Ricerca cardiovascolare, Unimore e Aou di Modena protagoniste all’ESC Congress 2026 di Monaco
Si è appena concluso a Monaco di Baviera l’ESC Congress 2026, il congresso annuale della Società Europea di Cardiologia, uno dei più importanti appuntamenti mondiali dedicati alla ricerca, all’innovazione e alla pratica clinica in ambito cardiovascolare, con più di 34.000 partecipanti da tutto il mondo. Anche quest’anno la Cardiologia del Policlinico Universitario di Modena, guidata dal professor Giuseppe Boriani, ha partecipato attivamente al programma scientifico con un gruppo composto da ricercatori e giovani dottorandi, espressione dell’integrazione tra attività di ricerca e formazione di Unimore e attività clinico-assistenziale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena. La presenza modenese si è articolata attraverso presentazioni di ricerche originali, letture su invito, discussione di trial clinici randomizzati nelle sessioni principali, attività nell’Editorial Board di riviste scientifiche internazionali e iniziative di comunicazione scientifica. Numerosi gli ambiti di ricerca affrontati, dallo scompenso cardiaco alla fibrillazione atriale, dalle aritmie alla telemedicina e al monitoraggio remoto dei dispositivi cardiaci, fino alla cardio-oncologia.
“La soddisfazione maggiore non deriva soltanto dai contributi presentati, ma dal vedere giovani ricercatori e dottorandi confrontarsi in un contesto scientifico internazionale di altissimo livello – sottolinea il professor Boriani –. È il risultato di un lavoro costruito negli anni e, allo stesso tempo, uno stimolo per continuare a crescere”.
Un ruolo centrale è svolto dalla capacità di costruire team multidisciplinari, mettendo in relazione competenze universitarie, scientifiche e clinico-assistenziali e sviluppando collaborazioni nazionali e internazionali. Ne è un esempio la cardio-oncologia: un recente studio pubblicato su Clinical Research in Cardiology sulla pericardiocentesi nei pazienti oncologici ha riunito Cardiologia, Emodinamica e Oncologia del Policlinico di Modena, coinvolgendo il professor Massimo Dominici, il dottor Giuseppe Longo e la professoressa Teresa López-Fernández della Cardio-Oncologia di Madrid.
“Creare team multidisciplinari e integrare competenze diverse è oggi essenziale per produrre ricerca di qualità e affrontare efficacemente pazienti sempre più complessi”, dice ancora Boriani.
Un ulteriore elemento di rilievo è arrivato dalle nuove Linee Guida ESC presentate durante il congresso, nelle quali sono stati citati anche lavori scientifici pubblicati dal gruppo cardiologico modenese. Un risultato che testimonia il valore della ricerca cardiovascolare sviluppata nel contesto integrato tra Unimore e AOU di Modena e la sua capacità di contribuire alla costruzione delle evidenze utilizzate per orientare la pratica clinica contemporanea.
“Vedere alcuni dei nostri studi citati nelle Linee Guida ESC ha un significato particolare, perché uno degli obiettivi principali della ricerca clinica è produrre evidenze che possano essere utili nella cura dei nostri pazienti – prosegue il professor Boriani –. È anche un riconoscimento al lavoro di squadra e soprattutto un segnale positivo per i giovani che stanno costruendo oggi il proprio percorso nella ricerca cardiovascolare”.
Il congresso di Monaco ha rappresentato inoltre l’occasione per confermare un altro importante risultato internazionale legato alla ricerca cardiologica modenese. EP Europace, rivista ufficiale della European Heart Rhythm Association e della famiglia editoriale della European Society of Cardiology, diretta dal professor Boriani, ha raggiunto un Impact Factor di 10.2, collocandosi al vertice mondiale tra le riviste specificamente dedicate ad aritmologia ed elettrofisiologia cardiaca. Nell’attività editoriale della rivista sono coinvolti anche giovani ricercatori e dottorandi del gruppo modenese, in un percorso che lega produzione scientifica, formazione alla ricerca e apertura internazionale. La partecipazione all’ESC Congress 2026 rappresenta così un risultato del lavoro scientifico sviluppato nell’integrazione tra Università e Azienda Ospedaliero-Universitaria e, soprattutto, un investimento sul futuro della ricerca cardiologica modenese, fondato sulla crescita di una nuova generazione di clinici e ricercatori e su una rete sempre più ampia di collaborazioni nazionali e internazionali.
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