Acqua, si apre la partita decisiva per Aimag: dal 2028 verso un unico gestore provinciale
MIRANDOLA, CARPI – La data adesso c’è, il perimetro comincia a prendere forma e per Aimag si apre probabilmente la partita più importante degli ultimi anni. Il 31 dicembre 2027 scadranno contemporaneamente gli affidamenti del servizio idrico oggi in capo ad Aimag, HeraAcquaModena e Sorgeacqua. Dal 2028 il sistema dovrà cambiare e la prospettiva indicata da Atersir è quella di arrivare a un bacino unico, almeno provinciale, con un unico affidamento del servizio.
È il passaggio che SulPanaro aveva indicato da tempo come quello decisivo per capire davvero quale sarebbe stato il futuro di Aimag dopo il naufragio dell’operazione societaria con Hera.
Perché la doppia bocciatura della Corte dei conti ha fermato quel progetto, ma non ha cancellato il problema industriale che stava dietro quell’operazione: le concessioni. E soprattutto quella dell’acqua.
Ora la partita entra concretamente nel vivo.
Nel Consiglio locale di Atersir è stato infatti presentato il percorso per la «definizione dei bacini idrici di Modena e Bologna», primo passaggio necessario per arrivare al nuovo affidamento dopo il 2027.
Il sub-ambito Aimag non ci sarà
Una cosa, innanzitutto, sembra ormai definitivamente esclusa: non sarà possibile conservare un bacino autonomo coincidente con l’attuale territorio servito da Aimag.
Era stata questa una delle richieste avanzate nei mesi scorsi dai sindaci soci della multiutility della Bassa, che avevano chiesto a Regione Emilia-Romagna e Atersir se esistessero margini per mantenere un sub-ambito Aimag.
La risposta è stata negativa.
Il riferimento è all’articolo 147 del decreto legislativo 152 del 2006, che punta al superamento della frammentazione delle gestioni e stabilisce, salvo eccezioni, una dimensione almeno provinciale dei bacini di affidamento. Regione e Atersir hanno quindi chiarito che non è possibile costruire un sub-ambito funzionale di dimensione inferiore alla provincia di Modena.
Ed è questo il primo dato politico della vicenda: Aimag non potrà semplicemente difendere il territorio dell’acqua che gestisce oggi. Dovrà trovare il modo di stare dentro una partita molto più grande.
Tre ipotesi per disegnare il nuovo bacino
Resta da capire esattamente quale sarà il perimetro.
A complicare il quadro c’è Sorgeacqua, che gestisce il servizio idrico a Finale Emilia, Nonantola e Ravarino, ma anche in Comuni della provincia di Bologna, all’interno di reti costruite in modo unitario.
Le ipotesi sottoposte da Atersir agli amministratori sono tre.
La prima è la più semplice sulla carta: un bacino modenese e uno bolognese coincidenti con i rispettivi confini provinciali. Una soluzione che comporterebbe però problemi tecnici, perché alcune reti di Sorgea dovrebbero essere separate e ridisegnate.
La seconda prevede invece di allargare il bacino modenese anche a Crevalcore e Sant’Agata Bolognese.
La terza procede nella direzione opposta: Finale Emilia, Nonantola e Ravarino entrerebbero nel bacino bolognese.
Negli ultimi due casi sarebbe necessario anche il parere della Regione e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Ma qualunque sia la soluzione scelta, un punto non cambia: il piccolo perimetro Aimag non sopravviverà come bacino autonomo dell’acqua.
Gara, società mista o in house: ancora nulla è deciso
Il passaggio successivo sarà ancora più delicato: stabilire come affidare il servizio e, quindi, chi lo gestirà.
Le possibilità previste dalla normativa sono tre: una gara pubblica per individuare il gestore, la costituzione di una società mista con selezione del socio privato oppure un affidamento in house a una società interamente pubblica sulla quale gli enti locali esercitino il necessario controllo.
Non è dunque corretto, almeno oggi, affermare che la gara europea sia già stata decisa.
È però uno degli scenari che stanno entrando concretamente nella discussione. Anche perché la situazione modenese è particolarmente complicata: oggi esistono tre gestori con strutture, proprietà e dimensioni profondamente diverse. Costruire da questa situazione un unico soggetto pubblico al quale affidare direttamente tutto il servizio provinciale non sarebbe un’operazione semplice.
Ed è qui che la discussione tecnica diventa immediatamente politica e industriale.
Hera uscita dalla porta può rientrare dall’acqua
Quando l’operazione Hera-Aimag venne fermata dalla Corte dei conti, sarebbe stato un errore considerare definitivamente archiviata la questione.
Lo abbiamo scritto allora: Aimag non aveva bisogno di essere “salvata” cedendone progressivamente autonomia e controllo. I risultati economici e finanziari degli ultimi anni hanno mostrato una società capace di generare risorse, investire e distribuire dividendi importanti ai Comuni soci. La priorità doveva essere ricostruire una governance pubblica forte e un progetto industriale capace di mantenere sul territorio valore, servizi e capacità decisionale.
Ma avevamo anche sottolineato un altro elemento: fermare l’operazione societaria con Hera non significava eliminare Hera dalla partita.
Le gare e i nuovi affidamenti dei servizi pubblici erano, e restano, il terreno sul quale quella partita avrebbe potuto ripresentarsi.
Ora siamo arrivati esattamente lì.
Se il servizio idrico verrà affidato su base provinciale, Aimag dovrà misurarsi con una dimensione completamente diversa da quella attuale. Hera parte da una posizione evidente: gestisce già una parte importante del servizio modenese, possiede dimensioni industriali e capacità finanziaria incomparabilmente superiori.
Ma questo non significa che l’esito sia già scritto.
Aimag può cercare alleanze industriali, costruire raggruppamenti e individuare partner con i quali presentarsi alla futura procedura. Nei mesi scorsi tra le ipotesi circolate nel confronto tra i soci c’è stata anche quella di guardare a realtà territorialmente e industrialmente più simili, come Tea di Mantova.
Ed è proprio qui che i sindaci saranno chiamati a dimostrare se il nuovo patto tra i 21 Comuni soci di Aimag è soltanto uno strumento di governance oppure l’inizio di una vera strategia industriale.
La questione non è soltanto chi possiederà Aimag
Per anni il dibattito si è concentrato quasi interamente sul capitale della società: chi controlla Aimag, quante azioni possiede Hera, quale peso hanno i Comuni.
Sono questioni decisive. Ma la vicenda dell’acqua dimostra che da sole non bastano.
Un’Aimag formalmente autonoma, ma progressivamente privata dei servizi strategici che oggi gestisce, sarebbe una società profondamente diversa.
L’acqua è uno degli asset fondamentali attorno ai quali è stata costruita la multiutility della Bassa. Per questo la partita che si apre oggi riguarda non soltanto l'affidamento di un servizio, ma il peso industriale che Aimag potrà avere nei prossimi decenni.
E riguarda direttamente anche i cittadini, che attraverso i loro Comuni sono i proprietari pubblici della società e che dell’acqua sono, prima ancora che clienti, utenti di un servizio pubblico essenziale.
Adesso la domanda è: con quale Aimag arriveremo al 2028?
Il calendario, a questo punto, diventa stringente.
Entro i prossimi mesi dovrà essere definito il bacino. Poi dovrà essere scelto il modello di affidamento. Infine bisognerà costruire il soggetto o i soggetti in grado di concorrere alla gestione.
La scadenza del 31 dicembre 2027, che fino a qualche tempo fa poteva sembrare lontana, industrialmente è praticamente domani.
E dopo anni di discussioni sull’accordo con Hera, sulle pronunce della Corte dei conti, sul nuovo patto dei sindaci, sulla governance e sui dividendi, è qui che si misurerà la capacità della politica locale di difendere davvero il valore di Aimag.
Non chiedendosi soltanto come impedire che venga incorporata da qualcun altro, ma decidendo che cosa dovrà diventare per poter competere.
Perché il punto, oggi, non è più se cambierà il sistema dell’acqua modenese. Quello è ormai acquisito.
Il punto è con quale Aimag la Bassa arriverà al 2028 e quale parte avrà, allora, nella gestione di uno dei suoi servizi pubblici più importanti.
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