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27 Agosto 2026
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A Finale Emilia pietra d’inciampo per ricordare il finanziere Paolo Boetti, staffetta in favore dei profughi ebrei

FINALE EMILIA - Finale Emilia avrà una terza pietra d’inciampo, dopo quelle dedicate ad Ada Osima ed Emilio Castelfranchi, collocate in via Mazzini 6 e in via Torre Portello 4. Sabato 23 maggio, alle ore 11.00, verrà infatti disvelata la pietra d’inciampo alla memoria di Paolo Boetti, maresciallo della Guardia di Finanza, insignito, il 15 giugno 2016, dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, della Medaglia d’Oro al Merito Civile con la seguente motivazione: “Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale contribuì alla Lotta di Liberazione con l’attività di guida e staffetta in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici, aiutandoli a espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Arrestato dalle autorità tedesche fu infine trasferito e assegnato ai lavori forzati in un campo di concentramento austriaco dove, fra stenti e patimenti, rimase fino alla liberazione. Mirabile esempio di umana solidarietà e di altissima dignità morale. 1943-1945 - Territorio Nazionale ed Estero”.

Paolo Boetti - a cui, il 15 novembre 2021, la Guardia di Finanza ha intitolato la caserma di Mirandola, ristrutturata dopo il terremoto dell’Emilia del 2012 - nacque a Finale Emilia il 25 gennaio 1901 “nella casa posta in questo borgo Cavour al numero 13”, come recita il suo atto di nascita, ma ben presto si trasferì con la numerosa famiglia (sette tra fratelli e sorelle) in via Maurizi 7. Ed è a questo indirizzo – anche se il civico 7 non è più esistente – che verrà posata la pietra d’inciampo a lui dedicata. Promossa dall’Amministrazione Comunale e dall’associazione “Alma Finalis”, l’iniziativa vedrà la partecipazione, tra gli altri, del Presidente del Museo Storico della Guardia di Finanza, Gen. C.A. (c.a.) Flavio Zanini, del Comandante Regionale Emilia Romagna della Guardia di Finanza, Gen. D. Paolo Kalenda, del Comandante Provinciale di Modena, Col. t.SPEF Francesco Mazza, e del Comandante della Compagnia della Guardia di Finanza di Mirandola, Cap. Maria Chiara Campoli, pronipote di Paolo Boetti. L’elemento curioso e caratterizzante della storia di Paolo Boetti è il riserbo che ha sempre mantenuto sulle vicende che lo hanno riguardato, tenendo all’oscuro anche i familiari che lo avevano aspettato, senza avere alcuna sua notizia, dal giorno del suo arresto, nel maggio 1944, fino a quello del suo rilascio, avvenuto il 4 maggio 1945, alla liberazione del lager di Mauthausen. La scoperta della figura di Boetti è da ascrivere al Museo Storico della Guardia di Finanza, che ne scoprì le gesta mentre venivano condotte ricerche storiografiche su altri finanzieri, protagonisti della Resistenza, nei territori del comasco. In particolare, il Col. (aus.) Gerardo Severino gli dedicò il libro “21 giugno 1944: Destinazione Mauthausen”, edito nel 2017 dallo stesso Ente.
 
La pietra d’inciampo
 
Il programma della celebrazione di sabato 23 maggio, a partire dalle ore 11.00, prevede il benvenuto del sindaco di Finale Emilia, Claudio Poletti, al quale farà seguito il saluto istituzionale del Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Modena, Col. t. SPEF Francesco Mazza. Toccherà poi al Capitano Maria Chiara Campoli, Comandante della Compagnia Mirandola della Guardia di Finanza e pronipote di Boetti e ad Anna Rita Molesini, presidente dell’associazione Alma Finalis, concludere la serie di interventi. Dopo il disvelamento della pietra d’inciampo e le note del “Silenzio”, a cura della Fondazione Scuola di Musica C. e G. Andreoli, è prevista la benedizione del parroco Don Daniele Bernabei e la lettura della Preghiera del Finanziere da parte del Cappellano Militare CPL don Marco Giordano, Capo Servizio Assistenza Spirituale del Comando Regionale Emilia-Romagna.
 
 
Paolo Boetti - Biografia
 
Paolo Boetti, nasce a Finale “alle ore 10 pomeridiane e minuti 5” del 25 gennaio 1901, in corso Cavour numero 13. I genitori sono “Giuseppe di Pietro, di anni trentatré, sartore” e “Vicenzi Ermenegilda del fu Paolo, donna di casa”. La famiglia dei Boetti era molto numerosa (Paolo era il nono di dieci figli, tre dei quali deceduti) e molto povera. In questa difficile situazione, i sette fratelli Boetti (Paolo, Alfredo, Vittoria, Mario, Maria, Nino ed Ermenegildo) dovettero fare i conti anche con la prematura scomparsa della mamma, deceduta nel 1904 a causa di una polmonite, a soli 37 anni. Il figlio più piccolo, Ermenegildo, venne accolto dall’Orfanotrofio di Finale, mentre la maggiore Vittoria, insieme alla sorella Maria, si prese cura degli altri fratelli, nella residenza di via Maurizi 7, dove i Boetti si erano nel frattempo trasferiti. Nel 1920, Paolo Boetti decise di arruolarsi nella Guardia di Finanza, seguendo l’esempio del fratello maggiore Mario, venendo assegnato al cosiddetto “Contingente di Terra” con ferma di tre anni. Nel 1925 fu ammesso alla Scuola Sottufficiali del Corpo. Promosso Brigadiere, il 18 agosto 1929, fu trasferito alla Brigata di Guidizzolo (Mantova). Mentre era in servizio in questa località, tutto sommato vicina a casa, Paolo Boetti, il 28 marzo 1931, sposò a Finale Emilia Maria Battaglioli, di tre anni più giovane, che però morirà di nefrite pochi mesi dopo.
Il 1° settembre 1932, dopo 12 anni di servizio, Boetti fu trasferito alla frontiera, alla Legione territoriale di Trieste, assegnato alla Brigata “Dogana 1a” e qui si rifece una vita. Il 3 gennaio del 1937 sposò in seconde nozze Teresa Giovagnoli, originaria di San Mauro Pascoli (Forlì). La nuova famiglia di Paolo ben presto si arricchì della presenza della figlia primogenita Maria Grazia, nata a Trieste il 13 aprile del 1938. La secondogenita, Anna Maria, verrà invece alla luce il 4 settembre 1941 sul lago di Como, dove la famiglia si trasferì il 1° marzo del 1940, a pochi mesi dall’entrata in guerra dell’Italia al fianco dell’Asse. Il 29 di quello stesso mese, Boetti assunse il comando della Brigata ‘volante’ di Torriggia, posta alle dipendenze della Compagnia Regia Guardia di Finanza di Cernobbio, una delle più belle cittadine sul Lago di Como. Promosso Maresciallo Capo il 15 dicembre 1941, Boetti restò in servizio a Torriggia come Comandante interinale della Tenenza anche dopo l'8 settembre 1943, ma ben presto, con altri membri delle Fiamme Gialle, decise di aderire alla Resistenza. Sotto le direttive del colonnello Alfredo Malgeri, comandante della Legione di Milano, Paolo Boetti, fu tra coloro che favorirono il passaggio in Svizzera di ex prigionieri di guerra fuggiti dai campi di concentramento, di numerosi ebrei e persino di diversi soldati del Regio Esercito. Ben presto, però, l'opera caritatevole delle Fiamme Gialle di Torriggia venne all'orecchio delle autorità fasciste di Como. Il Comandante della Legione di Milano, Malgeri, per non compromettere l'intera organizzazione clandestina delle Fiamme Gialle da lui stesso messa in piedi e della quale era capo riconosciuto, fu costretto a disporre il trasferimento d'autorità del Maresciallo Boetti presso la Brigata di Chiasso Internazionale 2a, operante direttamente in territorio elvetico, alle dipendenze della locale Tenenza. Boetti raggiunse la sua nuova destinazione il 27 gennaio del 1944, lasciando la famiglia nell'appartamento di Torriggia, ma non abbandonò le attività di supporto alle forze resistenti. Nella primavera 1944, probabilmente sulla base di una soffiata anonima, Boetti fu denunciato al controspionaggio tedesco e sottoposto a una attenta sorveglianza da parte del Comando Superiore Germanico della Polizia di Sicurezza. Il 10 maggio 1944 mentre si recava presso la Dogana di Chiasso Internazionale per prendere servizio, venne fermato dai doganieri tedeschi. Durante la perquisizione personale, condotta da poliziotti di confine tedeschi, fu rinvenuta una somma importante che Boetti avrebbe dovuto consegnare, nella dirimpettaia Chiasso, all'ebreo Vittorio Levi, rifugiatosi in Svizzera. Il 9 giugno 1944, ritenuto colpevole di essersi compromesso con la Resistenza e con le organizzazioni che favorivano gli espatri clandestini, venne condannato alla deportazione in Germania. Il 24 giugno arrivò nel lager austriaco di Mauthausen, dove restò, ai lavori forzati, fino alla liberazione del campo, avvenuta il 4 maggio 1945. Rimpatriato in Italia attraverso il valico del Brennero, il maresciallo Boetti rientrò a Torriggia il 29 giugno, potendo finalmente riabbracciare l'incredula famiglia con cui non aveva più avuto contatti dal momento dell’arresto. La moglie, infatti, non aveva più saputo nulla sul marito dal giorno dell’arresto. Il maresciallo maggiore Boetti, dopo una lunga licenza, tornò al comando della Brigata volante di Torriggia. Trasferito a Ravenna nei primi mesi del 1948, restò in servizio, fino al collocamento a riposo per raggiunti limiti di età, il 25 gennaio del 1956, al compimento del 55° anno. Nell'estate del 1959 venne colpito da un primo infarto da cui fu in grado di ristabilirsi. Un secondo infarto risultò invece fatale qualche anno dopo: il 22 dicembre 1965 il maresciallo Paolo Boetti si spense presso la Casa di Cura “Domus Nova” di Ravenna, città nella quale riposa. La riservatezza di Paolo sulle proprie gesta, fu tale che le figlie scoprirono quanto aveva fatto soltanto al ricevimento dei documenti di conferimento della Medaglia d’Oro al Merito Civile.
 
 
 
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