Sperimentazione sfalci ridotti a Carpi, FdI: “La gestione del verde deve avvenire senza sacrificare decoro e sicurezza”
CARPI - «All’indomani dell’annuncio da parte dell’assessore Serena Pedrazzoli dell’estensione della sperimentazione degli sfalci ridotti ad altre 14 aree pilota, oltre alle due zone precursori già gestite, come Fratelli d’Italia ci poniamo delle serie domande».
A intervenire sono Annalisa Arletti, Capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale a Carpi, ed Enrico Fieni, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, che chiedono innanzitutto chiarezza sugli esiti della sperimentazione già avviata.
«Partiamo da una domanda semplice – proseguono –: quali sono gli esiti del monitoraggio avviato sulle due aree precursori? Il Comune ha già comunicato alcuni dati, in particolare quelli relativi al microclima e alla temperatura del suolo, ma riteniamo necessario che venga resa disponibile in modo completo la documentazione tecnica e scientifica sulla base della quale si decide oggi di estendere la sperimentazione ad altre 14 aree. Prima di trasformare una sperimentazione in un modello di gestione sempre più esteso, crediamo sia doveroso mettere cittadini e consiglieri nelle condizioni di conoscere tutti i risultati e i criteri utilizzati dall’Amministrazione».
«Con la scusa della biodiversità – sottolinea Fieni – rischiamo di arrivare a una gestione del verde pubblico nella quale non sia più chiaro il confine tra una scelta consapevole di tutela ambientale e una semplice riduzione della manutenzione. Al privato, però, si raccomandano ordine e pulizia di giardini, ristagni e caditoie, come disciplinato dal PUG. Ci chiediamo allora quale sia il criterio con cui viene chiesto ai cittadini di mantenere determinate condizioni di decoro mentre negli spazi pubblici si sceglie deliberatamente di lasciare crescere maggiormente la vegetazione».
«E quindi – prosegue Fieni – ci dovremo abituare ad osservare realtà con erba alta, ingiallita e cespugli secchi, come al parco della Cappuccina? Il rischio è che questa sperimentazione si tramuti nella solita scusante nei momenti in cui partono le lamentele per l’erba non tagliata. E temo che possa diventare anche l’ennesima occasione per tagliare i fondi sulla manutenzione ordinaria, annuale, del verde pubblico e vivere solamente di quella straordinaria».
Per Annalisa Arletti, inoltre, occorre fare chiarezza sul modo in cui vengono individuate le aree alle quali applicare questo modello di gestione.
«Ho letto attentamente quanto previsto dal progetto NAT 3000 e credo sia importante distinguere. Se l’obiettivo è favorire la biodiversità, dobbiamo innanzitutto guardare alle aree che hanno una specifica valenza naturalistica e ambientale, comprese le aree protette, come ad esempio l’Oasi La Francesa. Diverso è il discorso per i parchi urbani, che hanno una funzione prevalentemente legata alla fruizione quotidiana da parte dei cittadini e che devono quindi garantire anche decoro, sicurezza e accessibilità».
«Non possiamo pensare – prosegue Arletti – che un modello nato per favorire la biodiversità venga applicato indistintamente a qualsiasi spazio verde della città. Occorre una gestione differenziata, che tenga conto delle caratteristiche e della funzione delle singole aree. Un’area di interesse naturalistico non può essere trattata esattamente come un parco urbano frequentato quotidianamente da famiglie, bambini e anziani».
«C’è poi un’altra questione che riteniamo fondamentale: la manutenzione ordinaria. Il timore è che la riduzione degli sfalci finisca per diventare, nel tempo, anche uno strumento per ridurre le risorse destinate alla manutenzione ordinaria e programmata del verde pubblico, intervenendo poi con manutenzioni straordinarie quando le situazioni sono ormai compromesse».
«Per questo – concludono Arletti e Fieni – chiediamo all’Amministrazione di rendere pienamente disponibile la documentazione relativa al monitoraggio effettuato sulle prime due aree pilota e di spiegare con chiarezza quali siano le motivazioni e i criteri che hanno portato all’individuazione delle ulteriori 14 aree. Siamo favorevoli a una gestione del verde che tenga conto della biodiversità, ma questo deve avvenire attraverso criteri chiari e differenziati, senza sacrificare il decoro, la sicurezza, la fruibilità degli spazi pubblici e la necessaria manutenzione ordinaria».
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