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17 Settembre 2026
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Daniela, 11 anni in attesa di una casa popolare a Nonantola: “Ho dovuto dare via la mia cagnolina. Chiedo solo un tetto”

Daniela, 11 anni in attesa di una casa popolare: “Ho dovuto dare via la mia cagnolina. Chiedo solo un tetto”

A Nonantola Daniela, 46 anni, è in graduatoria da oltre un decennio per un alloggio pubblico. Da cinque anni dorme sul divano a casa dei genitori e all’alba deve alzarsi per lasciare posto al nipote. Lavora, paga le bollette, vive con un piccolo stipendio e una pensione di invalidità. Nel frattempo cerca un affitto privato o una stanza in condivisione: “Mi basta un nido, anche piccolo”.


“Non sono un numero”: la vita sospesa di Daniela

“Quando ti mettono in graduatoria e diventi il numero 47, ti disumanizzano. Ma dietro c’è una persona”, dice l’intervistatrice durante la conversazione in cui incontra Daniela. È il punto da cui parte la storia di questa persona dolce e caparbia: non una statistica, non una pratica, ma una vita ferma da anni nel punto più fragile, quello dell’abitare.

Daniela vive a Nonantola e racconta di essere in attesa di un alloggio popolare da 11 anni (e di avere alle spalle una lunga permanenza in graduatoria, con pratiche e documenti presentati nel tempo). Nel frattempo non ha una casa sua: da cinque anni è ospitata dai genitori, in un appartamento di circa 65 metri quadrati, dove la notte dorme sull'unico divano.

La quotidianità è scandita da un rituale che pesa, soprattutto sul corpo e sulla mente: “Alle cinque del mattino arrivano i nipoti. Mi devo alzare e lasciare il posto al bambino, perché mio fratello e sua moglie vanno a lavorare presto a Modena”. Daniela spiega anche di avere problemi fisici e dolore alle ossa, aggravati da anni di sonno su un divano: “Sono tanti anni che dormo lì sopra… con l’osteoporosi e i problemi alle ossa non è una cosa leggera”.

La rinuncia più dolorosa: “Ho dato via la mia cagnolina”

Nelle ultime settimane è arrivato uno strappo che Daniela racconta come una ferita vera: ha dovuto separarsi dalla sua cagnolina Sascha, due anni, affidandola a un’altra famiglia. Non per mancanza d’affetto, ma perché la convivenza nell’appartamento dei genitori è diventata ancora più difficile.

“Per me gli animali sono come figli”, dice Daniela. “In un momento di depressione ti aiutano più delle persone. Lei, quando stavo male, mi si metteva vicino alle gambe e restava lì”. Ma la pressione in casa era forte e la gestione quotidiana complicata: lo spazio è poco, ci sono i nipoti che arrivano prestissimo, e in famiglia qualcuno soffre il pelo e la presenza dell’animale. Daniela ha accettato la separazione sapendo almeno che Sascha è andata “in una buona famiglia”, con bambini: “Mi mandano le foto, sta bene”.

È un passaggio che spiega meglio di qualsiasi numero cosa significhi vivere senza un posto proprio: non puoi scegliere, puoi solo adattarti. E, a volte, rinunciare.

Lavoro, invalidità e una ricerca di affitto che non decolla

Daniela non chiede assistenzialismo indistinto: prova a costruirsi una via d’uscita. Lavora (attualmente con un contratto annuale) e riceve una pensione di invalidità. Daniela parla anche dell’attesa per misure di sostegno economico e di un blocco amministrativo che a lungo ha cercato di chiarire tra CAF, INPS e Comune: un rimpallo che, per chi è già fragile, diventa un labirinto.

Nel frattempo prova la strada del mercato privato: cerca un piccolo appartamento in affitto o anche solo una stanza in condivisione con qualcuno “Sono andata in tutte le agenzie, ma niente. Eppure non ho figli, adesso non ho animali, voglio solo una casa”. Nel colloquio emerge anche un’ipotesi che, se confermata e resa operativa, potrebbe rappresentare un’uscita concreta dall’impasse: ovvero che sia il pubblico a occuparsi di caparra e la prima mensilità, come misura “ponte” nel momento in cui una casa popolare, per lei, di fatto non arriva.

Daniela riferisce di questa disponibilità come di un’indicazione ricevuta: un aiuto una tantum che servirebbe a superare l’ostacolo più immediato — l’anticipo economico richiesto quasi sempre dai proprietari — e a consentirle di presentarsi sul mercato con una garanzia in più. Resta però il nodo di fondo: trovare qualcuno disposto ad affittare, nonostante un contratto di lavoro breve e un reddito contenuto, e trasformare quell’ipotesi in un passaggio reale, tracciabile, con tempi certi.

Fragilità che si sommano, coraggio che non si spegne fra percorso di transizione e sleeve

Nel racconto emergono fragilità profonde, ma anche una determinazione rara. Daniela spiega di essere nata maschio e di stare completando un percorso di transizione per vivere pienamente come donna. È una strada lunga, complessa, fatta di visite, attese, cure e, soprattutto, solitudine. “A Firenze per le visite ci vado da sola. In ospedale sono stata da sola. Non ho avuto nessuno vicino”, dice.

Racconta anche un percorso di salute fisica importante: dopo una grave obesità ha affrontato una sleeve con palloncino gastrico, arrivando a diventare normopeso. Ma, come spesso accade, il dimagrimento ha lasciato strascichi fisici e psicologici: “Per una donna vedere il fisico… è difficile, soprattutto quando già non ti accetti”.

Eppure, dentro questa fatica, Daniela continua a lavorare, ad aiutare in casa, a contribuire alle spese: “Le bollette, la spesa… io do tutto in casa".

“Mi basta un nido”: l’appello

Daniela non chiede un appartamento grande, non chiede privilegi. Chiede stabilità. Un posto dove dormire in un letto, chiudere una porta, curarsi dopo un intervento, riprendersi senza dover negoziare ogni giorno il proprio spazio.

“Accetterei anche un buco, adesso come adesso. L’importante è che mi diano una casa”, dice amareggiata dal lungo, lunghissimo percorso per ottenere una casa pubblica, costellato da estenuanti burocrazie e continui incontri dove però non si è concluso, purtroppo, nulla.

E allora l’appello è semplice e concreto: se qualcuno a Nonantola e dintorni ha la possibilità di affittare a Daniela un piccolo alloggio a canone sostenibile, o di mettere a disposizione una stanza in condivisione, si faccia avanti. Anche un’opportunità temporanea, purché dignitosa e stabile, può cambiare una vita.


Box informativo

Come aiutare Daniela

  • Disponibilità richiesta: monolocale/bilocale piccolo o stanza in condivisione (zona Nonantola–Modena e limitrofi).

  • Profilo: lavoratrice, senza figli; disponibile a garanzie compatibili con la situazione economica.

  • Contatto redazione: chi vuole offrire un aiuto concreto può scrivere alla redazione e sarà messo in contatto in modo riservato con Daniela.
    Email: [email protected]

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