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18 Ottobre 2026
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Il pozzo senza fondo della Cispadana, neanche è iniziata che già servono altri soldi

Il pozzo senza fondo della Cispadana, neanche è iniziata che già servono altri soldi. Lo ha evidenziato il ministero dei Trasporti, spiegando che "a fronte del costo dell'investimento aggiornato pari a circa 1.320 milioni di euro, per garantire la sostenibilità economico-finanziaria è indispensabile prevedere lo stanziamento di ulteriore contributo pubblico a fondo perduto rispetto a quello già messo a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna". Bene, e chi paga? Ill nodo principale e decisivo è costituito dal rinnovo della concessione autostradale dell'A22 ad Autobrennero, soggetto su cui fa perno la cordata che si è aggiudicata il project financing per l'autostrada Cispadana. Un rinnovo che la Commissione Europea ha messo fortemente in discussione dando un parere negativoalla richiesta del Governo italiano di una proroga decennale della gestione alla società Autobrennero, attuale concessionario dell’autostrada, allo scopo di realizzare gli investimenti previsti, tenendo conto di una situazione, aveva motivato il Governo, di emergenza economica dovuta alla crisi sanitaria. La Commissione, con una lettera della direzione generale del Mercato interno al rappresentante italiano presso l’Unione europea, ha ribadito nei giorni scorsi che la proroga della concessione, scaduta nel 2014, alla società attuale è incompatibile con la normativa Ue. "Al futuro dell’Autobrennero – ha ricordato il presidente della provincia di Mdoena Tomei – sono legati i destini di opere importanti come la Cispadana, la bretella Campogalliano-Sassuolo, la terza corsia dell’A22 tra Modena e Verona e gli interventi sulla viabilità dei territori attraversati, anche nel modenese, per favorire i collegamenti con l’autostrada. Si tratta di investimenti fondamentali per il territorio modenese e chiediamo garanzie al Governo sulla loro realizzazione, qualunque sia il futuro della società". E ora scoppia il dibattito sul tema. Ecco cosa dice il coordinamento No Cispdana autostrada, si strada a scorrimento veloce “Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi” recita un vecchio detto popolare. E’ quello che sta succedendo in particolare nell’ultimo anno e mezzo, anche se in verità il “lavorio sotto banco” è stato messo in atto fin dal 2004, per quanto riguarda l’autostrada Cispadana. All’inizio del 2019 si è venuto a sapere, da bilancio 2018 di ARC, che l’opera autostradale non si sostiene economicamente. Le cause sono sostanzialmente due: la prima è che il progetto presentato era talmente farlocco che il Ministero dell’Ambiente ha richiesto innumerevoli  modifiche che di fatto fanno aumentare notevolmente il costo dell’opera; la seconda è che si evidenzia sempre di più lo sfasamento tra i passaggi di veicoli, quindi pedaggi, ipotizzati nel 2006 e quelli valutati recentemente  che sono meno della metà. In sostanza più costi e meno ricavi. La conseguenza, dice ARC nel suo bilancio, è che se il committente, la Regione, non aumenta il suo impegno finanziario di almeno altri 100 milioni, inizialmente era di 179, l’opera non si realizza. Nel quasi totale silenzio locale nell’autunno del 2019 la Regione ha stanziato i 100 milioni richiesti con buona pace del contratto stipulato che prevedeva un limitato e preciso importo (179 milioni) da parte della Regione e il resto con Project financing a carico del concessionario ARC. Tutto finito ? Non si direbbe proprio visto che a metà 2020 scopriamo che la Corte dei Conti ha respinto un ricorso di ARC, insieme a AutoCS e Autobrennero, su una questione di inquadramento giuridico per cui formalmente la stessa ARC, giudicata alla stregua di un soggetto imprenditoriale pubblico, non potrebbe utilizzare per reperire finanziamenti privati, questa è una nostra valutazione, il sistema di Project financing (da precisare che questa procedura è stata una delle motivazioni principali per sostenere, da parte della Regione, la realizzazione della Cispadana in forma autostradale anziché strada a scorrimento veloce. In sostanza doveva essere un debito del privato e non del pubblico). Nella stessa sentenza viene poi messo nero su bianco anche il rilevante sbilanciamento contrattuale a favore del contraente privato (cosa che il Coordinamento ha sempre denunciato). Pochi giorni fa si scopre, per via di una interrogazione parlamentare, che, forse come conseguenza della sentenza della Corte dei Conti, la Regione ha chiesto al Governo un finanziamento a fondo perduto per realizzare l’autostrada con la stessa motivazione usata da ARC: l’opera non è economicamente sostenibile. In sostanza l’opera è talmente costosa, oltre che inutile, che si chiede al Governo (dicesi anche finanze pubbliche) di buttare in questa sorta di pozzo senza fondo altri soldi per salvare l’immagine politica di chi l’ha proposta e sostenuta fino ad ora. Ci sentiamo, a fronte di tutto questo, di rivolgere due domande a coloro che hanno il potere di rimediare in un qualche modo a questa incresciosa, uso un eufemismo, situazione: 1) non si è ravvisata in tutto questo tempo, e a fronte di sostanziali modifiche del rapporto economico tra concedente e concessionario, l’esigenza di tornare sui territori ad illustrare la situazione e ascoltare il parere dei cittadini ? 2) a fronte dell’evidente stallo economico del progetto autostradale, anche a causa della vicenda della Concessione di A22, perché non si vuole, caparbiamente, riconsiderare il progetto di “strada a scorrimento veloce” (vera alternativa) con la realizzazione dei tratti mancanti che comporterebbe il non spreco di denaro pubblico oltre ad un minore impatto ambientale e paesaggistico e il reale utilizzo da parte del territorio interessato ? Silvano Tagliavini del Coordinamento cispadano NO autostrada – SI’ strada a scorrimento veloce.  
LUGLI, PRC: AUTOSTRADA CISPADANA, I NODI SONO VENUTI AL PETTINE. SI APRA UN CONFRONTO SENZA PREGIUDIZI SULLA STRADA A SCORRIMENTO VELOCE La necessità di ulteriore denaro pubblico a fondo perduto per l’autostrada cispadana certificata dal Ministero dei Trasporti e la bocciatura da parte della Commissione europea della richiesta di proroga decennale della concessione ad Autobrennero sono l’ennesima conferma delle gravi difficoltà finanziarie e amministrative che presenta la realizzazione dell’opera. Per non parlare delle difficoltà progettuali da parte del concessionario a rispondere alle oltre 200 prescrizioni imposte dal Ministero dell’Ambiente. Lo diciamo da anni che non ci sono le condizioni per realizzare un’opera insostenibile sotto ogni punto di vista, e questa situazione oggi è sotto gli occhi di tutti e certificata persino dal governo. L’aver legato a doppio filo la realizzazione dell’autostrada, ma anche della Bretella Campogalliano-Sassuolo, al destino di Autobrennero rende poi ancora più incerto il futoro di questa arteria. Quello che è certo è che insistere sulla soluzione autostradale significa condannare bassa modenese e alto ferrarese ad una viabilità inadeguata ancora per molto tempo. Avanziamo quindi per l’ennesima volta a Regione, provincie e sindaci dei territori interessati, ma anche alle forze economiche e sociali, la proposta di valutare concretamente e senza pregiudizi l’opportunità della realizzazione dei tratti mancanti di cispadana per costruire quella strada a scorrimento veloce come da progetto del 2004 già approvato dalla Regione. Progetto meno impattante, realizzabile con i fondi che già oggi la Regione e disposta a spendere per l’autostrada e con tempi di realizzazione sicuramente inferiori e realmente al servizio del territorio e del suo tessuto produttivo. Se non ora quando? Stefano Lugli Segretario regionale Rifondazione Comunista Emilia-Romagna

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