Dopo l’infarto, meno stent inutili e meno rischi: lo studio AIR-STEMI cambia il modo di scegliere quali arterie trattare
MODENA – Per chi ha già avuto un infarto, una delle domande più importanti è capire quali arterie del cuore debbano essere davvero trattate e quali, invece, possano essere gestite con i farmaci, evitando nuove procedure invasive e stent non necessari.
È proprio questo il punto al centro di AIR-STEMI, studio clinico internazionale coordinato dalla Regione Emilia-Romagna e guidato dall’Unità Operativa di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, diretta dal professor Gabriele Guardigli.
Lo studio ha coinvolto 1.823 pazienti già colpiti da infarto STEMI, cioè la forma di infarto nella quale una coronaria si chiude improvvisamente, interrompendo il flusso di sangue al muscolo cardiaco e mettendo rapidamente a rischio la vita del paziente.
In questi casi la prima priorità resta riaprire al più presto l’arteria responsabile dell’infarto attraverso l’angioplastica, spesso con l’impianto di uno stent. Ma molti pazienti presentano restringimenti anche in altre coronarie. Ed è qui che nasce il problema: trattarle tutte oppure intervenire soltanto su quelle che compromettono realmente l’afflusso di sangue al cuore?
Tradizionalmente la decisione viene presa osservando la coronarografia, che mostra quanto un’arteria appaia ristretta. AIR-STEMI ha confrontato questo approccio con una strategia più selettiva, che aggiunge una valutazione funzionale del flusso sanguigno.
In altre parole, non si guarda soltanto alla forma dell’arteria e alla percentuale di restringimento, ma si verifica se quella stenosi stia davvero limitando il sangue che arriva al muscolo cardiaco.
Ed è proprio qui che lo studio ha evidenziato la differenza.
Nel gruppo sottoposto alla valutazione funzionale sono state trattate con angioplastica soltanto le stenosi considerate realmente significative. Le altre sono state gestite con terapia medica. Nel gruppo di confronto, invece, la scelta si è basata prevalentemente sull’aspetto angiografico del restringimento.
Il risultato è stato una riduzione significativa degli eventi clinici: 8,9% nel gruppo AIR-STEMI contro il 13,7% nel gruppo guidato dalla sola angiografia.
Per i pazienti questo significa poter concentrare l’angioplastica sulle arterie che hanno effettivamente bisogno di essere trattate, evitando procedure che potrebbero non apportare un beneficio reale. Meno angioplastiche inutili significa anche meno stent, minore esposizione al mezzo di contrasto e minori rischi legati agli interventi, un aspetto particolarmente importante per persone che hanno già affrontato un evento cardiaco grave.
«Questo progetto nasce da una domanda semplice, ma cruciale per i pazienti con infarto miocardico acuto: come scegliere meglio quali lesioni coronariche trattare?», spiega il professor Simone Biscaglia, associato di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara e Principal Investigator dello studio.
Secondo Biscaglia, i risultati mostrano che «una strategia guidata dalla fisiologia permette di trattare le lesioni clinicamente rilevanti, ridurre interventi e stent inutili e migliorare la sicurezza».
I risultati di AIR-STEMI sono stati presentati alla Hot Line 4 dell’ESC Congress 2026 di Monaco di Baviera e pubblicati contemporaneamente sul New England Journal of Medicine, una delle più autorevoli riviste scientifiche internazionali in ambito medico.
Lo studio ha coinvolto l’intera rete cardiologica regionale, da Piacenza a Rimini. Tra i centri partecipanti c’è anche la Cardiologia di Modena-Baggiovara, con Marco Ruozzi e Daniele Iaccarino, insieme alle strutture di Bologna, Reggio Emilia, Rimini, Ravenna, Parma, Piacenza e Ferrara.
Il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e l’assessore alle Politiche per la Salute Massimo Fabi sottolineano il doppio valore dello studio: da una parte l’impatto diretto sulla cura dei pazienti colpiti da infarto, dall’altra la capacità della rete sanitaria regionale di lavorare in maniera integrata mettendo in comune dati, competenze e professionalità.
AIR-STEMI si inserisce inoltre in un percorso di ricerca cardiologica emiliano-romagnola che negli ultimi anni ha prodotto altri due studi internazionali di rilievo.
Nel 2023 FIRE si era concentrato sulla rivascolarizzazione dei pazienti anziani con infarto e malattia multivasale. Nel 2025 PIpELINe aveva studiato invece la riabilitazione dopo l’infarto nei pazienti anziani fragili. Con AIR-STEMI, nel 2026, l’attenzione si sposta sulla fase acuta, e in particolare sulla scelta delle coronarie che è davvero necessario trattare.
Tre studi, dunque, dedicati a momenti diversi dello stesso percorso: come intervenire durante l’infarto, come gestire le arterie malate e come accompagnare il paziente nel recupero dopo l’evento cardiaco.
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