Mirandola, il PD incalza la maggioranza sulla ricostruzione pubblica
Apprendiamo da organi di stampa il cronoprogramma della Sindaca Budri sulla ricostruzione.
Ce ne rallegriamo molto, Mirandola deve tornare nel pieno possesso del proprio patrimonio pubblico per poter affrontare le sfide di un futuro fatto sempre più di commercio online e spazi virtuali: al completamento della ricostruzione che per la parte privata sia abitativa che economica si arrivò già nel 2019, manca solo il recupero degli spazi pubblici e sociali cari alla cittadinanza.
Leggiamo con piacere che il palazzo comunale verrà aperto al pubblico entro l’anno: un progetto licenziato dalla giunta Benatti nel 2019 e che in effetti dopo quasi 7 anni è necessario arrivi a completamento.
Leggiamo anche della “storica scuola elementare” che sarà completata a breve: anche questo ci rasserena, considerate, tra l’altro, le numerose segnalazioni di disagio e disservizio fatte dai genitori all’amministrazione per la sede di via Giolitti. Ci rimane il dubbio di come verrà risolto il tema della capienza, visto che già nel periodo ante sisma lo stabile di via Circonvallazione non riusciva a contenere tutti gli studenti.
Mancano informazioni su una definitiva e adeguata sede del Commissariato, progettata e appaltata nel 2021 dall’ amministrazione di destra con Budri delegata alle opere pubbliche i cui lavori non sono mai partiti. Purtroppo altre cose avviate non ve ne sono. Per alcune manca proprio una idea di progetto, vedi Via Montanari.
Ci rammarica non leggere invece di due cantieri ben più semplici ma inspiegabilmente fermi come la tribuna di Quarantoli (termine garantito entro il 2023 ma ancora inagibile) e la ciclabile di Mortizzuolo, quest’ultima oggetto di una misteriosa variazione avvenuta all’insaputa di tutti.
Circa la tribuna di Quarantoli abbiamo presentato un’interrogazione nel Consiglio Comunale del 3 Giugno u.s. speriamo di averne risposta quanto prima.
Nessun chiarimento invece nell’intervista del primo anno circa la scelta di abbattere 12 alberi in Viale Gramsci, dieci dei quali sani, di cui molti cittadini avrebbero letto volentieri le motivazioni e il resoconto di tutte le alternative che sono state scartate.
Bastava fermarsi come avevamo chiesto dopo il disastro di Via Piave e ragionare su soluzioni alternative. Ma si sa non si può avere tutto.
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