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22 Luglio 2026
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‘Lista degli stupri’ anche in una scuola di Modena, l’istituto Fermi

Dopo i casi registrati nelle scorse settimane in alcuni licei romani, il fenomeno della cosiddetta “lista degli stupri” arriva anche a Modena. Per la prima volta, una scritta di questo tipo è comparsa nei bagni dell’Istituto tecnico Fermi di via Luosi. L’episodio, secondo quanto riferito da chi frequenta la scuola, risalirebbe a circa una settimana fa.

Con l’espressione “lista degli stupri” si fa riferimento a un grave fatto di cronaca emerso tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre in tre storici licei di Roma – il Giulio Cesare, il Carducci e l’Anco Marzio di Ostia – dove sui muri dei bagni erano stati scritti elenchi di nomi di studentesse, e in alcuni casi anche di insegnanti, indicati esplicitamente come “bersagli” di violenze sessuali. Scritte intimidatorie e di estrema gravità, che hanno generato forte allarme nelle comunità scolastiche coinvolte.

All’Istituto Fermi, intanto, la scuola si sarebbe attivata avviando momenti di sensibilizzazione rivolti agli studenti. Diversi docenti hanno affrontato il tema all’interno delle classi, sottolineando la violenza e la gravità di un gesto di questo tipo. Da quanto si apprende, a segnalare la presenza della scritta sarebbe stato un rappresentante d’istituto, avvisato a sua volta da alcuni studenti. Da lì sarebbero scattate le verifiche da parte della dirigenza e l’avvio delle iniziative di confronto e prevenzione. Resta ora da chiarire se il responsabile o i responsabili siano stati individuati e quali provvedimenti disciplinari siano stati adottati o verranno presi.

Quello delle “liste degli stupri” è un fenomeno che continua a destare forte preoccupazione. Secondo alcuni dirigenti scolastici romani si tratterebbe di un chiaro «tentativo di emulazione», tanto che l’ultimo episodio nel Lazio si è verificato proprio nello stesso istituto in cui era stato registrato il primo caso, il liceo Giulio Cesare. Un’escalation che ha scosso studenti, studentesse, insegnanti e famiglie, sollevando interrogativi più ampi sul clima culturale nelle scuole e sulla mancanza di un percorso strutturato di educazione socio-affettiva.

«I veri colpevoli sono le istituzioni», aveva denunciato Bianca Piergentili, coordinatrice degli studenti medi del Lazio, parlando apertamente dell’assenza di un’educazione sessuo-affettiva efficace nelle scuole. «Pretendiamo un cambiamento reale. E subito», aveva aggiunto. In diversi istituti romani, inoltre, gli studenti hanno raccontato che episodi di questo tipo sarebbero stati preceduti da scritte sessiste e violente comparse più volte nei bagni. Resta ora da capire se anche a Modena vi siano stati segnali analoghi prima dell’episodio emerso al Fermi.

la condanna politica

“Apprendiamo dalla stampa che anche sui muri del bagno di un istituto superiore di Modena sarebbe comparsa una ‘lista degli stupri’, con i nominativi di alcune studentesse, e anche di insegnanti, sui quali commettere violenza: un episodio inaccettabile ed estremamente preoccupante, sul quale formuliamo la nostra più ferma e decisa condanna. Su atti di questo tipo non ci può essere alcun tipo di ambiguità o sottovalutazione”: così la portavoce della Conferenza delle donne democratiche Patrizia Belloi, la segretaria della Federazione provinciale del Partito Democratico Marika Menozzi e i parlamentari Pd Stefano VaccariEnza Rando e Maria Cecilia Guerra.

 

“Innanzitutto esprimiamo la nostra piena solidarietà alle studentesse, agli studenti, al personale scolastico e alle famiglie. È fondamentale venga fatta chiarezza sui responsabili, perché siano posti nelle condizioni di rendersi conto appieno della gravità del gesto commesso, e vengano messe in campo tutte le azioni necessarie per tutelare chi vive quotidianamente la scuola.”

 

“Questo episodio così sconcertante conferma, una volta di più, come vi sia somma urgenza di rafforzare percorsi strutturali di educazione al rispetto, alle relazioni e al consenso, a partire dai banchi di scuola. La prevenzione della violenza e del sessismo passa dall’educazione, e non può essere lasciata all’improvvisazione o alla sola gestione emergenziale o familiare. La scuola è un pezzo fondamentale della comunità, e sul tema della prevenzione della violenza occorre parlare di comunità educanti nel loro complesso. Occorre dunque che il Governo ripensi completamente il proprio approccio, che vorrebbe invece che di queste cose non si parlasse a scuola, demandano alla sola famiglia la decisione se affrontarle o meno. Ma non in tutte le famiglie esiste una sensibilità di questo tipo – altrimenti i dati non restituirebbero la fotografia del fatto che buona parte delle violenze di questo tipo avviene proprio all’interno delle famiglie o di persone che intorno alle famiglie orbitano! – e, ove anche la famiglia fosse sensibilizzata sul tema, questa non è che una tra le agenzie educative che compongono la vita dei nostri giovani, i quali spesso trascorrono più tempo a scuola, o nel gruppo dei pari: per questo l’educazione sessuo-affettiva è una parte importantissima, e determinante, del percorso di formazione che contribuisce all’affermazione di una sensibilità diffusa di rispetto delle donne e del loro consenso, e costituisce un elemento fondamentale di prevenzione.

Non sottovalutiamo campanelli d’allarme come questo, e concentriamoci invece per attivare o rafforzare percorsi educativi seri, che vedano la scuola non come minaccia, ma come preziosa alleata delle famiglie.

Occorre ripartire dalle classi perché fatti come questo, con la terribile visione dei rapporti tra i sessi che sottintendono, non abbiano a ripetersi”.

 

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“Quello che è accaduto all’Istituto Fermi è grave e desta preoccupazione. A nome di tutta l’Amministrazione comunale esprimo solidarietà a studentesse, studenti e a tutto il personale scolastico e, in particolare, alle ragazze coinvolte, che non sono sole e hanno le istituzioni dalla loro parte. Grazie anche alla scuola per aver agito con tempestività, denunciando l’accaduto alle Forze dell’ordine”.

Sono le parole dell’assessora alle Politiche educative del Comune di Modena Federica Venturelli, che interviene a proposito di una scritta a sfondo violento e sessista apparsa, nei giorni scorsi, all’interno dell’Istituto tecnico Fermi, e che richiama episodi analoghi emersi nelle scorse settimane in alcuni licei di Roma.

“La scuola – prosegue l’assessora – deve essere uno spazio laico e sicuro; il luogo principale per dibattere, fare prevenzione e divulgare modelli di relazioni sane, basate sulla conoscenza del proprio corpo, sulla propria salute, sul dialogo, sulla parità e sulla libertà di scelta. La violenza maschile sulle donne e la salute riproduttiva delle ragazze e dei ragazzi riguardano tutti e tutte noi ed è proprio nella fascia d’età di 11-18 anni che si cominciano a costruire le relazioni, l’identità, si sviluppa il senso del limite e si costruisce il linguaggio del corpo e del consenso, ma spesso ragazze e ragazzi si trovano sprovvisti degli strumenti necessari per comprendere quello che stanno vivendo. Ed è qui che la scuola può giocare un ruolo chiave, gettando le basi per la costruzione di una società migliore”.

Per Venturelli, “così come ci sono ragazzi e ragazze molto consapevoli, perché hanno famiglie che offrono dialogo e strumenti per cercare le risposte, ce ne sono però molti altri che non hanno mai affrontato questi temi e rischiano di non avere i mezzi per comprendere quello che stanno vivendo. Crediamo che la scuola sia un vero e proprio presidio di democrazia nel momento in cui accoglie la possibilità di essere uno spazio libero in cui tutte e tutti possano avere l'opportunità di confrontarsi su temi complessi come quelli legati alla sfera sessuo-affettiva”.

“Tutti dovremmo sentirci responsabili del futuro dei giovani – sottolinea infine l’assessora – eppure l’Italia rimane uno dei sei Paesi dell’UE in cui non è prevista l’educazione sessuo-affettiva come materia scolastica obbligatoria. Gli altri Stati sono Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania”.

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Lista Stupri al Fermi, GD Modena Città: “Violenza inaccettabile, serve educazione sessuo-affettiva nelle scuole”

Il segretario dei Giovani Democratici della città di Modena Giacomo Giusti, il responsabile Scuola nella segreteria GD dell’Emilia Romagna Riccardo Martino e la consigliera comunale e responsabile Giovani della segreteria cittadina Anna De Lillo sono intervenuti esprimendo la propria condanna per l’episodio che ha coinvolto l’Istituto Enrico Fermi

“Il grave episodio avvenuto all’I.T.I.S. “Enrico Fermi” di Modena, dove nei bagni dei ragazzi è comparsa una cosiddetta “lista degli stupri” - commentano il segretario GD della città Giacomo Giusti, il responsabile Scuola della segreteria GD dell’Emilia-Romagna Riccardo Martino e la consigliera comunale responsabile Giovani della segreteria PD cittadina Anna De Lillo - rappresenta un fatto inquietante e inaccettabile che non può e non deve essere minimizzato o liquidato come una semplice bravata, ma che richiede, al contrario, una ferma condanna e una riflessione profonda sulle responsabilità educative”.

“Come Giovani Democratici di Modena e Partito Democratico di Modena esprimiamo la nostra ferma e totale condanna nei confronti di questo gesto - ribadiscono i Giovani Democratici - la scuola deve essere un luogo sicuro, di crescita, di rispetto e di libertà, non uno spazio in cui si normalizzano linguaggi e comportamenti che richiamano la cultura della violenza e della sopraffazione di genere”.

“L’episodio, che ricalca tristemente quanto accaduto recentemente a Roma, conferma l’esistenza di una profonda emergenza educativa - proseguono Giusti, Martino e De Lillo - stilare una lista di nomi indicandoli come 'bersagli' significa infliggere una violenza psicologica disumana, che trasforma la scuola in un luogo di insicurezza e che ferisce l’intera comunità scolastica, legittimando logiche di sopraffazione e una cultura della paura che non possono trovare spazio in una società civile.”

“Proprio episodi come questo dimostrano quanto sia urgente e non più rinviabile l’introduzione strutturale dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole - ribadiscono - promuovendo con studenti e studentesse un dialogo strutturato su consenso, rispetto e parità di genere, che rappresenta la strategia di prevenzione più efficace. Solo attraverso percorsi educativi seri, continuativi e inclusivi è possibile contrastare la cultura della violenza e costruire relazioni sane e consapevoli tra le giovani generazioni.”

“Senza un'educazione alle relazioni, la scuola lascia campo libero alla cultura della sopraffazione e in questo vuoto educativo, l'odio e i modelli distorti del web attecchiscono con estrema facilità, alimentando linguaggi e comportamenti inaccettabili - affermano Giusti, Martino e De Lillo - mentre noi crediamo che la prevenzione passi dalla conoscenza, dal dialogo e da una comunità educante forte, capace di coinvolgere scuola, famiglie, studenti e professionalità competenti”.

“Riteniamo profondamente sbagliate e pericolose le scelte politiche che, invece di rafforzare questi percorsi, li ostacolano o li rendono più difficili, limitando l’autonomia scolastica e la libertà d’insegnamento - attaccano - in quanto non si può affermare di voler combattere la violenza di genere e, allo stesso tempo, indebolire proprio quegli strumenti educativi necessari a prevenirla”. 

“Siamo e saremo al fianco delle studentesse e degli studenti dell'I.T.I.S. Fermi, del personale scolastico e di tutta la comunità scolastica modenese - concludono Giusti, Martino e De Lillo - e continueremo a batterci affinché la scuola pubblica resti un presidio di democrazia, inclusione e crescita civile”.

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