Appunti di gusto| Tutto quello che c’è da sapere del melograno
La lingua italiana prevedeva in origine il termine “melagrana” per il frutto e “melograno” per l’arbusto ma anche L’Accademia della Crusca, ovvero l’istituzione italiana che rappresenta uno dei principali punti di riferimento per le ricerche sulla lingua italiana, si è arresa alle consuetudine di usare per entrambi “melograno”.
Questo termine deriva dal latino malum granatum, cioè “mela ricca di grani”.
Il melograno è uno dei frutti più salutari di questa stagione. Il suo arrivo, infatti, ci ricorda che l’autunno è arrivato.
Fiorisce tra maggio e luglio ma il periodo di raccolta va da ottobre fino a metà novembre, anche se si conserva per alcune settimane.
É un ottimo integratore naturale di vitamina C, particolarmente necessaria nelle stagioni più fredde.
Nonostante il suo aspetto fragile nasconde al suo interno una concentrata polpa rossa e succosa in cui sono immersi numerosissimi semi, simili a piccoli rubini.
Lo sai che del melograno non si butta via nulla? Il frutto si può gustare fresco o spremuto.
Dai semi e dalla polpa essiccati si ottiene l’anardana, una spezia dal colore rosso mattone che può essere utilizzata come il curry o la curcuma, mentre con la buccia si possono preparare tisane e infusi.
Noto da millenni è uno dei frutti più carichi di storia.
Le donne romane ne intrecciavano i rami fra i capelli in segno di buon auspicio. Questo gesto simbolico serviva per augurare fertilità e prosperità.
Ippocrate, il padre della medicina, nei suoi studi elogiò il frutto che per le proprietà medicamentose pare essere un vero e proprio elisir di lunga vita.
Sapevi che “La Madonna della melagrana” è un dipinto a tempera di Sandro Botticelli conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze? Questo dipinto venne commissionato nel 1487 dalla magistratura fiorentina dei Massai di Camera per decorare la Sala delle Udienze che si trovava all’interno di Palazzo Vecchio.
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