Agrivoltaico, Vignali (FI): “Finale Emilia non può diventare un laboratorio a cielo aperto”
FINALE EMILIA - Nota stampa di Pietro Vignali, consigliere regionale di Forza Italia:
«Il tema dei maxi impianti agrivoltaici previsti nel territorio di Finale Emilia non può essere affrontato valutando ogni progetto come se intorno non esistesse nulla. La transizione energetica è necessaria, ma deve essere compatibile con le caratteristiche del territorio, soprattutto quando parliamo di decine e decine di megawatt e di superfici agricole molto estese».
Ci sono tre aspetti da valutare attentamente. Innanzitutto quelli idraulici e idrogeologici. Nel caso dell'impianto “Energia del Panaro”, da oltre 83 MW, è la stessa Regione ad aver disposto l'assoggettamento alla VIA evidenziando la presenza di alcuni lotti in area golenale, la scarsa permeabilità dei terreni limoso-argillosi, l'elevata criticità idraulica e gli importanti volumi di scavo previsti. Elementi che, secondo gli uffici regionali, possono determinare impatti significativi su suolo e acque e che richiedono quindi approfondimenti specifici.
«In un territorio che conosce bene la fragilità legata alle acque, non possiamo permetterci valutazioni superficiali. Prima di autorizzare interventi di queste dimensioni bisogna dimostrare in maniera inequivocabile che non venga peggiorata la capacità di drenaggio dei terreni, non vengano alterati i deflussi e non aumentino le criticità in occasione degli eventi meteorologici più intensi».
Il secondo tema è quello della concentrazione degli impianti. A Finale Emilia non siamo davanti a un unico progetto isolato, ma a più interventi agrivoltaici di grandi dimensioni, con relative infrastrutture ed opere di connessione. Anche nel procedimento relativo all'impianto Galliera, ARPAE ha già previsto prescrizioni che impongono di tenere conto degli impianti limitrofi e degli effetti cumulativi.
«È quindi necessario cambiare prospettiva. Non basta chiedersi se ogni singolo impianto, preso da solo, sia compatibile. Bisogna capire quale sarà l'effetto complessivo prodotto dalla concentrazione di tutti questi interventi sul territorio finalese. Centinaia di ettari interessati da impianti e infrastrutture - spiega l'azzurro - non possono essere valutati a compartimenti stagni».
Particolare attenzione deve essere riservata infine al microclima. Proprio per l'impianto Galliera, la Regione ha prescritto un monitoraggio meteoclimatico post operam per verificare nel lungo periodo l'eventuale effetto cosiddetto di “isola di calore”, specificando che tale valutazione dovrà prendere in considerazione anche gli altri impianti fotovoltaici e agrivoltaici adiacenti, già in valutazione o in autorizzazione.
«Non stiamo sostenendo che l'aumento delle temperature sia già dimostrato, ma stiamo dicendo una cosa molto più semplice. Se gli stessi enti ambientali ritengono necessario monitorare questo possibile effetto, significa che il problema deve essere studiato prima e seguito nel tempo, soprattutto quando più grandi impianti vengono concentrati nella stessa area. Per questo chiediamo alla Regione Emilia-Romagna, attraverso una dettagliata interrogazione, una valutazione ambientale realmente cumulativa dell'intero quadrante di Finale Emilia, con particolare attenzione alla sicurezza idraulica, agli effetti sul suolo e sulle acque e alle possibili modificazioni microclimatiche. La produzione di energia rinnovabile non può avvenire scaricando sul territorio rischi che oggi non siamo ancora in grado di escludere».
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