L’eredità invisibile: il disagio giovanile dopo la pandemia
L'eredità invisibile: il disagio giovanile dopo la pandemia
Le ferite lasciate dal Covid-19 non sono solo cliniche, ma si nascondono nelle pieghe del benessere emotivo delle nuove generazioni. Le trasformazioni sociali innescate dalla pandemia hanno agito come un catalizzatore, alterando profondamente gli stili di vita, i legami interpersonali e, soprattutto, i meccanismi con cui i ragazzi tentano di arginare il proprio malessere interiore. Come sottolinea Chiara Gabrielli, coordinatrice del settore Dipendenze patologiche di Ausl Modena, i dati attuali vanno letti proprio come una risposta a quel trauma collettivo che ha ridefinito la gestione del disagio emotivo tra i banchi di scuola.
La "normalizzazione" del rischio
In questo scenario di fragilità, comportamenti potenzialmente autodistruttivi hanno iniziato a perdere la loro connotazione di pericolo, venendo percepiti come forme accettabili di evasione. Il rischio oggi viene "normalizzato": gesti come bere o scommettere sono vissuti come abitudini sociali piuttosto che come minacce alla salute, portando i giovani a sottovalutare conseguenze anche gravi.
I dati del progetto “Scelgo io” (2024/2025)
L'indagine condotta nelle classi prime delle scuole superiori da Ausl e Ufficio scolastico provinciale scatta una fotografia nitida e preoccupante di questa realtà. Ecco le principali derive emerse:
* L'esplosione del gioco d'azzardo: È il dato più scioccante. Se nel biennio 2020-21 la pratica riguardava meno del 5% degli studenti, oggi la quota ha superato il 20%. In pratica, un ragazzo su quattro scommette occasionalmente.
* L'alcol come rifugio sociale: Resta l'abitudine più diffusa, coinvolgendo il 35% dei giovanissimi. In particolare, preoccupa il fenomeno del binge drinking (le abbuffate alcoliche in tempi brevissimi), che colpisce oltre il 15% del campione, spesso alimentato dalla pressione del gruppo durante il weekend.
* Fumo e genere: La dipendenza da tabacco resta stabile al 17%, ma mostra un'incidenza superiore tra le ragazze, sia per quanto riguarda il consumo sporadico che quello quotidiano.
Una sfida educativa
Il progetto "Scelgo io" non si limita a elencare statistiche su violenza, cyberbullismo e sostanze, ma lancia un allarme sulla crescita diffusa di quelle condotte percepite come "leggere". La sfida, per le istituzioni e le famiglie, è oggi quella di decodificare questo bisogno di evasione e restituire ai ragazzi strumenti più sani per abitare il proprio tempo e le proprie emozioni.
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