PERSONE | Letizia Budri oltre l’immagine pubblica
MIRANDOLA - Il profumo dell'erba tagliata, il suono delle risate che rimbalzano tra le mura di una casa padronale e una tavolata lunga, all’aperto, capace di accogliere sogni e famiglia. Se dovessimo sfogliare l’album dei ricordi di Letizia Budri, nata a Mirandola nell'84 e cresciuta come seconda di tre figli, inizieremmo da qui: dalla "Tenuta della Quiete". Un’infanzia che sa di favola d’altri tempi, vissuta in quella corte che è stata il suo primo orizzonte, un microcosmo di serenità dove ha imparato il valore dello stare insieme.
Il suo percorso scolastico è una geografia di affetti e dedizione. C’è il ricordo dolcissimo di Suor Lea al nido "Adani", i cui occhi brillano ancora nella memoria di Letizia, e poi il passaggio alla "scuolina", quella materna di quartiere dal sapore familiare che oggi tutti conoscono come Golinelli. Alle medie "Montanari", pilastro dell’istruzione cittadina, scopre la passione per il francese grazie alla guida dell’insegnante Giuliana Mecugni. Poi il Liceo Scientifico: una scelta figlia di una tradizione familiare che privilegiava il rigore tecnico, ma che non le ha impedito di nutrire l'anima con la storia e la letteratura.
L’architettura, però, era nel destino. Suo padre, geometra, aveva accarezzato quel sogno a Venezia, interrotto solo dal coraggio di sposarsi giovanissimo. Quando decise di riprendere gli studi, portò con sé Letizia tra le calli e le aule universitarie. È tra quei canali che nasce la scintilla: Letizia si iscrive ad Architettura a Ferrara e, dopo l’abilitazione, entra subito nel mondo del lavoro in un’importante associazione di categoria modenese, unendo il ruolo tecnico a quello, più umano e relazionale, di funzionario sindacale.
La politica, per Letizia, non è mai stata una teoria astratta, ma un’aria respirata tra le mura di casa, osservando il padre consigliere. Ma prima ancora dei partiti, è arrivato il servizio. Agli inizi del 2000 è tra le prime volontarie di Nicoletta Arbizzi nell'associazione "La Nostra Mirandola" ODV. Lì, sporcandosi le mani per potenziare la sanità locale e tutelare il patrimonio storico, capisce che amare una città significa prendersene cura concretamente.
Il salto nelle istituzioni avviene quasi per curiosità e sfida: entra nella giunta di Alberto Greco come assessora e vice sindaca, mossa dal desiderio di capire i meccanismi di una campagna elettorale e, soprattutto, dalla voglia di migliorare la "sua" Mirandola.
"Per fare il Sindaco serve o una fede ideologica incrollabile, o un amore viscerale per la propria terra. Per me, è stata la seconda." -dice.
Accettare il mandato da Primo Cittadino non è stata una scelta leggera. Con un secondo figlio piccolissimo, la sfida era immensa, ma Letizia ha scelto di metterci mani, occhi e cuore, sostenuta da una rete familiare solida. Essere Sindaco è una missione h24: una reperibilità costante per una città che porta ancora addosso i segni profondi del terremoto e che richiede una gestione tecnica e umana instancabile.
Nonostante le sfide di un Comune che ancora porta i segni del terremoto e le fatiche di una macchina amministrativa sotto organico, Letizia guarda avanti con gratitudine verso chi, ogni giorno, lavora al suo fianco. In questa rubrica, dove spogliamo i ruoli per cercare l'anima, il suo messaggio è lontano dal "politichese" e arriva dritto come un consiglio in famiglia: sentirsi parte della comunità significa trattare la città con la stessa cura che riserviamo alla nostra casa.
È un invito semplice, quasi d'altri tempi, ma rivoluzionario nella sua concretezza: mantenere pulita una strada o segnalare ciò che non va attraverso i canali ufficiali non sono solo doveri, ma gesti d'amore. Letizia lo dice chiaramente: i social non bastano per risolvere i problemi, serve la cittadinanza attiva per attivare il cambiamento.
L'obiettivo è ambizioso ma possibile: trasformare ogni mirandolese da spettatore a protagonista, perché la vera bellezza di Mirandola non risiede solo nei suoi palazzi, ma nella cura che ognuno di noi sceglie di dedicarle ogni giorno.

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