Sette anni per un giardino perfetto: il maestro giunto da Tokio per la sfida di Finale Emilia
C'è una sottile analogia tra la pazienza della filosofia orientale e la quiete operosa della pianura modenese. A Finale Emilia procede a tappe la realizzazione di un'opera insolita, svolta rigorosamente a porte chiuse, che sta portando nel cuore del territorio le tecniche e il fascino dei tradizionali giardini nipponici. Dal 19 al 25 agosto si è tenuta la fase di lavoro dedicata a una nuova porzione del progetto, dove un gruppo di giardinieri e appassionati giunti da vari angoli del mondo ha lavorato fianco a fianco con il maestro Hiromi Hoshi, figura di rilievo tra i giovani esperti riconosciuti dall'Associazione dei Maestri di Giardino Giapponese.
L'obiettivo dell'opera è ambizioso e suggestivo: riprodurre nella Bassa lo stile dell'Adachi Museum of Art di Yasugi, nella prefettura di Shimane, la cui area verde è stabilmente considerata la più bella del Giappone e premiata ininterrottamente da oltre vent'anni dalle riviste internazionali di settore. L'idea nasce dalla visione di Luca Benassi, vivaista di Finale Emilia e presidente del Gruppo Giardinieri di Modena e Reggio Emilia per Lapam, impegnato nella promozione della cultura del verde e delle competenze dei lavoratori del settore. Il suo intento è plasmare un vero e proprio dipinto naturale vivente, dove ogni pietra viene posizionata secondo precisi canoni e ogni elemento vegetale rispetta un respiro armonico millenario.
Un cantiere internazionale guidato dai gesti della tradizione
Il lavoro sul campo non si limita alle consuete tecniche di piantumazione, ma si configura come un vero laboratorio d'arte condivisa. Il maestro Hoshi coordina una squadra composita formata da professionisti e appassionati arrivati da Stati Uniti, Svizzera, Giappone e diverse regioni d'Italia, uniti dal desiderio di apprendere la maestria secolare della composizione paesaggistica nipponica. La lavorazione richiede movimenti precisi, rispetto delle proporzioni e una profonda intesa tra chi posa la materia prima, trasformando il cantiere in uno scambio culturale aperto.
L'iniziativa ha richiamato l'attenzione anche al di fuori dei confini nazionali, trovando ampio risalto nei circuiti europei dedicati allo studio dei giardini orientali e alle tecniche di arboricoltura coordinati da esperti del settore. Un interesse che conferma quanto la cura del paesaggio possa diventare una forma di dialogo universale capace di collegare la Bassa Modenese con realtà internazionali.
La curiosità: la simbologia del Daruma e il traguardo tra sette anni
Un dettaglio curioso accompagna la realizzazione del giardino nel corso del tempo. Il simbolo scelto per seguire l'opera è infatti una figurina della tradizione giapponese nota come Daruma, raffigurata al momento con un solo occhio dipinto. Secondo il rituale nipponico, il primo occhio si traccia quando si inizia un percorso o si formula un voto, mentre il secondo viene completato solo al raggiungimento dell'obiettivo. Trattandosi di un'opera complessa avviata lo scorso anno e destinata a evolversi stagione dopo stagione, il progetto richiederà ben sette anni di lavoro complessivi per giungere alla sua forma definitiva, momento in cui verrà finalmente disegnato il secondo occhio.
Questa fase conclusa ad agosto rappresenta soltanto un tassello di un percorso pluriennale ancora in pieno svolgimento. Il giardino continuerà a crescere lentamente anno dopo anno, mutando aspetto con l'avvicendarsi delle stagioni fino a raggiungere la forma compiuta immaginata dal maestro, offrendo un esempio singolare di come la rigida disciplina dei giardini da parata giapponesi possa trovare una sua casa inattesa tra i campi della provincia modenese.
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