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15 Settembre 2026
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Servizio idrico modenese verso la scadenza del 2027, Belladonna (Atersir): “Prima di scegliere bisogna capire il futuro dell’acqua” – L’INTERVISTA

La partita dell’acqua modenese entra nella fase più delicata. Il calendario dice 31 dicembre 2027: è la data fino alla quale sono stati prorogati gli affidamenti del servizio idrico integrato nel territorio provinciale di Modena. Una scadenza tecnica, certo, ma anche una scadenza politica e industriale, perché da lì passerà il futuro della gestione dell’acqua, delle reti, degli investimenti, della depurazione, della qualità della risorsa e dei rapporti tra i gestori presenti sul territorio.

In provincia di Modena il tema non è neutro. Il servizio idrico è una delle infrastrutture essenziali della vita quotidiana: acquedotto, fognatura e depurazione non sono settori qualunque, ma servizi pubblici non interrompibili, che incidono sulle bollette, sulla sicurezza ambientale, sulla pianificazione urbanistica e sulla capacità dei territori di affrontare siccità, cambiamenti climatici, riuso delle acque depurate e nuovi standard regolatori.

Dentro questa cornice si colloca anche la vicenda Aimag-Hera. Nei mesi scorsi l’ipotesi di un’operazione tra la multiutility della Bassa modenese e il colosso bolognese Hera è stata fermata dal pronunciamento della Corte dei conti, che ha espresso parere negativo sull’accordo. Una battuta d’arresto pesante, letta da molti come lo stop a un possibile ingresso più forte di Hera negli assetti di Aimag. Ma ora, con il dossier del servizio idrico che torna al centro in vista del 2027, l’ipotesi uscita dalla porta sembra poter rientrare dalla finestra: non necessariamente con la stessa forma societaria, ma attraverso il grande tema dell’ambito di affidamento, delle dimensioni del gestore e della capacità di sostenere gli investimenti richiesti nei prossimi anni.

A chiarire il quadro è l’ingegner Vito Belladonna, direttore generale di ATERSIR, l’Agenzia Territoriale dell’Emilia-Romagna per i Servizi Idrici e Rifiuti. ATERSIR è il soggetto pubblico che, per conto degli enti locali emiliano-romagnoli, regola e organizza i servizi ambientali: definisce gli ambiti, programma gli investimenti, controlla i gestori, partecipa al sistema tariffario insieme all’autorità nazionale ARERA e cura le procedure di affidamento. In parole semplici: è uno dei luoghi in cui si decide come sarà gestita l’acqua nei territori.

L’intervista è stata realizzata a margine dell’inaugurazione del nuovo depuratore di Ravarino, impianto che ben rappresenta il nodo della discussione. Perché parlare di gara, affidamento o futuro del gestore significa parlare anche di opere concrete: depuratori, reti fognarie, acquedotti, qualità dell’acqua, capacità di investimento.

Belladonna parte proprio da qui: prima di decidere l’assetto futuro, bisogna capire quale servizio idrico si vuole costruire.

“Cominceremo una valutazione sapendo che ci sono un po’ di condizioni al contorno”, spiega. “Alcune sono normative, perché era previsto l’affidamento provinciale. Ce ne sono altre di opportunità politica, di considerazioni territoriali. Credo che sapremo fare la migliore sintesi, ma non è un tema di settimane”.

Il punto, dunque, non è solo chi gestirà il servizio, ma quale piano d’ambito verrà costruito per il futuro. Belladonna lo dice chiaramente: “Adesso dobbiamo prima capire qual è il futuro del servizio idrico nel piano d’ambito dal punto di vista dell’approvvigionamento, della qualità delle acque, del riuso, delle acque depurate. Sono temi talmente complessi che li affrontiamo uno alla volta”.

La domanda centrale, per Modena, è se l’ambito provinciale sia ancora il perimetro di riferimento. La risposta del direttore generale è prudente, ma significativa: “Sì, necessariamente, perché il 152 parla di quello”. Il riferimento è al Codice dell’ambiente, che disciplina anche il servizio idrico integrato e il ruolo degli ambiti territoriali.

Ma Belladonna aggiunge subito che il dato normativo non sarà l’unico elemento sul tavolo: “Quello normativo è uno. Però ce ne sono altri e si tratterà di capire quanto quegli altri possano essere prevalenti o perlomeno suscettibili di essere considerati in maniera decisiva”.

È qui che il discorso si fa politico. Se l’ambito provinciale diventasse l’unico perimetro possibile, realtà più piccole o storicamente radicate in una porzione del territorio, come Aimag, potrebbero trovarsi davanti a una sfida dimensionale rilevante. Se invece fossero valutate soluzioni interprovinciali o assetti più articolati, il quadro potrebbe cambiare.

Sull’ipotesi sovraregionale, ad esempio verso il Mantovano e la Lombardia, Belladonna frena: “Ritengo che pensare ad ambiti sovraregionali, fra tutte quelle che stiamo considerando, sia l’ipotesi più difficile”. Il direttore ricorda che Aimag aveva già avuto una parte nel Mantovano, poi “restituita” al governo aziendale e territoriale di quell’area. “Queste operazioni sovra Regione sono sempre un pochino più difficili. Oggi il sistema è un po’ più inquadrato”.

Diverso, invece, il ragionamento sull’interprovincialità. Alla domanda se un ambito interprovinciale possa essere più forte rispetto a una realtà solo provinciale ma più grande, Belladonna non chiude: “Le norme si sono occupate dei confini amministrativi. Ritengo che nei singoli territori si possano fare delle considerazioni per alcune realtà, sia per come è fatto il sistema sia per l’esistenza di queste società pubbliche”.

Il riferimento ai “piccoli gioielli” territoriali è evidente. Aimag è una società profondamente radicata nella Bassa modenese, con una storia pubblica e un rapporto diretto con i Comuni soci. Il punto è capire se questo modello sarà difeso anche nella futura organizzazione del servizio idrico.

“Verranno considerati”, risponde Belladonna. “Poi, a onore del vero, da tecnico devo dire che c’è tanta letteratura e tanta scuola che dice che il grande riesce ad avere più possibilità di fare investimenti, ad avere più flussi finanziari. Quindi bisogna mettere assieme varie cose. Penso che non ci sia una verità scolpita”.

È una frase chiave. Da una parte, il riconoscimento del valore delle esperienze territoriali. Dall’altra, il tema della massa critica: reti idriche, depurazione, sicurezza degli approvvigionamenti e transizione ambientale richiedono investimenti ingenti, e i grandi gestori possono avere più capacità finanziaria. È esattamente il punto che riapre la domanda su Hera, anche dopo lo stop della Corte dei conti all’operazione societaria con Aimag.

Belladonna evita di anticipare conclusioni. “Non riesco ad anticipare possibili conclusioni. Non è per sottrarmi, è proprio perché effettivamente in Regione abbiamo alcune realtà di dimensione minore della provincia. Non tantissime, poche, si contano sulle dita di una mano. Prima di lasciare indietro esperienze positive credo che si faranno le valutazioni più approfondite”.

C’è poi il tema dei tempi. Il 2027 è una scadenza reale, ma non va letta come un interruttore che si spegne a mezzanotte. “Nel Bolognese la scadenza è nel 2021”, ricorda Belladonna, “quindi non mi focalizzerei troppo sulla data e sul giorno. Non c’è una mezzanotte del 31 dicembre”.

Questo non significa che il percorso possa essere rinviato all’infinito. Significa, piuttosto, che il servizio idrico non si interrompe e che, anche in caso di tempi lunghi per gare o affidamenti, esistono regole pubbliche, tariffe definite e continuità gestionale. “Sono servizi pubblici non interrompibili”, spiega il direttore generale. “Non è che a un determinato giorno il servizio si ferma. Le bollette, poi, hanno qualcuno di pubblico che definisce quanto devono valere: ARERA e noi”.

Il paragone con le gare gas, ferme da anni in molti territori, è inevitabile. Belladonna riconosce che anche nel settore idrico le normative sono in evoluzione e che la capacità di costruire una gara dipende da molti fattori: tecnici, politici, amministrativi e regolatori. Ma rivendica l’approccio dell’Emilia-Romagna: “Noi però siamo gente seria. Come abbiamo fatto per i rifiuti, cercheremo di fare le gare o gli affidamenti a società pubblica rispettando la scadenza”.

Resta quindi una partita aperta. Da una parte la legge, che guarda all’ambito provinciale. Dall’altra i territori, con le loro società pubbliche, le loro reti, le loro storie industriali. Sullo sfondo, la grande domanda: il futuro dell’acqua modenese passerà da un rafforzamento dei gestori locali o da aggregazioni più ampie? E, soprattutto, l’ipotesi Hera, bocciata nella sua precedente formulazione, potrà ripresentarsi sotto un’altra forma dentro la procedura per il nuovo affidamento?

Belladonna non dà una risposta politica. Ma indica il metodo: prima il piano d’ambito, poi la scelta del modello. Prima l’acqua, poi gli assetti. Prima approvvigionamento, qualità, riuso e depurazione, poi la gara.

Per Modena, però, il conto alla rovescia è già cominciato.

 

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