La nota di Rifondazione Comunista Modena su Cispadana e Bretella Campogalliano-Sassuolo

 

Il recente parere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, che ha evidenziato criticità nello schema di concessione e nel piano economico-finanziario presentato da Autobrennero per il rinnovo della concessione A22, sposta ancora in avanti i tempi della gara, e quindi delle opere ad essa collegate, come la Bretella Campogalliano-Sassuolo e l’Autostrada Cispadana. Ma questo ennesimo rinvio non deve tradursi nell’ennesima attesa: deve essere l’occasione per un radicale cambio di paradigma.

Autostrada Cispadana e Bretella Campogalliano-Sassuolo sono state concepite dentro un modello di mobilità superato. Sono cambiate le condizioni economiche, sono aumentati i costi delle opere, è cambiato il sistema della mobilità e sono diventate ancora più evidenti le conseguenze ambientali ed economiche della dipendenza dal trasporto su gomma.

Continuare a inseguire queste opere significa rinunciare a discutere di quali infrastrutture servano davvero ai territori.

Rifondazione Comunista lo sostiene da anni: non siamo contrari a migliorare i collegamenti, siamo contrari a continuare a investire in nuove autostrade quando esistono alternative più utili, meno impattanti e coerenti con una diversa idea di mobilità.

Per i territori attraversati dal tracciato della Cispadana, la direzione è quella che abbiamo indicato da tempo: abbandonare il progetto autostradale per completare i tratti di strada a scorrimento veloce già realizzati, inserendoli in un sistema capace di valorizzare anche il trasporto ferroviario e l’intermodalità.

 

Per il distretto ceramico, la priorità deve essere il rafforzamento dei collegamenti ferroviari e intermodali, a partire dal sistema che collega il distretto con la tangenziale di Modena, lo scalo merci di Marzaglia e Dinazzano.

Più ferro, più intermodalità, meno dipendenza dalla gomma. È questa la prospettiva verso la quale dovrebbero essere orientate le scelte infrastrutturali per i prossimi decenni.

La Regione Emilia-Romagna ha l’occasione di farlo nell’ambito della discussione sul nuovo Piano Regionale Integrato dei Trasporti (PRIT): non per continuare a inseguire progetti obsoleti, ma per mettere finalmente al centro le esigenze reali dei territori, le alternative disponibili e le nuove priorità della mobilità.

È tempo di cambiare paradigma: non nuove autostrade, ma una mobilità più sostenibile, più intermodale e più utile alle persone e alle imprese.

 
Cispadana