, comprese consultazioni su Isis e Osama Bin Laden. Nei giorni immediatamente successivi al 16 maggio, invece, le prime analisi dei dispositivi non avevano fatto emergere collegamenti con organizzazioni jihadiste o un percorso di radicalizzazione.
Tra gli elementi tornati al centro dell’attenzione c’è anche il percorso universitario di El Koudri. Durante gli anni in cui frequentava Economia e Marketing internazionale a Modena, tra il 2014 e il 2017, ricevette complessivamente 6.585,33 euro di borsa di studio pubblica. Il dato è emerso nei giorni scorsi nell’ambito di una polemica politica sollevata dal senatore di Fratelli d’Italia Michele Barcaiuolo.
Già nel 2021 El Koudri aveva inoltre inviato all’Università di Modena una email contenente insulti contro i cristiani, seguita meno di un’ora dopo da un messaggio di scuse nel quale collegava lo sfogo alla difficoltà di trovare un lavoro coerente con il proprio percorso di studi. La circostanza era emersa subito dopo l’attentato ed era stata confermata pubblicamente anche da Piantedosi.
Il nuovo capitolo aperto da Fuori dal Coro non risolve dunque la questione della natura dell’attacco del 16 maggio, ancora affidata agli accertamenti giudiziari, ma pone un interrogativo diverso: se El Koudri fosse davvero stato seguito dall’intelligence per due anni, quali informazioni erano state raccolte e perché quell’attenzione cessò?
È su questo punto che Mezzetti e i parlamentari Pd chiedono ora una risposta istituzionale. «Se le rivelazioni trasmesse ieri sera saranno smentite, il Governo lo dica e ne spieghi le ragioni – afferma il sindaco –. Se invece saranno confermate, occorrerà spiegare fino in fondo che cosa non ha funzionato».
ATTENTATO DI MODENA. BARCAIUOLO (FDI): «MEZZETTI DIMENTICA LE PROPRIE PAROLE. I CITTADINI ATTENDONO ANCORA LE SUE SCUSE»
«Rispetto all’attentato di Modena, il sindaco Mezzetti farebbe bene, almeno per una volta, a osservare un prudente silenzio. All’indomani dell’attentato fu tra i primi a ricondurre pubblicamente quanto accaduto al disagio psichico, arrivando a costruire, insieme a una buona parte della sinistra locale, una narrazione sulla salute mentale e sulla necessità di rafforzarne i servizi. Oggi prende una testimonianza anonima, contenente elementi che lui stesso ammette essere ancora tutti da verificare, e la utilizza immediatamente per chiamare in causa il ministro Piantedosi. Il copione ormai è evidente: quando c’è una notizia incerta da utilizzare contro il Governo, Mezzetti è rapidissimo a intervenire, accusare e pretendere spiegazioni. Quando invece dovrebbe fare i conti con le proprie dichiarazioni e chiedere scusa ai modenesi, improvvisamente le parole finiscono». A parlare è Michele Barcaiuolo, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia.
«La ricerca della verità non può funzionare a corrente alternata: non si può essere inflessibili nel chiedere conto delle responsabilità altrui e indulgenti fino al silenzio quando si tratta delle proprie. Le inchieste giornalistiche, compresa quella condotta da “Fuori dal Coro”, sono importanti proprio perché possono far emergere elementi nuovi che meritano di essere approfonditi e verificati nelle sedi competenti. Altra cosa è prendere una testimonianza anonima, ancora da riscontrare, e trasformarla immediatamente in uno strumento di polemica politica per deviare l’attenzione dell’opinione pubblica. Prima di chiedere spiegazioni a Piantedosi, Mezzetti farebbe bene a ricordare che a Modena ci sono tanti cittadini che non hanno dimenticato le sue parole e attendono ancora le sue scuse».
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