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ShoMED – Riflessioni post evento, due giorni di idee, contatti e opportunità

ShoMED – Riflessioni post evento, due giorni di idee, contatti e opportunità. L’esperta di risorse umane di Mirandola Francesca Monari intervista la consulente aziendale di Cavezzo Katia Motta

Si è tenuta l’11 e il 12 settembre a Medolla, nel cuore del distretto biomedicale, con l’intento di valorizzarlo ancora meglio, la prima fiera del settore ShoMED e ad evento svolto, raccolgo volentieri le riflessioni di Katia Motta, professionista consulente per il rilancio delle PMI, che ha partecipato sia in veste di Strategy Manager per un’azienda metalmeccanica di Reggio Emilia, che in veste di spettatrice.

Katia, cosa ti aspettavi di trovare e cosa hai trovato?
“La notizia, apparsa un po’ in sordina in questo momento storico che ha azzerato gli eventi fieristici in tutto il
nostro Paese, mi ha subito incuriosito, anche perché il pool di organizzatori si è riunito attorno ad una
genuina voglia di investire in un’occasione di ripartenza del nostro tessuto economico locale. Mai si era
tenuta una fiera del Biomedicale nel secondo polo più importante al mondo – occorreva approfondire
questo evento inedito per comprendere anche le ricadute sul settore e sul territorio.
Non avevo particolari aspettative se non quelle dell’occhio clinico, soprattutto in un momento in cui l’evento
fiera è fortemente impattato dalle restrizioni Covid19. Ho trovato un evento ben pensato e ben realizzato
con senso pratico e lungimiranza, una “versione zero” che mostra già in nuce ampi spazi di crescita, ben orientati.”
Da spettatrice cosa ti ha coinvolto di più dell’evento? E da manager invece?
 
“Ottimo il concept della fiera di prossimità. Un evento con un numero limitato di espositori e con una distribuzione di spazi altamente democratica – stand uguali per tutti, visibilità garantita uniformemente. Le grandi fiere internazionali sono faticose sia per chi partecipa come espositore, sia come visitatore. Molto show, molta dispersione, forse poca produttività – perché il pubblico spesso è anche più ampio del reale target e molto dello sforzo commerciale ed economico non riesce ad arrivare al risultato. Spazi limitati e
accessi concentrati permettono di focalizzare meglio le risorse sul centrare l’attenzione del vero interlocutore. L’atmosfera è più rilassata e incentiva il contatto umano, che è il vero valore aggiunto degli eventi in persona.
Da consulente e manager, ho trovato un tessuto economico in ottima forma. Nella Bassa siamo ormai temprati dagli eventi eccezionali degli ultimi 10 anni circa (la Grande Crisi, il terremoto del 2012, il Covid19…), e i risultati si vedono. Nonostante le curve da ottovolante che ciascun imprenditore ha dovuto affrontare nel recente passato, la Bassa Modenese si conferma una culla di innovazione, soprattutto nelle piccole imprese. Il Biomedicale dà il traino, ma le tecnologie che si sviluppano qui possono trovare applicazione anche in altri settori particolarmente sfidanti. E se una fiera come questa può aiutare alla diversificazione del mercato di destinazione, può solo fare bene alla nostra economia.
La prima cosa che hai pensato una volta uscita?
“Per prima cosa, non si deve necessariamente spendere così tanto per fare una fiera, così come in generale per fare marketing; occorre invece prima di tutto f are le cose giuste, e poi arricchirle per step, raccogliendo costantemente i riscontri del mercato. Il Covid-19 ci ha insegnato che l’essenzialità è quello a cui conviene stare agganciati, in tempi incerti – ma è una buona regola anche per i tempi sereni. Secondariamente, prossimità è la parola chiave degli anni ’20, in un momento di riassetto forzato della globalizzazione che certo ci ha colto impreparati. Le dinamiche di infinite possibilità offerte dal mercato globale sono state ridimensionate dalla necessità di avere certezza di disponibilità. Ciò si incrocia con la ragionevole aspettativa che i mercati asiatici in questa decade arrivino ad una stabilizzazione dei propri costi di produzione, che sono aumentati negli ultimi anni in cerca di maggiore qualità e innovazione, oltre che per dinamiche sociali.
L’occhio di bue si sposterà gradualmente sull’Africa (per la Cina è già così) in cerca di nuovi spazi per le produzioni low cost, ma il rischio di uno stop mondiale può sempre tornare. Si tornerà quindi un po’ verso casa, a cercare un buon compromesso tra costi di produzione e ottimizzazione dei servizi. Occorrerà allora ribilanciare la presenza dei servizi locali, sia in termini privati che pubblici. Tutto sommato, insieme alla innegabile spinta verso la digitalizzazione del Vecchio Continente, si tratta di una ottima opportunità per le tante sfaccettate realtà delle province italiane!”
Mi pare di capire quindi che la tua valutazione è positiva?
“Per deformazione professionale, lascio un commento molto positivo non solo per l’opportunità offerta al territorio e al suo tessuto economico, ma anche per quanto riguarda il concetto applicato. Una fiera di questo tipo si presta ad essere completata e raccordata al territorio con tante altre iniziative, sia di settore potendo disporre della vicinanza dei maggiori produttori mondiali del Biomedicale, sia collegate agli altri settori di punta della Bassa Modenese, come l’agro-alimentare e la meccanica. Ci si può sbizzarrire mantenendo comunque un profilo semplice ed immediato – meno spettacolare ma più di sostanza.”
Un’esperienza da ripetere quindi?
“In attesa della prossima edizione, riusciranno i nostri eroi (cioè gli organizzatori e le istituzioni locali) a
mantenere lo spirito di condivisione e di concertazione territoriale per poter costruire nel tempo un evento
solido e prezioso per la nostra Area Nord?… Ce lo auguriamo tutti! Non è più tempo di contrapposizione
politica, ma di classi dirigenti private e pubbliche all’altezza di una missione più ampia e sfidante, che può
trovare una sana competizione nell’innovazione e nello sviluppo del territorio. Non sono io a dirlo, ma sarà
l’era post-Covid19. Gli equilibri rotti e le sperimentazioni di soluzioni stanno lasciando lo spazio ad un nuovo
modo di pensare, che può determinare un nuovo paradigma di competitività al quale possiamo solo
sottostare, se vogliamo conservare almeno ciò che abbiamo costruito, con tanta fatica, fino a qui.”
Grazie Katia per il tuo contributo.
Un grazie a tutti gli organizzatori, gli espositori e gli spettatori anche da parte mia!
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