“Epidemia” di miopia: perché sempre più bambini vedono male da lontano?
Genetica, schermi e vita al chiuso: cosa sta succedendo agli occhi dei nostri figli e come accorgersene per tempo.
Settembre significa ritorno a scuola. Ricominciano i libri, i compiti, le ore trascorse in classe, il computer, lo smartphone e tutte quelle attività che impegnano la vista da vicino per buona parte della giornata. Ed è spesso proprio in questo periodo che qualche genitore si accorge di qualcosa che, fino a pochi mesi prima, non aveva notato.
Il figlio strizza gli occhi quando guarda lontano. Si avvicina alla televisione. Fa fatica a leggere quello che l'insegnante scrive alla lavagna. Oppure, semplicemente, dice che da lontano vede meno bene. Potrebbe trattarsi di miopia.
Negli ultimi decenni questo difetto visivo è diventato sempre più frequente tra bambini e adolescenti. Tanto che nella letteratura scientifica si parla ormai da tempo di una vera e propria "epidemia di miopia".
Naturalmente non è un'epidemia nel senso comune del termine: la miopia non è contagiosa. Questa espressione viene utilizzata per descrivere quanto rapidamente il fenomeno sia aumentato in molte parti del mondo. Secondo un recente studio pubblicato sul British Journal of Ophthalmology, se nel 1990 la miopia interessava circa un bambino su quattro, oggi le proiezioni indicano che entro il 2050 potrebbe interessare quasi il 50% della popolazione globale.
La situazione non è uguale ovunque. In Europa i numeri sono inferiori rispetto ad alcune aree dell'Asia, ma anche nel nostro continente la miopia tende a impennarsi con l'età: si stima che interessi circa il 6% dei bambini tra i 4 e i 9 anni, per salire al 17% negli adolescenti dai 14 anni in poi. Non significa che tutti i bambini siano destinati a mettere gli occhiali, ma che oggi sono molti di più rispetto al passato quelli che durante la crescita iniziano ad avere difficoltà a vedere il mondo a fuoco.
Che cosa succede nell'occhio miope?
Per capire il problema bisogna partire da una domanda molto semplice: che cosa significa essere miopi?
Quando il sistema visivo funziona correttamente, la luce che entra nell'occhio viene focalizzata esattamente sulla retina. Nella miopia, invece, il punto di messa a fuoco cade davanti alla retina.
Molto spesso questo accade perché, durante la crescita, l'occhio si allunga più del necessario rispetto alle caratteristiche del proprio sistema ottico. Il risultato è intuitivo: da vicino si continua a vedere bene, mentre ciò che si trova più lontano appare sfocato. Nel bambino, però, c'è un aspetto cruciale: l'occhio sta ancora crescendo. Ecco perché oggi la miopia infantile non viene osservata soltanto in termini di "quante diottrie mancano", ma è fondamentale capire quando è comparsa e come sta evolvendo.
La genetica conta, ma non è una condanna
Una delle domande più frequenti dei genitori è: "Se io sono miope, mio figlio lo diventerà?".
La risposta è: non necessariamente.
La genetica ha sicuramente un ruolo e avere uno o entrambi i genitori miopi aumenta la probabilità di sviluppare il difetto. Ma predisposizione non significa destino. Il nostro patrimonio genetico non è cambiato radicalmente nel giro di poche generazioni; le nostre abitudini, invece, sì. La vita quotidiana dei bambini di oggi è molto diversa da quella di trenta o quarant'anni fa: si trascorre più tempo al chiuso e il carico di studio da vicino è aumentato in modo esponenziale.
È davvero colpa degli smartphone?
Attribuire l'aumento della miopia esclusivamente agli smartphone sarebbe comodo, ma scientificamente poco corretto. L'incremento della miopia era già stato osservato prima della diffusione di massa dei dispositivi digitali.
Questo non significa che gli schermi siano irrilevanti. Usare uno smartphone per lungo tempo significa svolgere un'attività visiva da vicino e, soprattutto, sottrarre tempo ad altre attività, comprese quelle svolte all'aperto. È più corretto parlare di un insieme di fattori: genetica, intenso lavoro da vicino e stile di vita.
Il ruolo fondamentale della luce naturale
È proprio il tempo trascorso all'aperto uno degli aspetti che ha attirato maggiormente l'attenzione dei ricercatori. Le evidenze scientifiche mostrano che i bambini che trascorrono più tempo all'esterno hanno una minore probabilità di sviluppare miopia. Una revisione Cochrane del 2024 ha confermato l'efficacia di questa strategia preventiva.
Il motivo? La maggiore intensità della luce naturale sembra stimolare il rilascio di dopamina nella retina, un neurotrasmettitore che aiuta a frenare l'allungamento eccessivo dell'occhio. Stare all'aperto non è una "cura" per chi è già miope, ma rappresenta una potentissima abitudine preventiva per chi non lo è ancora.
I 4 campanelli d'allarme da non ignorare
Uno degli errori più comuni è aspettare che sia il bambino a dire di non vedere bene. Se ha sempre visto in un certo modo, per lui quella è semplicemente la normalità. Ecco i segnali a cui prestare attenzione:
- Strizza frequentemente gli occhi per guardare la lavagna o la TV.
- Si avvicina molto ai libri, ai tablet o allo schermo.
- Chiede di sedersi sempre nelle prime file.
- Non riconosce facilmente persone, oggetti o cani a distanza.
A chi rivolgersi: Oculista o Optometrista?
Di fronte a questi segnali, è opportuno approfondire. Ma a chi rivolgersi?
L'Oculista è il medico specialista. La sua competenza è fondamentale per formulare una diagnosi medica, escludere patologie oculari e prescrivere eventuali terapie farmacologiche.
L'Optometrista si occupa della valutazione funzionale e refrattiva. Il suo ruolo è misurare il difetto visivo, prescrivere la compensazione ottica (occhiali o lenti) più adatta, educare ai corretti comportamenti visivi e monitorare nel tempo l'evoluzione della miopia.
Il prossimo passo
Il punto, oggi, non è creare allarme, ma consapevolezza. La miopia infantile non è più semplicemente "qualcosa da correggere aumentando la gradazione degli occhiali ogni anno". Oggi abbiamo strumenti per comprenderla e, in molti casi, per rallentarla.
E voi, avete notato se i vostri figli o i vostri alunni tendono ad avvicinarsi troppo ai quaderni o strizzano gli occhi guardando la lavagna? Parliamone nei commenti.
Le parole della vista
Retina. La membrana sottile che riveste il fondo dell'occhio e trasforma la luce in segnali nervosi diretti al cervello. È la superficie su cui l'immagine deve cadere a fuoco perché la visione sia nitida.
Diottria. L'unità di misura dei difetti visivi. Indica quanto deve essere forte la lente necessaria a riportare il fuoco sulla retina. Nella miopia si esprime con un numero negativo: -1,00 è una miopia lieve, -6,00 una miopia elevata.
Compensazione ottica. Il termine tecnico per occhiali e lenti a contatto. Si parla di compensazione invece che di correzione perché la lente sposta il fuoco nel punto giusto finché viene indossata, senza modificare l'occhio.
Documento di consenso. Un testo prodotto da un gruppo di specialisti che, attraverso più giri di votazione, mette per iscritto i punti su cui la comunità professionale concorda e quelli su cui l'accordo ancora non c'è. Serve a fotografare la pratica condivisa in un determinato Paese, anche dove mancano linee guida formali.
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