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05 Dicembre 2021

Tumore ovarico, in Emilia-Romagna ogni anno vengono diagnosticati 350-400 nuovi casi

Un tumore femminile “silente”, non particolarmente diffuso visto che ogni anno in Italia vengono individuati 5.200-5.300 nuovi casi, di cui circa 350-400 in Emilia-Romagna, ma che se diagnosticato tardi ha un’alta incidenza di mortalità. È il carcinoma ovarico, una patologia complessa -in genere non dà sintomi specifici nella fase iniziale di sviluppo – su cui la Regione lavora e continua a lavorare, con la rete dei Centri specializzati e percorsi di diagnosi, terapia e assistenza sempre più avanzati.

Il punto su quanto è stato realizzato finora a livello territoriale, sull’importante ruolo svolto dalle associazioni delle pazienti, ma anche sulle prospettive chirurgiche e mediche si farà domani, giovedì 26 novembredalle 11 alle 12.30, nel webinar organizzato dall’assessorato regionale alle Politiche per la salute “Il Percorso clinico assistenziale per le donne con tumore ovarico”.

“Qualificare sempre più l’assistenza delle persone affette da patologie tumorali, lungo tutto l’iter diagnostico-terapeutico assistenziale è uno degli obiettivi su cui siamo più impegnati, come Regione- sottolinea Raffaele Donini, assessore alle Politiche per la salute-. Per quanto riguarda il tumore ovarico, il percorso regionale su cui continuiamo a lavorare poggia su alti livelli organizzativi ed elevata competenza clinica. Fondamentale- aggiunge l’assessore- è mettere al centro le pazienti in ogni momento dell’iter, con un approccio multidisciplinare e multiprofessionale che non sia solo efficace e qualificato, ma anche umano”.

Il webinar

L’appuntamento di domani, su piattaforma Teams, è organizzato per mettere a confronto professionisti dei centri di riferimento dell’Emilia-Romagna, istituzioni e pazienti affette da tumore ovarico, sull’iter avviato in Regione per definire la rete dei Centri e realizzare un percorso efficace e appropriato di diagnosi, trattamento e cura del tumore ovarico (come previsto dalla delibera di Giunta 2242 del 22 novembre 2019).

L’evento è moderato da Anna Maria Cremonini (giornalista RAI3) e l’intervento d’apertura sarà dell’assessore Donini. L’iscrizione è gratuita ma obbligatoria e dovrà essere fatta entro oggi, 25 novembre (Iscrizioni on line); agli iscritti verrà inviato il link per il collegamento.

Il webinar sarà aperto anche alle pazienti e verrà trasmesso in diretta sul canale YouTube del Policlinico Sant’Orsola. Successivamente, sarà messo a disposizione per chiunque sia interessato sullo stesso canale. Nell’occasione sarà presentata anche una guida specifica sulla patologia, realizzata dal Servizio sanitario regionale con l’associazione Loto Onlus, che sarà messa a disposizione negli ospedali del territorio.

“Una diagnosi di tumore ovarico si traduce quasi sempre in un intervento chirurgico, che riveste un ruolo fondamentale sia a fini diagnostici che terapeutici, e il residuo tumorale post-chirurgico fa la differenza sulla prognosi successiva- sottolinea Sandra Balboni, presidente Loto Onlus-. I dati parlano chiaro: le pazienti affette da carcinoma ovarico trattate in Centri ad alto volume di interventi presentano le sopravvivenze migliori. Il messaggio che voglio dare deriva da queste evidenze e, anche se può suonare impopolare, è importante e necessario: Donne, mettetevi scomode. Ovvero, dopo il momento spiazzante della diagnosi scegliete con cura il centro a cui affidarvi: il vostro criterio non deve essere quello della vicinanza a casa e alla famiglia, ma quello della massima competenza”.

I dati in Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna il carcinoma ovarico presenta un tasso di incidenza di circa 17-18 casi su 100.000 donne, per cui è prevedibile l’insorgenza di 400-450 nuovi casi l’anno. Nel 2019 in regione sono stati effettuati 350 interventi chirurgici per tumore ovarico, di cui oltre il 30% al Policlinico Sant’Orsola-Malpighi.

L’assistenza, dalla diagnosi al follow-up

Per garantire la migliore presa in carico della paziente, in grado di superare la frammentazione delle attività cliniche, la Regione ha messo a punto l’intero percorso diagnostico-terapeutico assistenziale, così da integrare in modo armonico le singole fasi, dall’accesso alla diagnosi, ai trattamenti, al follow-up. Obiettivo è garantire appropriatezza e qualità delle prestazioni erogate, assicurare un approccio multidisciplinare, ridurre la variabilità nel trattamento. Nell’ambito del percorso del tumore ovarico una particolare attenzione viene riservata alle pazienti positive al test Brca, che indica una trasmissione ereditaria: vengono indirizzate a un ambulatorio di genetica e, dunque, a un percorso di presa in carico specifico. Il test genetico può essere esteso alle parenti maggiorenni che desiderino effettuarlo, dopo una consulenza specifica.                          

La rete regionale: i Centri di I, II e III livello

La rete regionale per il tumore ovarico, definita dalla delibera di Giunta del novembre 2019, è costituita da Centri ospedalieri di I, II e III livello.  Gli ospedali di primo livello, che operano sempre con l’Hub di riferimento, assicurano il trattamento oncologico medico a completamento della strategia terapeutica. Il Centro di II livello ha il compito di prendere in carico la paziente, completare l’iter diagnostico, attivare il gruppo multidisciplinare (ginecologo-oncologo, oncologo-medico, radioterapista, genetista e anatomo-patologo) per mettere a punto la strategia terapeutica e procedere al trattamento chirurgico qualora indicato. I Centri di II livello finora identificati dalla Regione sono rappresentati dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, dall’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna; a breve sarà individuata l’organizzazione di riferimento per il territorio della Romagna. Infine, il Centro di III livello, individuato presso l’Unità Operativa di Oncologia Ginecologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, rappresenta il riferimento dell’intera rete regionale per il trattamento chirurgico dei casi più complessi (o inoperabili, oppure rari). Contemporaneamente, svolge le funzioni di Centro di II livello per l’Area Vasta Emilia Centro (AVEC) e di I livello per il proprio bacino di utenza. Inoltre, come stabilito da un’altra specifica delibera di Giunta, porta avanti un’attività di sostegno all’intera rete, promuove e coordina la didattica e la ricerca nel settore.

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