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17 Settembre 2026
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«Riprendiamoci le strade»: a Modena flash mob per sicurezza e mobilità sostenibile – FOTO

Sabato 21 febbraio a Modena si è svolto un flash mob significativo per richiamare l’attenzione sulla sicurezza stradale, la mobilità sostenibile e la vivibilità urbana, promosso da Modena30 e dalla rete ARIA, con la partecipazione di cittadini, ciclisti e famiglie. L’iniziativa, articolata tra incontro mattutino al Parco Novi Sad, pranzo sociale e biciclettata verso Largo Garibaldi, ha visto decine di persone riunirsi nel pomeriggio nella principale piazza cittadina per ricordare le vittime della strada e rivendicare interventi strutturali contro gli incidenti e l’inquinamento locale.

La scelta del luogo non è casuale: proprio in quel punto, all’incrocio con Viale Trento Trieste, nel dicembre scorso l’89enne Luciano Sbrozzi è stato investito mortalmente mentre attraversava sulle strisce pedonali, un episodio che ha rappresentato simbolicamente la pericolosità delle strade modenesi per gli utenti deboli. Il flash mob è stato preceduto da un altro grave incidente in Piazzale Natale Bruni, dove il 17 febbraio un uomo di 53 anni in bicicletta è rimasto gravemente ferito ed è ricoverato in terapia intensiva con prognosi riservata.

I partecipanti hanno denunciato una città ostile a pedoni e ciclisti, con infrastrutture inadeguate, zone 30 incomplete, attraversamenti pedonali poco protetti, marciapiedi occupati dalle auto e mancati controlli sistematici. L’obiettivo della mobilitazione, sintetizzato nello slogan “Riprendiamoci la strada”, è proprio quello di sollecitare l’adozione di misure efficaci per ridurre il rischio di incidenti, difendere la vita delle persone più vulnerabili e promuovere una mobilità più sicura e sostenibile.

La protesta si inserisce in un contesto locale e nazionale di crescente allarme per la violenza stradale: i dati più recenti indicano che la maggior parte degli incidenti avviene in ambito urbano e che quasi il 50% delle vittime sono utenti deboli della strada come pedoni, ciclisti e motociclisti, con costi sociali elevati e un impatto significativo sulla salute pubblica. Nel 2024 in Italia si sono verificati oltre 3.000 morti sulle strade e 230.000 feriti, con costi sociali stimati oltre i 18 miliardi di euro, e il tasso di mortalità resta superiore alla media europea.

Le associazioni promotrici del flash mob richiamano l’attenzione anche su un modello di mobilità fortemente incentrato sull’auto privata, con un tasso di motorizzazione tra i più alti in Europa e uno “spostamento” quotidiano basato su distanze brevi percorse in automobile invece che con mezzi attivi o collettivi. Questo modello, oltre a favorire gli incidenti, contribuisce in modo determinante all’inquinamento atmosferico, principale rischio ambientale per la salute secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, con stime di decine di migliaia di morti premature ogni anno legate all’esposizione a PM2.5.

A Modena, la questione dell’inquinamento è particolarmente pressante: la città ha registrato numerosi superamenti dei limiti di PM10 previsti dalla normativa e, secondo elaborazioni recenti, oltre 100 morti premature nel 2025 sarebbero state evitabili se fossero stati rispettati i limiti dell’OMS. I promotori del flash mob sottolineano come sicurezza urbana e qualità dell’aria siano interconnesse e richiedono misure come la limitazione della velocità a 30 km/h nei centri urbani, già adottata con risultati positivi in altre città, per ridurre incidenti, emissioni e consumo di carburante, migliorando al contempo la vivibilità.

La giornata di mobilitazione ha così posto nuovamente al centro del dibattito pubblico la necessità di ripensare il modello di mobilità cittadina, con interventi che vadano oltre la semplice gestione del traffico, per una Modena più sicura, sostenibile e attenta alla salute dei suoi cittadini.

L'INTERVENTO DI  ISDE - medici per l'ambiente sezione di Modena : UN MODELLO DI MOBILITA’ INSOSTENIBILE

 

Secondo i più recenti dati ISTAT relativi al 2024 in Italia si sono verificati più di 3000 morti ( più di 8 al giorno) e 230.000 feriti con costi sociali maggiori a 18 MLD (1% del PIL nazionale)

 

Il tasso di mortalità sulle strade Italiane, pur in lento calo, resta molto elevato e superiore alla media EU con 51.4 vs 46 morti/MLN abitante.

Dati ben distanti dai paesi più sicuri del Nord Europa (poco più di 20 morti/MLN abitante), ma anche di Germania  e Spagna (34 e 38)

 

Sappiamo inoltre che il 70% degli incidenti avviene in ambito urbano, dove la velocità è tra le principali cause (oltre la distrazione e mancata precedenza)

 

Sempre in ambito urbano quasi il 50% delle vittime sono utenti deboli (pedoni, ciclisti e motociclisti)

La Provincia di Modena risulta 95 su 106 province per tasso di vittime della strada (MORTI+FERITI) (dati Sole 24 ore)

 

Da qui la necessità di migliorare la sicurezza delle nostre strade

 

Ma il modello di mobilità nella nostra città, eccessivamente incentrato sull’utilizzo dell’auto privata, presenta anche altre gravi criticità:

 

il tasso di motorizzazione in Italia è tra i più alti in EU e a Modena con 700 auto/1000 abitanti è tra i più alti in regione e risulta in crescita (dati ISTAT 2023)

Inoltre i dati del PUMS registrano come si utilizzi l’auto anche per brevi spostamenti: il 45% degli spostamenti in ambito urbano copre distanze entro i 2.5 km

Questo eccessivo utilizzo dell’auto privata in ambito urbano determina pesanti conseguenze anche in termini di inquinamento che è il principale fattore di rischio ambientale per la salute pubblica secondo Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) in quanto riguarda tutti poichè tutti ne siamo esposti.

Sempre L’AEA ha stimato nel 2022 più di 48.000 morti premature in Italia dovute all’esposizione a valori elevati e nocivi per il solo PM2.5, queste morti sono concentrate in larga parte nel bacino padano e si sarebbero potute evitare se la qualità dell’aria avesse rispettato i limiti definiti dalle Linee Guida dell’ OMS 2021.

La situazione inquinamento a Modena è particolarmente grave: siamo maglia nera in Regione per sforamenti del PM10 (superando i limiti previsti anche dalla normativa attuale con 40 sforamenti vs 35 “consentiti”)

Se poi guardiamo ai limiti più stringenti della nuova normativa UE 2881/2024 vediamo che abbiamo superato il limite per i PM10 e PM2.5 nel 16% e del 27% dell’anno nel 2025

 

A Modena nell’anno appena concluso, sono più di 100 le morti premature che si sarebbero potute evitare se fossero rispettati i limiti OMS 2021 (Secondo le elaborazioni del Report ISDE “Cambiamo l’Aria”) dato che costituisce il 10% della mortalità non traumatica!

Questi numeri, pur nella loro gravità, non sembrano suscitare particolare allarme nell’opinione pubblica e nei decisori politici

Una possibile spiegazione forse risiede nella percezione delle conseguenze sanitarie dell’inquinamento: morti premature per inquinamento è probabilmente un concetto troppo astratto, ma se si considerano le patologie in cui l’inquinamento è implicato e concausa ne emerge un quadro più concreto e vicino al vissuto comune.

 

Il carico di malattie croniche legate all’inquinamento comprende bronchiti croniche e acute, asma, tumori polmonari, infarti, ictus, diabete, ipertensione, basso peso alla nascita, ma anche forme di demenza e depressione.

 

Queste patologie sono nei paesi a ad alto e medio reddito le principali patologie croniche causa di mortalità e disabilità, ovvero anni vissuti con malattia, sofferenze e costi sanitari, sociali ed umani elevatissimi.

Ad aggravare il rischio di queste patologie contribuisce in modo significativo l’inattività fisica e l’eccesso ponderale dirette conseguenze di uno stile di vita troppo sedentario

 

Secondo le stime dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME), l’insufficiente attività fisica rappresenta la 9° causa di morte prematura e disabilità (DALYs).

 

Le più recenti stime indicano che in Italia la sedentarietà è causa del 9% delle malattie cardiovascolari e del 15% dei casi di morte premature.

(Infatti chi pratica regolarmente attività fisica riduce significativamente il rischio di avere quelle stesse patologie che sono invece favorite dall’inquinamento : ipertensione, malattie cardiovascolari, ictus cerebrale, diabete tipo 2, osteoporosi, depressione, traumi da caduta degli anziani e alcuni tipi di cancro).

In media chi è attivo e normopeso vive circa 7 anni più a lungo rispetto ai sedentari obesi

Nel Comune di Modena il 49% della popolazione con 18-69 anni NON pratica i livelli di attività fisica raccomandati con un 14% risulta completamente sedentario (dati PASSI)

 

Lo scenario che ne emerge è molto preoccupante in termini di salute pubblica e sicurezza che riteniamo debba essere declinata in senso più ampio rispetto al solo ordine pubblico e “degrado”, in quanto sicurezza è, secondo la definizione Treccani,  “la condizione, oggettiva o percepita, di essere esenti da pericoli, rischi o minacce, consentendo lo svolgimento tranquillo di attività”

La nota positiva è che sono malattie e morti evitabili agendo sulla prevenzione e, quindi anche ripensando il modello di mobilità urbana.

Creare strade sicure e accoglienti per tutti gli utenti della strada, non è “solo” un tema di giustizia sociale ovvero garantire a tutti gli utenti della strada gli stessi diritti di muoversi in sicurezza, ma soprattutto è il prerequisito fondamentale per ridurre l’eccessivo utilizzo dell’auto privata e le conseguenze negative già discusse.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Commissione Europea, ma anche il Ministero dei Trasporti Italiano indicano come principale misura per tutelare gli utenti deboli della strada la limitazione della velocità a 30 km/h nei centri urbani.

 

E questo non è un auspicio, ma quello che emerge dai dati delle realtà che hanno già adottato questa misura.

 

Una recente revisione sistematica dei dati su 18 città30 (Yannis & Michelaraki, 2024)  ha infatti fatto registrare riduzioni medie del:

  • 23% di incidenti stradali,
  • 37% mortalità,
  • 38% feriti ,
  • 18% emissioni,
  • 7% consumo di carburante,
  • -2.5dB di inquinamento acustico

A fronte di un +3-5% durata dei tempi di percorrenza

 

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