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28 Gennaio 2022

Coronavirus, l’Emilia-Romagna resta ancora in zona arancione

Coronavirus, l’Emilia-Romagna resta ancora in zona arancione. Disattese le aspettative del governatore Bonaccini, restano tutte le restrizioni sugli spostamenti, i bar e i ristoranti, anche se c’è stato un allentamento sulla possibilità riaprire i negozi piccoli e medi alla domenica.  Il ministro della Salute, Roberto Speranza, firmerà una nuova ordinanza con cui dispone l’area arancione per le Regioni Calabria, Lombardia e Piemonte e l’area gialla per le Regioni Liguria e Sicilia. L’ordinanza sarà in vigore dal 29 novembre, evalida fino al 3 dicembre

Dopo l’ordinanza per il passaggio di 3 regioni alla fascia arancione e di 2 in quella gialla, l’Italia si presenta così: le regioni arancioni sono Calabria, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Basilicata, Puglia, FVG.

Quelle gialle: Liguria, Sicilia, Sardegna, Lazio, Molise, Veneto, Provincia autonoma di Trento. Sono rosse: la Provincia autonoma di Bolzano, la Toscana, Abruzzo, Campania, Valle d’Aosta.

Rinnovate le misure per Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche e Toscana. Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, firmerà infatti una nuova ordinanza con cui si rinnovano le misure restrittive vigenti relative a queste regioni. L’ordinanza è valida fino al 3 dicembre 2020.

“In una situazione in cui il virus c’è ed è ancora pericoloso, dobbiamo ribadire ed insistere perché quei comportamenti attenti e rispettosi delle regole devono essere ancora mantenuti. Bisogna far capire a cittadini che non è iniziata la stagione del liberi tutti”, ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, durante un punto stampa, confermando che da domenica la Lombardia diventerà zona arancione. “E una notizia molto positiva – ha aggiunto il governatore – dobbiamo consolidarla e fare ancora passi avanti. Bisogna innanzitutto dire grazie ai lombardi, perché se ciò si è ottenuto è grazie al rispetto delle norme che in queste settimane sono state mantenute”.

Il passaggio del Piemonte a zona arancione è “una notizia positiva che è il frutto di tanti sacrifici dei piemontesi e del grande lavoro dal nostro sistema sanitario”. Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, commenta così l’uscita dalla zona rossa. “Un passo importante perché permetterà a molte nostre attività commerciali di riaprire già da questa domenica – aggiunge – ma che dobbiamo vivere con grande senso di responsabilità. Non possiamo sprecare questo grande sforzo, non possiamo permetterci di tornare indietro. La strada è quella giusta, continuiamo a percorrerla insieme con senso di responsabilità e prudenza”.

“Ieri abbiamo ricoverato un cittadino Biellese perché tante rianimazioni del Piemonte erano sature. Oggi deduciamo (da Roma non arrivano comunicazioni) che rimarremo zona rossa e ad ora non sappiamo perché. Roma deve darci risposte chiare, questa non è serietà”. Lo scrive su twitter il presidente della Regione Valle d’Aosta Erik Lavevaz, in polemica con la scelta del Governo di non riclassificare la regione in zona arancione.

“Sono ore impegnative: eravamo a consulto con i nostri esperti per valutare la curva epidemiologica per valutare gli scenari prossimi futuri. Oggi è venerdì e come sapete c’è il monitoraggio settimanale. Nel pomeriggio avremo delle novità“, aveva detto il premier Giuseppe Conte all’evento “Generazione energia”, collegandosi dopo la riunione con i capi delegazione di maggioranza, alla presenza di Franco Locatelli e Silvio Brusaferro.

Il nuovo Dpcm in vista delle festività del Natale dunque comincia a delinearsi in relazione anche ai diversi scenari epidemiologici. Anche se la sottosegretaria al ministero della Salute, Sandra Zampa, comunque annuncia che il coprifuoco a Natale resterà alle 22.

IL MONITORAGGIO ISS-MINISTERO DELLA SALUTE – L’indice di trasmissibilità Rt calcolato sui casi sintomatici è pari a 1,08. Si riscontrano valori medi di Rt tra 1 e 1,25 nella maggior parte delle Regioni/PA italiane. In 4 Regioni/PA l’RT puntuale è inferiore a 1, indicando una diminuzione significativa nella trasmissibilità: lo rileva la bozza del monitoraggio settimanale Iss-ministero della Salute. Questa settimana si osserva per la prima volta in varie settimane una diminuzione nell’incidenza dei casi Covid a livello nazionale negli ultimi 14 giorni: 706.27 per 100,000 abitanti nel periodo 9/11/2020-22/11/2020 contro 732,6 per 100,000 abitanti nel periodo 2/11/2020-15/11/2020), sebbene questa rimanga “a livelli molto alti”. Nella bozza si sottolinea che “in diverse Regioni, tuttavia, si continua a segnalare una incidenza in aumento“.

Quasi tutte le Regioni/PA sono ancora classificate a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile o a rischio moderato con alta probabilità di progredire a rischio alto nelle prossime settimaneDieci Regioni/PA sono classificate a rischio alto. Le rimanenti sono a rischio moderato, di cui 7 con una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese, rileva ancora la bozza di monitoraggio in cui si raccomanda alle autorità di queste 7 regioni di valutare l’opportunità di adottare ulteriori misure di mitigazione.

La velocità di trasmissione dell’epidemia in Italia sta rallentando ed ha raggiunto livelli di Rt prossimi a 1 in molte Regioni/PA –  si legge nella bozza del monitoraggio dell’Iss –. Inoltre, per la prima volta da molte settimane, l’incidenza calcolata negli ultimi 14 giorni è diminuita a livello nazionale. Questi dati sono incoraggianti e segnalano l’impatto delle misure di mitigazione realizzate nelle ultime settimane. L’incidenza rimane tuttavia ancora troppo elevata per permettere una gestione sostenibile, pertanto sarà necessario raggiungere livelli di trasmissibilità significativamente inferiori di 1 consentendo una rapida diminuzione nel numero di nuovo casi di infezione e, conseguentemente, una riduzione della pressione sui servizi sanitari territoriali ed ospedalieri. Rimane inoltre elevato il numero di Regioni/PA che sono state classificate a rischio alto e/o equiparate a rischio alto.

Si conferma la necessità di mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone. È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile, si legge ancora nella bozza.

Al 24 novembre, 17 regioni avevano superato almeno una soglia critica in area medica o Terapia intensiva, rileva la bozza di monitoraggio Iss-ministero Salute. Nel caso si mantenga l’attuale RT, quasi tutte le Regioni/PA hanno una probabilità maggiore del 50% di superare almeno una di queste soglie entro il prossimo mese. I ricoverati in terapia intensiva sono passati da 3.612 (17/11) a 3.816 (24/11/2020), mentre i ricoverate in aree mediche sono passati da 33.074 (17/11) a 34.577 (24/11/2020).

medici, intanto, lancino un accorato appello a non rallentare le restrizioni.  I dati “mostrano segnali di rallentamento della crescita dell’epidemia da SarsCov2, tuttavia le condizioni di sovraccarico del sistema ospedaliero, con occupazione delle Terapie Intensive e aree COVID particolarmente elevata, impongono di non allentare le misure restrittive. Ricordiamo che nell’ultima settimana si sono contati oltre 200mila nuovi casi e 4.980 decessi mentre i ricoveri con sintomi sono attualmente più di 34mila”. È l’appello dell’Intersindacale della Dirigenza Medica, Sanitaria e Veterinaria sulle riaperture in prossimità delle festività natalizie.

“Grazie ai sacrifici dei lombardi, apprezzati i dati epidemiologici, ora siamo in zona arancione e potremo riaprire gli esercizi commerciali. A breve la decisone del Governo”, ha scritto nel primo pomeriggio su Twitter il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Lo stesso discorso vale per il Piemonte. L’Rt del Piemonte “oggi è 0.84 il puntuale, 0.9 il medio, quindi entrambi sono sotto quota 1. Quando il Piemonte era rosso eravamo a un Rt di 2.16, questo vuol dire che i sacrifici dei piemontesi sono serviti”. A dirlo, ai microfoni di Sky, il presidente della Regione Alberto Cirio: “Mi aspetto che venga attuato – aggiunge – quello che è previsto dal decreto del presidente del Consiglio”, ossia l’uscita dalla zona rossa. “Vediamo la zona arancione come un passo che ripaga gli sforzi fatti, ma proprio perché non vengano vanificati abbiamo previsto delle misure regionali, che adotterò con una ordinanza, per esempio sui centri commerciali, dove prevediamo misure molto rigorose per evitare assembramenti, così come per le altre attività che è giusto che riaprano ma sempre in regime di sicurezza”.

Altre regioni invece hanno frenato per paura di una nuova impennata. “Si può pensare a qualche allentamento delle misure restrittive ma una riapertura appare prematura”: così aveva commentato l’ipotesi di un ritorno dell’Umbria in “zona gialla”, visto l’indice di contagiosità Rt sotto l’1 e i parametri in ormai costante miglioramento se pur lieve, il direttore regionale alla Sanità Claudio Dario. Intanto il governatore della Campania De Luca annuncia: “Si sta ragionando sulle zone, contro zone, sotto zone. La mia opinione è che queste zone sono una grande buffonata“, aveva ribadito in diretta Fb. Per De Luca, ci sono “ragioni obiettive” che fanno decidere per il colore delle zone ma ci sono anche “altre ragioni che rinviano a motivi di politica politicante dove la sanità non c’entra niente”. “Abbiamo chiesto ripetutamente al ministero della Salute di sapere il numero dei tamponi. La Regione Campania comunica il numero vero di tamponi siamo sotto i 25mila al giorno, questo fa aumentare il numero dei positivi. Ci sono regioni che comunicano un numero altissimo di tamponi non molecolari per far abbassare il numero di positivi”. Così il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, in diretta Fb. “Non abbiamo avuto dal ministero nessuna risposta certa, mi pare scandaloso, sia portato tutto alla luce del sole”, ha aggiunto.

Anche l’Unione europea fa sapere che la prossima settimana ci sarà un orientamento comune sulle Festività. E qui si gioca anche l’importante partita dello sci.“I leader hanno parlato delle festività natalizie nell’ultima videochiamata e ne discuteranno di nuovo. La prossima settimana la Commissione Ue, a seguito del meeting dei leader, presenterà un orientamento per le settimane a venire, per permettere ai leader una comprensione comune e il più possibile una soluzione coordinata”. Lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue, Margheritis Schinas, ad una domanda. “Nelle settimane a venire non dobbiamo danneggiare i risultati importanti raggiunti. La questione è nelle mani dei nostri Stati membri, ma c’è una dimensione europea: un senso del dovere collettivo di non fare l’errore” di disperdere i progressi raggiunti. (Ansa)

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