Parte da Modena la raccolta firme nazionale contro la nuova legge elettorale
Parte da La Casa delle Donne di Modena e dalle sei associazioni che la compongono - Casa delle donne contro la violenza, Centro documentazione donna, Differenza Maternità, Donne nel mondo, Gruppo Donne e Giustizia, Unione donne in Italia - UDI Modena - la lettera formalmente indirizzata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, su possibili profili di incostituzionalità della legge elettorale, attualmente in votazione in Parlamento. L'iniziativa chiede al Capo dello Stato di esercitare il potere di rinvio alle Camere (ai sensi dell'art. 74 della Costituzione) qualora rilevasse fondati dubbi di incostituzionalità. L'appello segnala come la legge elettorale non rispetti il principio di uguaglianza formale e sostanziale tra uomini e donne nelle possibilità di accesso alle cariche elettive nel sistema dei capilista bloccati e privo di qualsiasi meccanismo di alternanza di genere. Il documento richiama la non osservanza degli articoli 3 e 51 della Costituzione italiana e, in particolare, la Riforma costituzionale dell’art.51 del 2013 che impegna la Repubblica a promuovere «con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini».
La Riforma, basata sulla necessità di raggiungere una democrazia paritaria - modello di società e di istituzioni in cui donne e uomini condividono in modo equo potere e responsabilità nella sfera pubblica e nella sfera privata -, richiama la necessità di azioni concrete di contrasto alle diverse forme di disuguaglianza e di discriminazioni di genere, riconoscendo come la scarsa presenza delle donne nelle istituzioni democratiche del Paese sia un problema della democrazia stessa. Non una questione di “genere”, quanto piuttosto di civiltà e qualità democratica. Non "quote di genere" come tutela per un gruppo debole, o semplice estensione quantitativa, ma condizione indispensabile di una trasformazione qualitativa dell’ordine giuridico, politico e simbolico.
L’appello promosso dalla società civile modenese ha tra le prime firmatarie le presidenti a nome delle proprie associate, e le rappresentanti di tante associazioni femministe e femminili nazionali e locali, Case delle donne, Centri antiviolenza, Centri di documentazione dedicati alle questioni di genere e tutte quelle realtà impegnate quotidianamente sui temi dei diritti umani delle donne e soprattutto delle loro violazioni. Tra le prime firmatarie anche rappresentanti delle associazioni storiche delle donne come Udi (Unione donne in Italia), Cif (Centro italiano femminile), Livia Turco, presidente della Fondazione Nilde Iotti e alcune singole esperte sulle politiche di genere, docenti universitarie, artiste e intellettuali come ad esempio Anarkikka Stefania Spanò; Giorgia Serughetti dell’Università di Milano; Rosa Oliva De Conciliis, presidente onoraria della Rete per la Parità secondo la Costituzione italiana; Maria Serena Sapegno e Linda Giuva della Sapienza di Roma; Laura Moschini di GIO-Osservatorio Interuniversitario studi di genere, parità e pari opportunità; Savelli Laura, già docente dell’Università di Pisa; la scrittrice Parrella Valeria, e molte altre che si aggiungeranno a partire da oggi, grazie all’apertura pubblica delle sottoscrizioni on-line.
«La legge elettorale in approvazione è un attacco frontale ai diritti di cittadinanza delle donne» - denuncia Caterina Liotti, presidente de La Casa delle Donne di Modena - «è una vera e propria discriminazione di genere. Siamo di fronte all'esplicita volontà di cancellazione nella rappresentanza democratica di oltre la metà della popolazione italiana: le donne. In un clima politico e culturale già pesantissimo, segnato da continui attacchi alle conquiste di libertà e autodeterminazione, questa riforma non è un semplice passo indietro, ma il tentativo di una vera e propria restaurazione patriarcale. Non accetteremo un Parlamento dove le donne siano escluse dalla condivisione e cogestione del potere decisionale» - conclude la presidente - «Uniamoci per non permettere che le istituzioni tornino a essere un club maschile legittimato a decidere, ancora una volta, sul corpo e sul futuro delle donne. Senza le donne non è democrazia».
"L’appello - si legge nella nota - rappresenta l’ultima speranza di fronte a un Parlamento che, finora, ha disatteso il principio costituzionale di pari opportunità nella rappresentanza di genere. Si confida che il Presidente Mattarella accolga il grido d'allarme della società civile femminile, che si unisce alle altre denunce di incostituzionalità, e rinvii alle Camere una legge elettorale che calpesta apertamente la Carta Costituzionale. L’appello è aperto alle realtà e alle singole persone che vogliano sottoscriverlo. La lettera con le adesioni raccolte verrà inviata formalmente al Presidente della Repubblica a seguito dell'approvazione della legge in Parlamento. La raccolta rimarrà aperta sul sito fino al pronunciamento del Presidente".
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