PERSONE | Lucia Gambuzzi: Mirandola, Manhattan, Mondo
di Francesca Monari
MIRANDOLA - A migliaia di chilometri da casa; è qui che Lucia, originaria di Mirandola, sta lavorando nell'ambito di un progetto finanziato dal Governo italiano attraverso AICS, l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. L'obiettivo è tutt'altro che teorico: accompagnare la nascita e la crescita di nuove imprese locali affinché possano generare occupazione e sviluppo economico.
Ma il Senegal è solo una delle nazioni nella carriera internazionale di Lucia. Da anni il suo lavoro consiste nel progettare programmi di incubazione e accelerazione per startup, creare connessioni tra università, imprese, investitori e istituzioni, costruire ecosistemi in cui fare impresa diventi concretamente possibile. Un lavoro tanto sfidante, quanto imprevedibile.
Negli ultimi anni questa professione infatti l'ha portata molto lontano dall'Emilia. Con l’americana Techstars - uno dei due acceleratori più importanti del mondo - ha lavorato tra Medio Oriente, Norvegia e Parigi; più di recente, con il team di SMAU, ha collaborato con i principali ecosistemi su scala globale, da Londra a Dublino, da Stoccolma a New York. Quindi, oggi, il Senegal è la tappa più recente di un percorso che continua ad allargarsi.
Eppure, non ha il mito dell’estero. Anzi. Allergica alla retorica, non ha alcuna fascinazione per la leggenda della Silicon Valley. “L'innovazione non è una questione geografica; le persone di talento sono ovunque. Quello che cambia è se trovano oppure no un ecosistema capace di sostenerle” sostiene.
Questa convinzione -che una persona possa realizzare le sue ambizioni ovunque sia nata, o perlomeno provarci- sembra aver orientato tutta la sua carriera. Che si trovi a Manhattan o in un villaggio della Costa d’Avorio, il principio per lei rimane lo stesso: creare infrastrutture imprenditoriali che permettano alle persone di costruirsi un futuro nel luogo in cui vivono, senza essere costrette a inseguire un modello importato da altri continenti.
Ed è qui che il racconto torna, quasi naturalmente, a Mirandola. Perché il messaggio che Gambuzzi ripete più volte durante la nostra conversazione è semplice: il punto di partenza conta, certo, ma solo se ci arricchisce e non se ci limita. Si può nascere in Senegal e costruire un'impresa capace di cambiare il proprio territorio. Allo stesso modo, si può nascere nella Bassa modenese e lavorare con startup in quattro continenti.
Accanto all'attività sul campo, da quest'anno Lucia porta queste esperienze anche nelle aule universitarie, nei master e nelle conferenze dedicate all'innovazione e all'imprenditorialità internazionale. Lo fa con un approccio molto concreto, lontano dalla narrazione patinata che spesso accompagna il mondo delle startup: dietro ogni progetto di successo, ricorda, ci sono soprattutto metodo, studio, «tanta tanta strategia».
Ci saluta con un consiglio: “Impegnatevi davvero. Avete una vita sola”. È una frase semplice, pronunciata senza enfasi. Ma dopo aver attraversato insieme, almeno con il racconto, Mirandola, New York e il Senegal, suona meno come uno slogan e più come un invito a non lasciare che sia il luogo in cui siamo nati a decidere dove possiamo arrivare.
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