Schermi, studio e vita all’aperto: cosa sappiamo davvero sul rischio di miopia?
Quanto incidono le attività da vicino, l'uso dei dispositivi digitali e il tempo trascorso all'aperto.
"Dottore, è colpa del telefono?"
Me lo sento chiedere quasi ogni settimana. Arriva quasi sempre nello stesso momento, subito dopo che il bambino seduto davanti a me ha letto la riga da lontano strizzando gli occhi, e arriva quasi sempre con la stessa espressione: preoccupazione e un po' di senso di colpa.
È una domanda legittima. I ragazzi di oggi passano molte più ore di vent'anni fa tra compiti, libri, tablet, computer e televisione, e molte meno ore fuori casa. Quando la vista da lontano peggiora, il collegamento con lo schermo sembra ovvio.
La risposta è più articolata di così. E in buona parte è una buona notizia, perché sposta l'attenzione da un colpevole che nessuna famiglia può davvero eliminare a qualcosa su cui invece si può intervenire.
Le epidemie di miopia sono arrivate prima degli smartphone
Il dato che di solito sorprende i genitori è cronologico. L'aumento della miopia nei bambini dell'Asia orientale era già ampiamente documentato quando lo smartphone non esisteva, e il digest 2025 dell'International Myopia Institute lo ricorda in modo esplicito: la diffusione di massa dei dispositivi è arrivata dopo, non prima.
C'è poi un'osservazione che dice molto. Negli studi condotti in Cina, la variabile che si associa meglio all'errore refrattivo dei ragazzi è la classe frequentata, più dell'età anagrafica. Conta più la quantità di studio già accumulata che gli anni del bambino.
Questo sposta la domanda utile. Non quante ore passa al telefono, ma quante ore della sua giornata passa a distanza ravvicinata, e dove le passa. Leggere, scrivere, fare i compiti, usare un tablet e stare al computer hanno in comune la stessa richiesta al sistema visivo: impegno ravvicinato, prolungato e quasi sempre senza pause.
Il lavoro da vicino pesa, ma meno di quanto si racconta
Su questo abbiamo un dato aggiornato. Una meta-analisi pubblicata quest'anno da Song e colleghi ha messo insieme 33 studi sul rapporto tra attività da vicino e miopia nei bambini. Una meta-analisi è un lavoro che confronta e combina i risultati di molte ricerche indipendenti, per arrivare a una stima più stabile di quella che darebbe un singolo studio.
Il risultato conferma l'associazione e nello stesso tempo la ridimensiona. Chi svolge più attività da vicino ha una probabilità di essere miope più alta dell'8,4%. L'effetto è reale e statisticamente solido, però è piccolo. Siamo molto lontani dall'idea che studiare faccia venire la miopia.
Gli autori aggiungono due avvertenze che vale la pena riportare. La prima è che i bambini che passano molte ore sui libri sono spesso gli stessi che stanno meno all'aperto, e separare i due effetti è difficile. La seconda è che le analisi mostrano un probabile bias di pubblicazione, cioè la tendenza degli studi con risultati negativi a restare nei cassetti, che gonfia leggermente il quadro complessivo.
Il lavoro da vicino conta, quindi. Ma se qualcuno racconta che la miopia dipende dai compiti, sta semplificando parecchio.
Il caso dello smartphone
Sugli schermi esiste una meta-analisi del 2024, firmata da Zong e colleghi, che merita attenzione perché contiene la sorpresa più grossa di tutto questo discorso.
Nel complesso l'associazione tra molto tempo di schermo e miopia c'è. Negli studi che seguono i bambini nel tempo, ogni ora in più al giorno davanti a uno schermo si accompagna a un aumento delle probabilità di circa il 7%.
Il punto interessante arriva quando i dispositivi vengono guardati separatamente. La televisione mostra un'associazione modesta. Il computer ne mostra una enorme, con probabilità di miopia oltre otto volte più alte. Lo smartphone, cioè proprio quello che i genitori hanno in mente quando entrano in studio, non mostra un'associazione statisticamente significativa.
Il valore del computer è talmente fuori scala da essere esso stesso un indizio. Nessuno schermo al mondo moltiplica per otto il rischio di miopia. Quel numero racconta piuttosto che tipo di bambino passa molte ore al computer: uno che studia molto, che sta molto in casa, che esce poco. Lo schermo lì funziona da spia di uno stile di vita.
E arriviamo al passaggio più utile di tutti. Gli autori di quello stesso lavoro scrivono che limitare gli schermi, da solo, rischia di servire a poco se il tempo recuperato finisce in altre attività da vicino al chiuso. Togliere il tablet per mettere in mano un libro, restando in salotto, non cambia granché il conto della giornata.
Il tempo all'aperto, e quello che ancora non sappiamo

Bambini impegnati in un’attività all’aperto. Il tempo trascorso fuori può contribuire a ridurre il rischio di comparsa della miopia.
Qui la ricerca è più incoraggiante, e conviene essere precisi su cosa dice davvero.
Nel 2024 la Cochrane, l'organizzazione internazionale che produce le revisioni considerate più rigorose in medicina, ha esaminato gli studi sugli interventi per aumentare le ore che i bambini passano fuori. La conclusione è prudente ma orientata: interventi prolungati possono ridurre la comparsa di nuovi casi di miopia, con una qualità dell'evidenza giudicata bassa al primo anno e moderata al secondo e al terzo.
C'è però una distinzione che nella divulgazione si perde quasi sempre, ed è la più importante di tutte. Un conto è impedire che la miopia compaia, un altro è rallentarla quando c'è già. Sul primo fronte i dati sono confortanti. Sul secondo, la stessa revisione Cochrane dichiara che la qualità dell'evidenza è troppo bassa per trarre conclusioni. Il tempo all'aperto è una carta importante in prevenzione, molto meno affidabile come freno quando la miopia è ormai avviata.
Perché la luce naturale avrebbe questo effetto? La spiegazione più accreditata riguarda l'intensità, e le misurazioni dirette la rendono evidente. In una stanza con grandi finestre si registrano in media poco meno di 200 lux. In un cortile aperto si arriva intorno a 9.300. Anche restando all'ombra di una tettoia si superano gli 8.000. Non esiste posizione dentro casa che si avvicini a quei valori, ed è per questo che mettere la scrivania vicino alla finestra non sostituisce l'uscire.
Le indicazioni del World Council of Optometry parlano di almeno due ore al giorno all'aperto, in qualsiasi momento della giornata. Non servono attività strutturate. Il parco, il tragitto a piedi verso scuola, il cortile, lo sport, il tempo passato fuori e basta valgono tutti allo stesso modo.
Che forma ha la giornata di suo figlio?
Quando in studio provo a riportare il discorso su un piano pratico, chiedo ai genitori di raccontarmi una giornata tipo, ora per ora. Quasi sempre il conto lo fanno da soli, ad alta voce, e arrivano alla conclusione prima di me: scuola al chiuso, compiti al chiuso, schermo al chiuso, sport in palestra al chiuso.
Le abitudini da proteggere sono poche e ragionevoli. Interrompere con pause regolari le sessioni lunghe di attività da vicino. Tenere d'occhio la distanza di lettura e di utilizzo dei dispositivi, che nei ragazzi tende ad accorciarsi molto più di quanto immaginiamo. E difendere ogni giorno uno spazio reale all'aperto, trattandolo come un appuntamento fisso e non come l'avanzo di tempo che resta dopo tutto il resto.
Ci sono poi segnali che meritano un approfondimento: difficoltà a vedere da lontano, la tendenza ad avvicinarsi troppo alla televisione o al quaderno, il bisogno di strizzare gli occhi, un peggioramento rapido nel giro di pochi mesi. Quando serve una diagnosi, l'esclusione di patologie oculari o una valutazione clinica specialistica, la competenza è dell'oculista, che è un medico. La valutazione optometrica approfondisce, nel proprio ambito, gli aspetti refrattivi e funzionali della visione.
Resta il fatto che cercare un colpevole unico, in questa storia, non porta lontano. La miopia dei nostri figli si costruisce dentro la forma complessiva delle loro giornate, e quella forma è una delle poche cose su cui una famiglia ha ancora pieno controllo.
Nel prossimo appuntamento di Questione di Vista affronteremo la domanda successiva, quella che arriva quando la miopia è già comparsa e continua ad aumentare: lenti oftalmiche dedicate, lenti a contatto, ortocheratologia e trattamento farmacologico. Vedremo quali strategie sono oggi disponibili e che cosa dice davvero la ricerca su ciascuna.
Alessandro Garau - Optometrista
Fonti
Song Y, Zheng W, Yang X, Yang S, Du F, Tian H. Near-work activity duration and myopia in children: an updated systematic review and meta-analysis. Biomedical Reports. 2026;24(5):58.
https://www.spandidos-publications.com/10.3892/br.2026.2131
Zong Z, Zhang Y, Qiao J, Tian Y, Xu S. The association between screen time exposure and myopia in children and adolescents: a meta-analysis. BMC Public Health. 2024;24:1625.
https://link.springer.com/article/10.1186/s12889-024-19113-5
Kido A, Miyake M, Watanabe N. Interventions to increase time spent outdoors for preventing incidence and progression of myopia in children. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2024;6:CD013549.
https://www.cochrane.org/evidence/CD013549_what-are-benefits-and-risks-interventions-increase-time-spent-outdoors-preventing-incidence-and
Bhandary SK, Dhakal R, Sanghavi V, Verkicharla PK. Ambient light level varies with different locations and environmental conditions: potential to impact myopia. PLOS ONE. 2021;16(7):e0254027.
https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0254027
International Myopia Institute. IMI 2025 Digest.
https://myopiainstitute.org/imi-whitepaper/imi-2025-digest/
World Council of Optometry. Myopia Mitigation: Lifestyle-Related Advice.
https://myopia.worldcouncilofoptometry.info/myopia-mitigation-lifestyle-related-advice-english/
Le parole della vista
Errore refrattivo. Il modo tecnico per indicare miopia, ipermetropia e astigmatismo. Descrive il fatto che l'occhio non mette a fuoco le immagini esattamente sulla retina, e si misura in diottrie.
Meta-analisi. Uno studio che non produce dati nuovi: prende i risultati di tutte le ricerche già pubblicate su una stessa domanda e li combina in un'unica stima. Gli studi più ampi e meglio condotti pesano di più nel calcolo finale.
Revisione sistematica. Il lavoro che sta a monte della meta-analisi: la ricerca metodica di tutti gli studi esistenti su un argomento, con criteri di inclusione dichiarati prima di cominciare, in modo da non scegliere solo quelli che fanno comodo. Quando i risultati raccolti sono confrontabili tra loro, la revisione si chiude con una meta-analisi. Quelle prodotte dalla Cochrane sono considerate tra le più rigorose in medicina.
Lux. L'unità di misura della luce che arriva su una superficie. Una stanza illuminata artificialmente resta di solito sotto i 500 lux, un cortile aperto ne supera 9.000 anche con il cielo coperto.
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